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vinta la realtà con la surrealtà…

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«Morire. Chi sa com’è morire. Da poterlo dire agli altri com’è.
Non lo sapremo mai»

copertina Almanacco Bompiani 16:1938-Lessi questa frase di Luigi Pirandello, a mia volta, tra i Foglietti sparsi pubblicati nell’Almanacco letterario Bompiani del 1938, in edizione originale, rocambolescamente salvato dall’oblio e dai rifiuti nella biblioteca in cui lavoravo. Avevano peraltro già trovato edizione nella «Nuova Antologia» quattro anni prima, nel numero del 1° gennaio 1934 (in Nascita di personaggi): anch’esso ebbi la ventura di estrarlo da ammassi polverosi alcuni mesi dopo, curando che non mi si sfilacciasse tra le mani…

Pulvis es, peraltro, et in pulverem reverteris; in polvere sfumeremo nell’indifferenza, talvolta vendicativa o astiosa o semplicemente bruta prevaricatrice sul debole, di gente futile.

Genii, e non.

Pirandello le Mani«Vinta la realtà con la surrealtà», settantasette anni  or sono «un uomo, che non fu altro che un uomo con lo spirito di un genio», abbandonando il vuoto beante e roboante che lo aveva tradito e recluso -e occasionalmente però blandito di «pagliacciate»-, finalmente nella conquistata e ribadita indifferenza di una conclusa giornata

(«La gente non sa: ignora, negligente e futile. Sento il bisogno di gridare: ‘E’ Pirandello che passa’…», commentò un giornalista francese che assistette – ma, come nessuno fece, non partecipò –  al suo funerale, Henri Mercadier),

innominato e oscuro Pirandello si confuse con la nebbia nella penombra di una raggelata mattina invernale romana. Neppure consapevole, essa, della mutilazione subìta:

come il 10 dicembre 1936, ricevendo la notizia, si sarebbe scritta Paola Masino, compagna di Massimo Bontempelli e lei pure amica personale dello scrittore.

«Il dolore che paralizza materialmente. Scrivo, e con il cervello so benissimo quanto dico e faccio, ma la mano prova la stessa difficoltà di quando avevo sei anni.

Pirandello con Marta Abba (venuta a salutarlo) e Paola Masino a Genova all'imbarco per Buenos Aires sulla Duilio: 17 Agosto 1933

Con Paola Masino e Marta Abba a Genova, 1933

Amavo Pirandello non come un uomo o come un parente o un amico, ma come un elemento del mondo che a me è palese. Quando mi hanno detto che è morto è stato come se all’improvviso mi avessero annunciato che l’erba o le nubi o le greggi sono scomparse da questo pianeta. Sapere che non vedrò più un prato mi darebbe lo stesso stupefatto stordimento. […]

Ripenso al mondo di un’ora fa, quando lui era ancora vivo, e mi pare un mondo completo, non zoppo come questo, non con questo buco vuoto nel fianco; e tuttavia so che camminando fino alla mia morte in questo nuovo mondo mutilato, niente potrà non farmelo ancora apparire completo d’erba e di greggi e tempeste, tanto quelle immagini sono abbeverate della mia sostanza.

E così è di Pirandello.

Scrivo queste cose qualunque per rispetto di lui che amava tutti gli sforzi contro la nostra pochezza. Il sonno. Tanto scoramento mi dà questa morte che vivo da qualche giorno sempre in una gran voglia di sonno. Dormire per non ascoltare il rumore di una vita che mi sembra ormai senza speranza stracciata.

Scrivere è un inutile tentativo di rammendo»

(Qui il testo)

Inane la scrittura quale impossibile rammendo. Una rapsodia anomala, invece, quella che oggi propongo su Nephelai, impedita non meno da difficoltà aborrite e tanto più incoerenti quanto incommisurate per accanimento (e gravità di conseguenze –fisiche e professionali–) alla debolezza dei disabili contro cui si abbattono, ridotti al silenzio – e nel silenzio anch’io sfumo, in attesa di vincere la surrealtà.

