Cassandra: l’ineffabilità della conoscenza scomoda

– La scheda, integrata da ulteriori considerazioni, è desunta dal contributo recentemente pubblicato su Nephelai:

Cassandra, Medea e l’indefinibilità dell’umano” –

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Nella percezione comune, Cassandra vive particolarmente nell’antonomasia che col suo nome lessicalizza l’inascoltato portatore di previsioni di sventure: o persino lo iettatore, il menagramo.

Il personaggio in tale consistenza drammatica attraversa di fatto i millenni: tuttavia da subito assume una dimensione assai più profonda, una poliedricità inquietante per i suoi significati e perché riflesso di società e cultura non meno che della perenne indagine critica cui sono sottoposte da parte di intellettuali (ugualmente inascoltati?)

Dell’arte profetica di Cassandra non è attestazione nei poemi omerici:

Clitennestra uccide Cassandra: Kylix attica a figure rosse, 430 a.C., attribuita al Pittore di Marlay. Tomba 264 Valle Trebba

  •  nell’Iliade è nominata due volte, una per le qualità estetiche (è detta la più bella delle figlie di Priamo e promessa sposa a Otrionèo) e l’altra perché avvista il padre Priamo tornare recando il corpo di Ettore;
  •  nella nèkyia dell’Odissea durante la katàbasis del protagonista nell’Ade, in un incontro con l’inconoscibile e l’inconnu da parte di Ulisse, ma ex post facto per il personaggio narrante, l’ombra di Agamennone racconta la morte propria e di Cassandra per mano di Clitennestra.

Cassandra, principessa troiana tra i figli legittimi di Priamo in quanto nata da Ecuba, in leggende post-omeriche e nelle diverse rielaborazioni letterarie diviene il simbolo del personaggio calpestato e vilipeso: scomodo detentore di una conoscenza difficile e inascoltata, e vittima precipua e la più oltraggiata dal sistema-guerra.

Ajax and Cassandra by Solomon Joseph Solomon, 1886

Ajax and Cassandra by Solomon Joseph Solomon, 1886

Nella sua doppia “maledizione” d’esser donna e figlia di nazioni sconfitte, paga infatti, e non da sola, lo scotto maggiore dell’esito di condizioni e iniziative (e politiche) non sue: nello spirito e nel corpo brutalizzati quale oggetto di stupro, ulteriormente svalorizzato e dequalificato perché ridotto a schiava – e concubina –  del vincitore, e in generale reificato in quanto “bottino di guerra”.

Anche sotto questo rispetto, si affileranno le critiche antimilitariste dell’Euripide delle Troiane, tragedia che riassume il dramma di un popolo, e nondimeno dell’essere umano, nelle diverse sorti, e tipologie, di prigioniere:

Caduta di Troia: al centro la statua di Pallade Atena cui si rifugia Cassandra inseguita da Aiace (Cratere attico a figure rosse dalla tomba 136A di Valle Pega, Ferrara, Museo Archeologico Nazionale)

Andromaca, Ecuba, Cassandra, purtroppo profili attualissimi a tutt’oggi in note, e famigerate, vicende belliche, forse persino più efferate dello scempio e del massacro, da parte ateniese, degli abitanti della isola di Melo, renitenti alla lega delio-attica, che furono uno dei moventi occasionali della suddetta tragedia euripidea.

Cassandra è però differenziata in un tratto che potrebbe renderla invece protagonista, in autorità e decisionalità: non tanto perché figlia di re (dato poco rilevante), ma come “portatrice sana” di un dono eccelso in cui è ravvisabile – apparentemente – un privilegio: la divinazione, la predizione del futuro, derivata non da chiaroveggenza ma (come in altre artes, non ultima la poesia) dall’enthousiasmòs, dall’essere posseduti dal divino.

