Archivi categoria: Epistolografia

un Gran Me e un piccolo me: c’è qualcuno che sta vivendo la mia vita

Luigi Pirandello, professore di Estetica

Luigi Pirandello, professore di Estetica

“In me son quasi due persone:
Tu già ne conosci una;
l’altra, neppure la conosco bene io stesso.

Voglio dire, ch’io conto d’un gran me e di un piccolo me:
questi due signori sono quasi sempre in guerra tra di loro:
l’uno è spesso all’altro sommamente antipatico.

Il primo è taciturno e assorto continuamente,
il secondo parla facilmente, scherza e non è alieno dal ridere e dal far ridere.

Io sono perpetuamente diviso tra queste due persone.
Ora impera l’una, ora l’altra. Io tengo naturalmente moltissimo di più alla prima,
voglio dire al mio gran me; mi adatto e compatisco la seconda, che è in fondo un essere come tutti gli altri, coi suoi pregi comuni e coi comuni difetti.

Luigi Pirandello e Antonietta nella casa in via Sistina, Roma - immagine in pubblico dominio in Italia

Luigi Pirandello e Antonietta nella casa in via Sistina, Roma

Quale dei due amerai di più,

Antonietta mia?

In questo consisterà
in gran parte
il segreto della nostra felicità„

Dalla lettera di Luigi Pirandello alla fidanzata, Antonietta Portulano,
del 17 gennaio 1894

.

.

Il 2 novembre 1895, Pirandello pubblicherà sulla rivista “La Tavola rotonda” la prima parte dei Dialoghi tra il Gran Me e il piccolo me – seguitando poi altrove sino al 1906 -.

(Qui è reperibile il testo dei Dialoghi)

La frase del titolo del post

“c’è qualcuno che sta vivendo la mia vita. Io non ne so nulla„

è tratta da uno dei Taccuini di Luigi Pirandello.

et quod sequitur

Maria Amici

Pirandello, foto di famiglia con moglie e bambini piccoli (Lietta, Fausto, Stefano seduto a terra)

Pirandello, foto di famiglia con moglie e bambini piccoli (Lietta, Fausto, Stefano seduto a terra)


Enrico IV, maschera e follia: la lettera a Ruggeri

  “Enrico IV”, uomo e personaggio, maschera e follia: la presentazione di un capolavoro,
nella lettera di Luigi Pirandello a Ruggero Ruggeri del 21 settembre 1921

 

Pirandello conversa con Ruggeri al teatro Argentina

Pirandello conversa con Ruggeri al teatro Argentina

Caro Amico,
m i  a f f r e t t o   a rispondere alla Sua lettera del 19, di cui La ringrazio con tutto il cuore. Le dissi a Roma l’ultima volta che pensavo a qualche cosa per Lei. Ho seguitato a pensarci e ho maturato alla fine la commedia, che mi pare tra le mie più originali: Enrico IV, tragedia in tre atti di Luigi Pirandello. Le accennerò in breve di che si tratta:

 Antefatto: – Circa venti anni addietro alcuni giovani signori e signore dell’aristocrazia pensarono di fare per loro diletto, in tempo di carnevale, una “cavalcata in costume” in una villa patrizia: ciascuno di quei signori s’era scelto un personaggio storico, re o principe, da figurare, con la sua dama accanto, regina o principessa, sul cavallo bardato secondo i costumi dell’epoca. Uno di questi signori s’era scelto il personaggio di Enrico IV; e per rappresentarlo il meglio possibile s’era dato la pena e il tormento d’uno studio intensissimo, minuzioso e preciso, che lo aveva quasi per circa un mese ossessionato.

Sciaguratamente il giorno della cavalcata mentre sfilava con la sua dama accanto nel magnifico corteo, per un improvviso adombramento del cavallo, cadde, batté la testa e quando si riebbe dalla forte commozione cerebrale restò fissato nel personaggio di Enrico IV. Non ci fu verso di rimuoverlo più da quella fissazione, di fargli lasciare quel costume in cui s’era mascherato: la maschera, con tanta ossessione studiata fino allo scrupolo dei minimi particolari, diventò in lui la persona del grande e tragico imperatore. Sono passati vent’anni. Ora egli vive – Enrico IV – in una sua villa solitaria: tranquillo pazzo. Ha quasi cinquant’anni. Ma il tempo per lui (per la sua maschera, che è la sua stessa persona) non è più passato ai suoi occhi e nel suo sentimento: s’è fissato con lui, il tempo. Egli, già vecchio, è sempre il giovine Enrico IV della cavalcata. Un bel giorno si presenta nella villa a un nipote di lui, il quale seconda la tranquilla pazzia dello zio, cui è affezionatissimo, un medico alienista.