Ma la memoria non si spegne, malgrado la mutilazione. Così, pur in un balbettio, mi è un’istanza naturale proporre un minimo tributo di lettura a Luigi Pirandello: oggi, peraltro, che è sì un anniversario, tuttavia in nulla diverso dagli altri giorni, non avendo bisogno della ricorrenza –e più onorando quell’uomo schivo– per soffermarmi sui suoi scritti più che sulla sua scrittura, per ripercorrere –appunto, in phoitesis, io ichneuta vana– il suo magistero esistenziale.

getsemaniAlle annotazioni di Masino, affianco uno stralcio, estratto anch’esso da «Nuova Antologia», di un contributo pubblicato poco meno di trent’anni fa, a firma dell’allora particolarmente seguìto Giorgio Saviane –di cui adolescente lessi Getsemani grazie a una madre non miope–: Presurrealismo in Pirandello, che mi è parso particolarmente significativo oggi

“..nello sforzo di farci dubitare (in negativo), che lo sapremo un giorno, vinta la realtà con la surrealtà”.

– l’articolo per intero è reperibile in «Nuova Antologia», a. 118, fasc. 2145, Gennaio-Marzo 1983, Firenze, Le Monnier, pp. 304-310 (qui passim da pp. 305-308).

“… in Pirandello la storia del surrealismo si capovolge, nasce già simbolico senza termini che lo definiscono per contribuire inconsapevolmente alla “scoperta” della parola. Che subito acquista la sua funzione di costituire un elemento di informazione maggiore anche con riferimenti a prima della comparsa della parola. Se infatti il surrealismo in Pirandello possiamo definirlo ora, prima come potevamo accreditare certi accostamenti dal punto di vista linguistico?

al Caos

al Caos

Ad esempio: «una notte di giugno io caddi come una lucciola sotto un gran pino solitario in una campagna d’olivi saraceni affacciata agli orli d’un altipiano d’argille azzurre sul mare africano. Si sa le lucciole come sono. La notte, il suo nero, pare lo faccia per esse che, volando non si sa dove, ora qua ora là vi aprono un momento quel loro languido sprazzo verde. Qualcuna ogni tanto cade e si vede allora sì e no quel suo verde sospiro di luce in terra che pare perdutamente lontano. Così io vi caddi quella notte di giugno, che tant’altre lucciole gialle baluginavano su un colle dov’era una città la quale in quell’anno pativa una grande morìa. Per uno spavento che s’era preso a causa di questa grande moria, mia madre mi metteva al mondo prima del tempo previsto, in quella solitaria campagna lontana dove s’era rifugiata. Un mio zio andava con un lanternino in mano per quella campagna in cerca d’una contadina che aiutasse mia madre a mettermi al mondo. Ma già mia madre s’era aiutata da sé ed io ero nato prima che quel mio zio ritornasse con la contadina. Raccattata dalla campagna, la mia nascita fu segnata nei registri della piccola città sul colle… Io penso che sarà cosa certa per altri che dovevo nascere là e non altrove e che non potevo nascere dopo né prima».

Il brano che ho letto per la prima volta nel libro di Enzo Lauretta, Luigi Pirandello storia di un personaggio ‘fuori chiave’ (Mursia, Milano 1980), si può bellamente definire surreale seppure sia stato scritto prima della data di nascita del surrealismo.

Sarà surreale in Pirandello quel suo insistere sul dialogo con i propri personaggi fino a dichiarare che se non li accontenta gli scappano di mano. Bastano questi esempi per rendersi conto come il surrealismo prima di definirsi in una corrente letteraria e pittorica, era un atteggiamento interno, avvalorando la tesi fondamentale del surrealismo che mira a trascendere il reale per il magico, il sublime, l’eterno. E non vi è dubbio che la lucciola che cade

Luigi Pirandello, Il caos, su olio

Luigi Pirandello, Il caos, su olio

«in una campagna d’olivi saraceni affacciata agli orli d’un altipiano d’argille azzurre sul mare» è una comparazione iperreale che subito si fa surreale «raccattata dalla campagna, la mia nascita fu segnata nei registri della piccola città sul colle. Io penso […] che sarà cosa certa per altri che dovevo nascere là e non altrove e che non potevo nascere dopo né prima» con un ampio disporre del reale a significare il sospetto di una realtà tutta diversa, una realtà nient’affatto precostituita, una realtà che si arrampica verso l’inconoscibile con dati tuttavia realisticissimi: il registro dell’anagrafe di Girgenti, la campagna, la lucciola, il mare. Vi è cioè un salire alla maniera brunelleschiana con i mattoni reali verso una novità altrettanto reale che è la cupola del Duomo di Firenze che ha agganciato una regola di statica come un invisibile appoggio nel cielo. E mi sono soffermato su questo brano di Pirandello, modesto in fondo a paragone di altre sue cose, proprio per sottolineare che già l’idea è vocabolo, o comunque “spinta” al vocabolo.