Citiamo due diverse versioni quanto all’origine del conferimento di tale potere:

  •  secondo una, che viene riferita anche da Scholia all’Iliade, Cassandra e il gemello Eleno, infanti, sarebbero stati toccati con la lingua nei loro organi di senso da due serpenti mentre erano incustoditi durante festeggiamenti alla reggia;

    Apollo tenta di rapire Dafne. Gruppo scultoreo di Gian Lorenzo Bernini (1622-1625), Galleria Borghese a Roma.

  •  secondo un’altra più nota, attestata anche dalla Biblioteca (opera risalente al I-II secolo e successivamente epitomata, ma compilazione di materiali leggendari tradizionali preesistenti, legati alla mitologia greca e all’epica eroica, e oggi attribuita ad autore convenzionalmente indicato come Pseudo-Apollodoro), sarebbe stato Apollo, innamorato di lei e respinto, ad insegnarle l’arte profetica ma anche a negarle il dono della persuasione.

La ierogamia per il ritrarsi di Cassandra non si consuma, il corpo della sacerdotessa per il suo rifiuto non ha sino in fondo accolto in sé lo pnèuma enthousiastikòn (e sottraendosi al possesso divino resta in balìa della profanazione da parte del desiderio umano): giacché Cassandra non volle concedersi al dio, questi le avrebbe lasciato il dono della profezia ma privandola d’esser considerata attendibile.

Vaticinio della caduta di Troia da parte di Cassandra, presenti Priamo, Paride, Ettore, dalla Casa del Forno, Pompei (I, 2, 28), III stile pompeiano (20-30 d.C.), ora in Museo Archeologico Nazionale di Napoli (inv. nr. 111476)

Conseguentemente, Cassandra continuava sì ad esercitare la predizione e ad avvertire gli interlocutori dei disastri imminenti (la riammissione di Paride a corte, il suo viaggio a Sparta e il ritorno a Troia con Elena avrebbero provocato la guerra di Ilio; e poi l’introduzione del Cavallo entro le mura la distruzione della città) ma, ben lungi dall’essere integrata al potere e suo (utile) strumento organico, non solo non ne veniva creduta ma la sua era considerata una insania, una follia inaffidabile, uno stigma e un mìasma, segno di maledizione, da deridere e allontanare.

Eminentemente scomodo risulta infatti un personaggio che tratti semantici o solo concettuali condivide con altri manteis, sin dall’Iliade ugualmente ispidi, come interpreti non sempre ascoltati – o almeno non fino alle estreme conseguenze –: si pensi agli indovini convocati da Agamennone per la disamina delle viscere e dei segni del cielo a comprendere l’ira di quale dio e a cosa sia dovuta la contaminazione che distoglie dalla vittoria, fino al non meno indesiderabile Tiresia dell’Edipo Re sofocleo, e oltre. Essi infatti sanno leggere (diremmo, con sintagma iliadico) pròsso kài opìsso (avanti e indietro, il prima e il dopo, con suggestiva cooperazione degli ambiti spazio-tempo). La loro peculiarità è non solo il leggere il futuro, ma la capacità di metterlo in rapporto significativo e cogente, consequenziale, con il passato: sanno cogliere non solo l’esito distruttore, ma l’innesco rovinoso, trasversale nel tempo e nello spazio.

È una tematica che paradigmaticamente ritroviamo nelle tragedie di Eschilo e di Sofocle: il mìasma, la piaga – la maledizione da parte degli dei di chi ha mancato contro lo statuto esclusivo del dio, non concesso all’umano, eccedendo in hybris –,  non viene ritorto e rivolto solo ad personam, ma anche alla stirpe.