lettera di Ruggero Ruggeri a Pirandello, da Torino, il 7 Agosto 1918

lettera di Ruggero Ruggeri a Pirandello, da Torino, il 7 Agosto 1918

C’è forse un mezzo per guarire quel demente: ridargli con un trucco violento la sensazione della distanza del tempo. La tragedia comincia adesso, e credo che sia d’una veramente insolita profondità filosofica ma viva tutta in una drammaticità piena di non meno insoliti effetti. Non gliel’accenno per non guastarle le impressioni della prima lettura. Data la situazione, avvengono cose veramente imprevedibili, se Ella pensa che colui che tutti credono pazzo, in realtà da anni non è più pazzo ma simula filosoficamente la pazzia per ridersi entro di sé degli altri che lo credono pazzo e perché si piace in quella carnevalesca rappresentazione che dà a sé e agli altri della sua “imperialità” in quella villa addobbata imperialmente come una degna sede di Enrico IV; e se Ella pensa che poi, quando a insaputa di lui, è messo in opera il trucco del medico alienista, egli, finto pazzo, tra spaventosi brividi, crede per un momento d’esser pazzo davvero e sta per scoprire la sua finzione, quando in un momento riesce a riprendersi e si vendica in un modo che – sì, via questo davvero, per lasciarle qualche sorpresa, non glielo dirò.

Senza falsa modestia, l’argomento mi pare degno di Lei e della potenza della Sua arte. Spero che riuscirò a renderlo, perché l’attività della mia fantasia è ora più che mai viva e piena e forte. Ma prima di mettermi al lavoro, vorrei che Ella me ne dicesse qualche cosa, se lo approva e Le piace.

Pirandello e Ruggeri al Teatro Manzoni di Milano, 1922?

Pirandello e Ruggeri al Teatro Manzoni di Milano, 1922?

Ha visto i Sei personaggi in cerca d’autore? Sapesse che vivo dolore è stato per me non aver potuto dare a Lei, in giro con lo Sly, questa commedia; non perché in fondo sia scontento dell’interpretazione della compagnia Niccodemi, ma perché m’ero figurato Lei e non Gigetto Almirante nella personificazione della parte del “Padre”. Pazienza! Mi saluti tanto tanto, La prego, il nostro caro Virgilio [Talli] che è stato tanto buono d’inviarmi un telegramma di fraterna solidarietà in occasione della tragica morte del mio povero Nino Martoglio. Spero, mio caro Amico, che la Sua amicizia e quella di Virgilio varranno a togliere una certa freddezza che la signora Alda Borelli ha veramente più d’un motivo d’avere verso di me. Gliene dirò qualche cosa la prossima volta. Adesso la lettera è troppo lunga, e Le stringo forte, fraternamente, la mano.

Roma, 21 settembre 1921
Suo aff.mo
Luigi Pirandello

et quod sequitur.
Maria Amici

Ruggero Ruggeri nelle vesti di Enrico IV, prima mondiale 24 febbraio 1922 al Teatro Manzoni di Milano

Ruggero Ruggeri nelle vesti di Enrico IV, prima mondiale, 24 febbraio 1922, al Teatro Manzoni di Milano

Ruggero Ruggeri nelle vesti di Enrico IV, prima mondiale 24 febbraio 1922 al Teatro Manzoni di Milano

Ruggero Ruggeri nelle vesti di Enrico IV, prima mondiale, 24 febbraio 1922, al Teatro Manzoni di Milano


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Bibliotecaria, copywriter, scrittrice con un passato da redattore editoriale. Amante dei libri, della lettura, sensibile al piacere del testo e al grado zero della scrittura, mi occupo di Letteratura, amica esistenziale fin dai tempi dell'infanzia, poi alleata negli studi, infine compagna fedele di vita. I miei campi d'azione: la critica, la riflessione sul romanzo, sui miti, su temi e topoi; la poesia come flusso di coscienza e sottile tecnica semantica; il racconto, finestra aperta su un mondo interiore da narrare con parole in libertà. Postilla doverosa per caratterizzarmi ulteriormente: oltre ai libri, l'enorme, smodata, incontenibile passione per il cinema (sono cresciuta nella videoteca di famiglia, l'ormai serrata Video Days) e per la musica (colonne sonore di film e tanto, tanto, tanto, metal e rock in tutte le sfumature).

Andrea Amici

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