Marta Abba interprete della Figliastra nei Sei personaggi in cerca d'Autore, messinscena del Teatro d'Arte diretto da L.Pirandello, 1925

Marta Abba interprete della Figliastra nei Sei personaggi in cerca d’Autore, messinscena del Teatro d’Arte diretto da L.Pirandello, 1925 – da web

Quel formarsi interiore della parola di cui si diceva prima può avere un risultato immediato (o apparentemente immediato) e uno invece differito nel tempo, più realistico, storicistico addirittura: seppur col destino di voler essere parola, il surrealismo già esisteva nella piccola realtà della lucciola di un brano di prosa.

La forza esplicita del surreale (e non importa, ripeto, se Pirandello conoscesse allora tale parola) è nei Sei personaggi in cerca d’autore che sono la personificazione magica di quel qualcosa che bussa ai cassetti del computer uomo per esservi incluso e aggiungere probabilità alla conquista dell’infinito.

Il funerale del commediografo descritto dal giornalista francese Henri Mercadier ci aiuta a decifrare l’immaginazione surreale che aveva spinto Pirandello (morto all’apice della sua grandezza due anni dopo aver ottenuto il Nobel) a disporre nel suo testamento quella cerimonia funebre raccapricciante e solitaria, densa di significanti magico-umanistici.

Pirandello Mie ultime volontà da rispettare, autografo«… il lugubre carro, solo tutto solo – scriverà Mercadier – discende per via Torlonia al piccolo trotto incosciente del cavallo nero. E’ grottesco, commovente, equivoco e segreto. Se ne va, anonimo e banale, sulla strada larga e calma: i rari passanti che lo incontrano salutano senza guardare. E’ un povero che passa. Il più povero dei poveri. Un uomo, che non fu altro che un uomo con lo spirito di un genio. La gente non sa: ignora, negligente e futile. Sento il bisogno di gridare: ‘E’ Pirandello che passa’…»

pirandelloscuroMille surrealità danzano su questa scena descritta da Mercadier nella sua realtà di cronaca e tuttavia già inventata da Pirandello nel suo testamento. Il drammaturgo si sente piccolo di fronte all’inconoscibile che è la morte e vuole manifestarlo. Sceneggia così la sua uscita dalla vita, la pazienza di morire prima della morte, l’accettazione della morte, dato esplicitamente freudiano e perciò stesso più strettamente surreale. E vuole essere solo, forse a trarsi da una realtà ipocrita che costringe le facce alla esteriorità cruciata anziché alla meditazione e al dolore; forse nel gesto orgoglioso del grande che vuole distanziarsi nell’atto di morire dai tanti che l’hanno misconosciuto, o da tutti per quel soliloquio di grandezza ancora maggiore: non dichiarata però, rappresentata ambiguamente fino a significare anche il suo opposto. Dicevamo all’inizio che la parola quando si fa simbolo ha un significato immediato e molti mediati fino al suo opposto. Nella rappresentazione del funerale di Pirandello ne troviamo un esempio tangibile: il reale (lo scrivere il testamento) diventa iperreale (nel giocare d’anticipo la parte della sua morte); surreale (nei significati di quella rappresentazione).

Il termine surrealismo ha ormai solo in parte il significato letterario e storico che aveva al delinearsi del surrealismo: ha cioè acquistato il “potere” di definire uno status non creato dall’uomo ma scoperto dall’uomo come sono i colori della luce scomposti dal prisma che tuttavia non tinge il bianco che lo attraversa ma ne dichiara soltanto il mistero.

