Archivi del mese: giugno 2013

In memoriam…

 

( il fotomontaggio è mio, le immagini di base sono reperite sul web )

( il fotomontaggio è mio, le immagini di base sono reperite sul web )

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Condividiamo la venerazione, Marta

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….et quod sequitur..

Maria Amici

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…venerazione.

Ample make this Bed,
Make this Bed with Awe –
In it, wait till Judgment Break
Excellent, and Fair –

Be it’s Mattrass straight
Be it’s Pillow round –
Let no Sunrise’ Yellow noise
Interrupt this ground –

(Emily Dickinson. J829, 1864)

Marta Abba e l'urna greca che contenne le ceneri di Luigi Pirandello, al Caos

Marta Abba e l’urna greca che contenne le ceneri di Pirandello, al Caos

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et quod sequitur

Maria Amici


Per Emanuela.

emanuela_orlandiSono ormai trent’anni, Emanuela…

Come da quando lo vidi per la prima volta, strappato già lo stesso anno in una Roma dilavata e sporca, continuo a non (far) dimenticare – ma accuratamente lontana dalle strumentalizzazioni che ti offendono -.

E a pregare per te e per i tuoi cari – come altresì per l’anima sperduta di chi sa eppure tace -.

Emanuela_Orlandi_manifesto_2008 407px Abbiamo più o meno la stessa età, e ho tentato anche per te – insensato risarcimento – di dare un senso alla vita quotidiana ‘normale’ che a te è stata rubata.
*

Ovunque tu sia, vale

Maria Amici


“Come sassi sulla spiaggia…”

«La grande estate ferisce; in quell’orizzonte che si spalanca c’è tutto e anche tutto quello che si è perduto e si continuerà a perdere. E’ così facile – anche se davanti a quel mare non si capisce come possa accadere – scordare di essere figli di re e andarsene per il mondo a bussare come mendicanti a porte straniere».

microcosmi Casuali compagni di viaggio, improvvisamente alla ribalta. Da un paio di giorni, per casi del tutto fortuiti e ben prima dunque dell’emergenza oggi offertasi alla divampante polemica del web, ho iniziato la lettura di Microcosmi, di Claudio Magris.

 Non amo seguire l’onda dei Premi e delle gratulazioni, se non – forse – al contrario. Ne sfuggo, se il libro è di ‘moda’; tento di lasciar sedimentare, e di acquistare per me stessa una prospettiva forse più matura, meno coinvolta.

 La dilazione, in me l’attesa, può durare qualche anno, o qualche decennio: se il filo resta, se la ragnatela tenta ancora e per motivi sostanziali, piuttosto scialle di seta intricato e suggestivo di significati o velario su un palcoscenico vibrante, che lascito sospeso di malaccorte pulizie, la lettura mi fluisce poi più nitida, affascinata, le evocazioni intertestuali più consapevoli…

 Sono peraltro proprio agli inizi: ancora al «Caffè San Marco», in una Trieste sempre in me velata di nostalgia. Seduta al Caffè, che «per chi vuole sgranchirsi le gambe e fare un piccolo giro del mondo è situato in un’ottima posizione».

 Né sfuggirò a banalità peraltro dal banale distaccandomi: tuttavia non ho mai ritenuto – e non per velleità d’aspirazioni mancate – che non potessi viaggiare (l’infinito viaggiare?) anche solo intricandomi tra le righe e le parole e le pagine d’un libro, quelle Città invisibili

 la spiaggia di sassi, via mirkomacari.itCosì sfilo via – tra i «gomitoli del tempo» – tra l’infinitamente piccolo infinitamente grande, nel moltiplicarsi inseguito di prospettive, ricerca sfinita e senza fine (né fines) di un senso e di πολυτροπία, esule coscienza accesa in una «odissea letteraria», che in fondo non meno per me «è quella che racconta il viaggio al nulla e il ritorno», anch’io, lector, come l’autore cosciente – quale non lo era meno un Calvino («superior stabat…»*) – che «viaggiare, come raccontare – come vivere – è tralasciare. Un mero caso porta a una riva e perde un’altra».

 (E conoscere, pure, non è perdere?)

« […] ogni estate è unica e irripetibile, una dopo l’altra sfilano come i grani di un rosario, il tempo li arrotonda come sassi sulla spiaggia, fra l’uno e l’altro si apre un infinito».

*Le citazioni sono attribuibili a Claudio Magris: ma quel superior stabat [Italo Calvino] allude, con netta inversione, alla dedica («A Umberto, superior stabat lector, longeque inferior Italo Calvino») con cui questi inviò a Eco il suo Se una notte d’inverno un viaggiatore.., dedica in cui era evidente una ‘risposta’ a Lector in fabula (sul quale qui miei appunti). Eco riprende l’episodio nel suo Sei passeggiate nei boschi narrativi, 1994.

et quod sequitur

Maria Amici


«È Pirandello! È Pirandello!»

