“Jeri sera sono andato a vedere…„

Pirandello nel 1929?

Mi affascina la ricezione della forma teatrale da parte di un autore che di quell’arte sia Maestro: autentico, non per inflazionato titolo; non meno che la capacità del teatro di vivere in sé dei problemi della società, non solo assorbendo ma imprimendo di sé, per come quei problemi elabora, l’immaginario comune e le coscienze, o talora soltanto nel promuovere la discussione.

Ho letto recentemente un articolo pubblicato su “Revista Persona” – che ne esercita il copyright – : Pirandello e la bioetica, di Luisella Battaglia.

“In questo quadro appare complessivamente di grande rilievo per la bioetica la via tracciata da Luigi Pirandello che nella sua opera ha saputo affrontare non solo i temi esistenziali innescati dal rapporto problematico tra scienza ed etica, ma ha precorso i dilemmi morali posti oggi alla nostra coscienza dalle sfide delle scienze della vita: la medicina, la biologia, l’ecologia, l’etologia… [eqs.]

Mi è sembrato nel suo insieme interessante e desidero proporlo anche alla vostra lettura – miei quattroventiquattro lettori – , senza intriderlo della mia paene ad verbum.

La copertina de L’innesto, ed. Bemporad, 1926

L’unico punto in cui – pur non essendo io non favorevole alla inseminazione eterologa quando necessaria – mi ha suscitato un qualche fastidio, al di là della profonda solidarietà umana per il problema, è stato  a latere de L’innesto, dove l’autrice obnubila volontariamente il significato profondo (e terribile: ma sublime) della vicenda e della scelta personale che ne scaturisce, per come Pirandello la presentava.
Probabilmente, un tentativo nel senso del “politically correct”, anche un po’ un ammicco alla opinione vigente (e un po’ alla ‘moda’, non strictu sensu intesa).

Luigi Pirandello: “Arte e Scienza”, Saggi, Roma 1908

Dagli scritti di  Pirandello non meno che dalle testimonianze di intellettuali che lo conobbero e a tratti gli furono vicini, emerge che nel suo ultimo cosmopolita decennio egli frequentò spesso il teatro e la vita culturale, vivendo diversamente il riserbo intimo in cui si era mantenuto per anni. Tuttavia anche nel passato era apparso sempre attento – e ricettivo in maniera complessa – ai dibattiti della modernità, pure di carattere etico-scientifico: lo dimostrò sia utilizzando la sua scrittura per far riflettere, sia con suoi giudizi tranchant ma acuti, motivati, espressi in pubblico come in privato.

Marta Abba nel 1928?

Per esempio, su una tematica diversa: in una lettera del settembre 1929, scritta dal suo “esilio” a Berlino a Marta Abba – l’attrice che per più di undici anni fu sua interprete, collaboratrice, amica -, lo scrittore e regista teatrale che cinque anni dopo avrebbe ricevuto il Premio Nobel per la Letteratura, criticava – sdegnato – un dramma di nome Chiangali allora rappresentato:

Foto con dedica a Pirandello di Angelo Musco, il primo Liolà. 1916

“Jeri sera sono andato a vedere Chiangali, l’unico successo, per modo di dire, della stagione: è un dramma a tendenza anch’esso, per difendere il diritto alla donna d’abortire, figurati con questi lumi di luna in Italia: ‘Chiangali’ è un rimedio, o meglio, un veleno che procura l’aborto. E si vede a teatro questo magnifico spettacolo, con certe tirate che mandano in visibilio tutti i comunisti seguaci del verbo di Mosca…„

Non interessa qui soffermarsi sulle sue idee politiche: la loro complessità peraltro, che si desume anche a una lettura non superficiale di queste poche righe, non è sempre stata indagata con imparzialità.

Pirandello a Berlino

Piuttosto, si nota con evidenza, in un intellettuale che non ha mai sentito di doversi esimere dallo stimolare il pubblico al confronto e alla critica,  che sia la ‘strumentalizzazione’ a muovergli indignazione, in quanto irrispettosa del teatro non meno che le incursioni, nei suoi drammi, della farsa di un Musco – con il quale non a caso i rapporti non furono mai sereni.
Che poi tali mezzi potessero e possano riscuotere successo di pubblico, è un fatto, e i motivi si radicano nella qualità della vita sociale e culturale: ma il teatro per Pirandello è tutt’altro che un solleticare l’audience con ciò ch’è moda o in cui la pubblica opinione si pasce – a qualunque tendenza afferisca – come del ‘nuovo “verbo” ‘…

et quod sequitur

Maria Amici

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