Marta Abba e l'urna greca che contenne le ceneri di Luigi Pirandello, al Caos

Marta Abba e l’urna greca che contenne le ceneri di Luigi Pirandello, al Caos

Mistero e surrealtà potrebbero essere sinonimi se non fosse che l’una tende sempre più a chiarire l’altro, attraverso una trascendenza pragmatica che è arte. Surrealismo potrebbe essere sinonimo di arte se no fosse che l’arte surrealista rivendica una sua indipendenza quasi fosse più arte, quasi fosse possibile l’esistenza di un più in arte: è invece il richiamo a non ripetere il naturalismo come perpetua pretesa dell’arte: arte è il raggiungere la ricchezza dell’informazione nell’impatto col segno è il culmine dell’informazione nella sua ricchezza ambigua.  Surrealtà quindi è arte quando non discorre del suo segno ma è segno. Che trascende la realtà per conquistare realtà, per accrescere la realtà.

«Morire. Chi sa com’è morire. Da poterlo dire agli altri com’è. Non lo sapremo mai». (Pirandello, Saggi. Foglietti, p. 1231).

Fausto Pirandello: Ritratto di Luigi Pirandello, 1936 da «Meridiano di Roma» 20 dicembre XV [1936] p. VI - via web, da Istituto Studi Pirandelliani

Fausto Pirandello: Ritratto di Luigi Pirandello, 1936 da «Meridiano di Roma» 20 dicembre XV [1936] p. VI – via web, da Istituto Studi Pirandelliani

Quel «da poterlo dire agli altri com’è» può sembrare superfluo, ed è invece il dato surreale, esplicito: una cosa possibile che non esiste e che il poeta inventa e insieme disattende. E’ lo sforzo di farci dubitare (in negativo), che lo sapremo un giorno, vinta la realtà con la surrealtà

..et quod sequitur
Maria Amici


“Sono stata fuori con Lei ieri sera al cinema…”

Luigi Pirandello, Lettere a Marta Abba, copertinaAl lettore accorto, scevro di pregiudizi – tanto più incompatibili con la comprensione autentica di un Pirandello -, incline alla ricerca e a risentire dentro di sé, mentre non sfugge all’obiettività disinteressata e al metodo scientifico, la condivisione dell’umanità profonda dello Scrittore (con interesse peraltro non banalmente ‘biografico’), sprazzi di intensa suggestione  offre il carteggio tra Marta Abba e Luigi Pirandello [1]**: non solo in quelle dell’insigne Innamorato ma

persino nelle lettere scritte dall’attrice, amica e collaboratrice: e malgrado l’effettivo – e rilevato dal sensibile curatore dell’epistolario di lei, Pietro Frassica [2]

salto funzionale fra i due epistolari, non dato dalla scontata differenza di qualità letteraria, ma proprio dalla presenza di due diversi “discorsi”, l’uno appassionato e «inutile» [3], l’altro piano e tutto informativo, perfettamente sordo ai disperati appelli, impliciti o espliciti, del pur venerato interlocutore”.

Marta Abba a tali appelli non risponde mai [4].

Né peraltro, leggendo le sue lettere – che invece temevo e forse mi aspettavo mi avrebbero scoperto invece proprio quella Abba -, mi è parsa arcigna, interessata, spietata, arrampicatrice come è stata spesso disegnata (dando credito a quella che può apparire – e se lo sia non possiamo dirlo – una campagna di diffamazione ‘orientata’ e ‘pilotata’?).

Marta Abba e Palazzeschi tra il pubblico alla commemorazione di Pirandello. Roma Teatro Valle a Roma 27.06.1961

Marta Abba e Palazzeschi tra il pubblico alla commemorazione di Pirandello. Roma Teatro Valle a Roma 27.06.1961

Talvolta, malgrado lo schermo impostosi, si colgono comunque nella scrittura di Marta Abba impulsi sotterranei di un’amicizia intensa, salda: che resistette

..al tempo – negli undici anni da quando si conobbero in parte riflessi nel carteggio, ma anche nel mezzo secolo in cui sarebbe sopravvissuta al Maestro

..alle difficoltà, spesso gravi ed estese nel tempo, d’ogni genere e matrice…

Marta Abba interprete della Figliastra nei Sei personaggi in cerca d'Autore, messinscena del Teatro d'Arte diretto da L.Pirandello, 1925. - Immagine reperita su web, i diritti appartengono ai rispettivi proprietari