 “Pochi anni dopo la fine dell’ultima guerra, sono stato invitato a tenere a Roma, al Teatro Eliseo, una conferenza sulla psicoanalisi. Si trattava allora per il nostro paese, che si trovava in grande ritardo, quasi di una novità, la quale attraeva quel pubblico che desidera presentarsi come amante della cultura.

PirandelloTenni la mia conferenza; ma quando mi ritirai dietro il sipario fuori dal quale avevo parlato, fui bloccato dal Capo macchinista del teatro, che era lì sul posto a far la guardia a tutto il materiale di palcoscenico appartenente alla sua giurisdizione.
 Aveva ascoltato il mio discorso, e mi affrontò quasi abbracciandomi, ed esclamando:

«È Pirandello! È Pirandello!».

Allora mi raccontò di essere stato in dimestichezza con il Maestro, e di aver allestito lui personalmente le scene di molti suoi spettacoli, assistendo sempre alle prime, quando erano date in quello stesso Teatro Eliseo.

Lamberto Picasso e Marta Abba nei Sei personaggi

Lamberto Picasso e Marta Abba nei Sei personaggi

Il pensiero di Pirandello riteneva di averlo assimilato, ed ora, a parer suo, gli sembrava di averlo sentito ripetere da me: in forma astratta e col tono dottrinale del Professore che tiene una conferenza, ma per lui identico. E mi ripeteva in romanesco:

La locandina de "La Moreno che..", lo psicodramma di Rosati su "Ciascuno a suo modo"

«Perché me creda, Professore mio, noi non semo uno solo!». Cioè ciascuno di noi non è una persona sola.

Questa frase mi parve bella, ed io gli promisi che una volta o l’altra in un mio qualche discorso, avrei citato questa espressione del macchinista del Teatro Eliseo, innamorato di Pirandello.

Assolvo dunque anche di fronte a voi la promessa fatta allora.

Sei personaggi Carlo Giuffrè Pino Micol

Carlo Giuffrè e Pino Micol nei Sei personaggi (Teatro Eliseo-Teatro Stabile Biondo)

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Ma quella frase è proprio di Pirandello. La dice nei Sei personaggi, il Padre, poco prima dell’Intervallo:


«II dramma per me è tutto qui, signore: nella coscienza che ho, che ciascuno di noi, veda, si crede “uno”, ma non è vero: è “tanti”, signore, “tanti”, secondo tutte le possibilità d’essere che sono in noi: “uno” con questo, “uno” con quello; diversissimi! E con l’illusione, intanto, d’essere “uno per tutti”, e sempre “questo uno” che ci crediamo, in ogni nostro atto».„

Musatti Psicoanalisti e pazienti a teatro, a teatro copertinaL’aneddoto è tratto da La struttura della persona in Pirandello e la psicanalisi, di Cesare Musatti.

Sul sito che ospita il saggio, collegato all’Istituto per lo Psicodramma a Orientamento Dinamico, naturalmente sono parecchi i riferimenti a Pirandello, che conobbe il metodo di terapia di Jacob Levi Moreno e il suo nome utilizzò come ‘spia’ intertestuale in alcune delle opere intrise delle proprie elaborazioni peraltro del tutto autonome, come non esita a puntualizzare anche Musatti.

Al momento non mi occupo di tale connessione, che spesso m’ha d’altronde interessato, la lascio galleggiare così: colpita e affratellata, io, nell’entusiasmo di quel Capo macchinista innamorato di Pirandello, e così sensibile a risentirne l’eco, e a rimodularla dentro di sé.

et quod sequitur

Maria Amici


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Bibliotecaria, copywriter, scrittrice con un passato da redattore editoriale. Amante dei libri, della lettura, sensibile al piacere del testo e al grado zero della scrittura, mi occupo di Letteratura, amica esistenziale fin dai tempi dell'infanzia, poi alleata negli studi, infine compagna fedele di vita. I miei campi d'azione: la critica, la riflessione sul romanzo, sui miti, su temi e topoi; la poesia come flusso di coscienza e sottile tecnica semantica; il racconto, finestra aperta su un mondo interiore da narrare con parole in libertà. Postilla doverosa per caratterizzarmi ulteriormente: oltre ai libri, l'enorme, smodata, incontenibile passione per il cinema (sono cresciuta nella videoteca di famiglia, l'ormai serrata Video Days) e per la musica (colonne sonore di film e tanto, tanto, tanto, metal e rock in tutte le sfumature).

Andrea Amici

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