Nell’Agamennone di Eschilo, che, in un’ottantina di versi,

Egisto assassina Agamennone; Oreste Egisto, alla presenza di Clitemnestra e altre figure femminili; Cratere attico attribuito al Pittore della Dokimasia, ca. 470 a.C., Boston, Museum of Fine Arts 63.1246

Egisto assassina Agamennone; Oreste Egisto, alla presenza di Clitemnestra e altre figure femminili; Cratere attico attribuito al Pittore della Dokimasia, ca. 470 a.C., Boston, Museum of Fine Arts 63.1246

su Cassandra è la fonte principale, la profetessa rievoca significativamente le azioni terribili degli Atridi, che ne hanno funestato la discendenza e avrebbero coinvolto in una spirale di sangue e orrore anche Agamennone e i suoi figli:

Oreste uccide Clitemnestra che si scopre il seno, alla presenza di una Erinni che lo minaccia (cfr. Aesch., Cho., vv. 896-898), Anfora pestana attribuita al Pittore di Würzburg H 5739, 350-340 a.C. circa, Malibu, J.P. Getty Museum 80.AE.155.1

e Cassandra in un crescendo drammatico non esita a preannunziarla, né teme che coinvolgerà anche lei stessa, votata – in un sacrificio di sangue ma non purificatore – alla stessa morte dell’Atride per mano di Clitennestra, e ugualmente prevede la vendetta di Oreste che “fuggiasco, bandito da questa terra, ritornerà qui a mettere il suggello all’edificio di sciagure innalzato dai suoi”.

Aiace rapisce Cassandra, Pittore di Kleophrades, hydria attica a figure rosse, ca. 480-475 a.C.. Napoli, Museo Archeologico Nazionale 2422

Tuttavia, inutile è la prescienza – e la conoscenza – di Cassandra: lei stessa previene il Coro: Apollo che le ha concesso l’ars, “vegliava” perché lei fosse “sbeffeggiata” e nessuno le prestasse fede.

Nell’Agamennone eschileo Cassandra è invasata dal furore profetico e dal dio in un tremito che è lessicalmente assimilato (mediante la scelta di pònos) al travaglio e per questo considerato con deferenza ma solo finché non se ne rivela il messaggio, naturalmente inaccettato.

Aiace (AIVAS) e Cassandra (CAŠNTRA): Tomba François di Vulci

Nelle Troiane euripidee è sbattuta dal delirio a vagare in una comunicazione fittamente segnata da ambiguità tra predizione e canto nuziale confuso con la preghiera votiva ad Ecate signora dell’oltretomba, venati – predizione e imeneo – di tratti sinistri ancorché riflettenti una realtà una volta di più respinta dagli ascoltatori: e dalla madre Ecuba per prima, che interviene a conculcare gli slanci pervasi da insania, da “menade frenetica” e dissennata, di una figlia cui – afferma, e il paradosso solo il fruitore (spettatore, lettore..) può coglierlo – neppure la sventura ha restituito l’equilibrio.

Aiace rapisce Cassandra: cratere a volute del Pittore di Licurgo (Museo Nazionale di Napoli) (360-350 a.C.)

Neanche la condivisione del destino stimola simpatia e com-passione per chi ‘sa’ e non tace: e che peraltro (ed ecco la frattura che genera il tragico) non può tacere perché al suo silenzio vede legata la rovina del proprio mondo – o almeno, nel proprio canto pur inascoltato, la prospettiva di un riscatto.

Prima di ulteriori riusi, la figura di Cassandra chiude -da un certo punto di vista- l’età antica, non meno misteriosa nei suoi vaneggiamenti: nella Alessandra di Licofrone, poema drammatico in trimetri giambici risalente forse al III sec. a.C., l’inascoltabilità della profetessa è ribadita da uno stile sapiente, che talora indulge al realismo macabro, ma sempre resta allusivo e nebuloso nell’evocazione dei miti.

L’Alessandra, nei secoli dibattuta dalla critica con avversi esiti, si propone dunque così a temporaneo suggello di un personaggio più di altri – per l’intellettuale e per l’uomo che si faccia realmente testimone e ‘profeta‘ del presente, in una società che illude soltanto di accettarlo -, segno dilaniato e contaminato dell’ineffabilità di verità scomode e rimosse.

Maria Amici

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