Marta Abba interprete della Figliastra nei Sei personaggi in cerca d’Autore, messinscena del Teatro d’Arte diretto da L.Pirandello, 1925. – Immagine reperita su web, i diritti appartengono ai rispettivi proprietari

..ai pregiudizi, alle malignità e ai fraintendimenti, dei quali – come anche per la sua scelta (maturata con Pirandello e con lui condivisa sia come attrice, sia come ‘capocomica’, direttrice di Compagnia) di un teatro, di un repertorio, di una forma interpretativa portatori di un difficile “rinnovamento” [5]** – ella avrebbe pagato un prezzo altissimo e tuttora implacato [6]

..alla differenza d’età e di personalità, di registri e intendimenti del e nel loro rapporto…

Pirandello, Quando si è qualcuno, a cura di Marta Abba, copertina sigaretta senza link..alla scelta di relazionarsi con un uomo, un Qualcuno [7], geniale, famoso, disperato: che aveva in precedenza e anche dopo averla incontrata, per averla incontrata, “sofferto” [8] quant’altri mai; un uomo che a lei si era volto come la sua divinità [9], la sua ispiratrice [10], soprattutto il suo ‘tu’, quel respiro confidente dell’anima che non aveva mai sperimentato [11]: pur sapendola renitente per tanti motivi, che egli probabilmente conosceva o intuiva ma che oggi, dall’esterno, non si ha pieno diritto né di sondare né, peraltro, di aggirarli per mettere in dubbio la densità del rapporto.

Pirandello legge a Marta Abba "Trovarsi", Lido di Camaiore, Agosto? 1932

Pirandello legge a Marta Abba “Trovarsi”, Lido di Camaiore, Agosto? 1932

Si riconoscono nelle lettere, infatti, indizi fulminei che in pochi tratti evidenziano come quella relazione vivesse di un’“intimità non intima” [12]: eppure intimità.

Tali indizi disvelerebbero anche da parte dell’attrice un “autentico affetto” [13], una confidenza profonda che non teme il confronto e persino il disaccordo (che non è tuttavia mai dis-cordia, divisione tra i corda) …

Marta AbbaSi indovinano momenti di non più che rari abbandono ed effusione, in cui ella giunge a confidarsi, con la difficoltà propria di un tormentato riserbo e spesso chiedendo al Maestro di distruggere [14] le lettere – cosa che Egli, spesso, fa malgrado le resistenze affettive -, e ad affidarsi a Lui

«giacché  – gli scrive – Lei è un altro me stesso» [15].

Sprazzi quali appunto talora baluginano e subito si rifugiano nel non detto, nell’impossibile, nella riservatezza e nell’estremo pudore di una scelta altra.

Pirandello alla cerimonia di premiazione del Nobel: 10 Dicembre 1934Il 10 Dicembre 1934, Luigi Pirandello ricevette a Stoccolma il Premio Nobel per la Letteratura [16].

La motivazione

“For his bold and ingenious revival of dramatic and scenic art 

– Per lo  schietto e geniale rinnovamento da Lui proposto nell’arte scenica e drammatica – ”,

pur senza tralasciarne l’esperienza narrativa, si riaggancia – è evidente nel discorso di Per Hallström, segretario permanente dell’Accademia di Svezia disponibile qui -, alla genialità [17] ispirata dello scrittore e drammaturgo e, oltre che alla coraggiosa – talora desolata – iniziativa di sperimentazione,

Luigi Pirandello, premio Nobel per la Letteratura 1934 - Il fotomontaggio, di immagini a bassissima qualità reperite sul web, è invece mio. I diritti appartengono ai rispettivi proprietari

Luigi Pirandello, premio Nobel per la Letteratura 1934 – Il fotomontaggio, di immagini a bassissima qualità reperite sul web, è invece mio. I diritti appartengono ai rispettivi proprietari

alla carica di modernità, tuttora insuperata, del suo Teatro, che tuttavia spesso gli alienarono il favore del pubblico, degli ‘addetti ai lavori’, della critica (o almeno parte consistente di essa), del potere: che non riuscivano a comprenderlo né a incapsularlo, a strumentalizzarlo.

Marta Abba, in una lettera da Milano indirizzata al Maestro a Praga, e che porta la data del 14 Dicembre 1934, risponde riferendogli risonanze e al contempo compenetrandosi nella stanchezza e nell’animo del suo amico e mentore, del quale non sottace l’anzianità né tuttavia la fibra. Nel comprenderlo e confortarlo allo stesso tempo, e non l’unica volta, lo ammonisce indirettamente, sentendo di poterselo permettere, e non esita – lei che peraltro rifugge dall’adulazione non ritraendosi da talune durezze -, a fargli notare:

Busta che contenne l'avviso di conferimento del Premio Nobel da Stoccolma; cartolina indirizzata presso Villino Abba, Lido di Camaiore: sulla scrivania di Pirandello nello studio in Via Antonio Bosio 15, Roma

Busta che contenne l’avviso di conferimento del Premio Nobel da Stoccolma; cartolina indirizzata presso Villino Abba, Lido di Camaiore: sulla scrivania di Pirandello nello studio in Via Antonio Bosio 15, Roma

«Caro Maestro,

la sua lettera di due giorni fa mi porta l’eco dei suoi [18] trionfi e delle feste che ha avuto, clamorosi. Dai nostri giornali abbiamo seguito le fasi, un bell’articolo sul Corriere illustrava la cerimonia solenne della premiazione, ieri, una fotografia, sempre sul Corriere, di Lei con la più grande scrittrice svedese. Immagino, caro Maestro, la sua stanchezza e ora quello che la aspetta a Praga… fortunatamente Lei è così forte!» [19]

banchetto al nobel 1934Malgrado il riconoscimento di spicco e la valutazione eccelsa, in Italia i festeggiamenti furono tuttavia più radi [20] di quali ci si sarebbe aspettato: peraltro Pirandello non ambiva ad essi e non solo per il carattere schivo e semplice. Negli anni – e purtroppo sia dalla riflessione esigente sia per esperienza di vita ne aveva ben donde -, il suo senso di solitudine e di ‘esclusione’ lo avevano spesso sopraffatto, divenendo una condizione esistenziale inestirpabile.

La targa del Premio Nobel, nello studio di Pirandello a Roma, via Antonio Bosio 15

La targa del Premio Nobel, nello studio di Pirandello a Roma, via Antonio Bosio 15

L’anno successivo, inaspettatamente – e non solo dacché l’evento su cui era incentrato il documentario era.. dell’anno precedente! -, Marta Abba nella lettera del 18 dicembre 1935 [21] dà vita, con ogni probabilità inconsapevolmente, ad uno scenario particolarissimo: se stessa al cinema con il Maestro [22].

Nel vertiginoso caleidoscopio di dilatate lontananze che ci si presenta alla mente, ricordiamo che l’attrice era però a Milano, Pirandello a Roma: e.. da Stoccolma, per di più da un anno di distanza, provenivano i fotogrammi che tanto avevano colpito la Abba (segue infra).

E lei al Maestro li ripropone, in una rilettura in cui non paiono mancare nodi commoventi di ammirazione – per lo scrittore e l’uomo di teatro e la guida non meno che per l’uomo -, di affetto e coinvolgimento, un’intimità e un’intesa profondi, che forse si possono indovinare, tra il ‘non dire dicendo’ e il ‘dire non dicendo’:

Pirandello alla cerimonia di premiazione Nobel, 10 Dicembre 1934“Sono stata, dopo parecchi giorni di permanenza in casa, fuori con Lei ieri sera al cinema, felice di vederla nel film-Luce [23] in occasione della consegna della medaglia “Nobel”.

E’ fotogenico in modo straordinario, e Le ho già detto la sua testa si stacca con linee scultoree magnifiche di bellezza„

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Bibliografia e Video

(nella sezione successiva, Crediti)

[1] ** Al carteggio, che anche secondo gli specialisti meriterebbe ben maggiore attenzione, come pure alla novità dell’interpretazione attoriale in Pirandello quale fu incarnata da Marta Abba, qui si accenna soltanto, come anche in quest’altro post su Nephelai: “A Marta Abba per non morire: il ricordo di lei”.

Talune considerazioni, col dovuto rispetto, saranno riprese e sviluppate altrove.

[2] Nell’Introduzione, p. 10, al libro di Marta Abba, Caro Maestro… Lettere a Luigi Pirandello (1926-1936), a cura di Pietro Frassica, Milano : Mursia c1994.

Pirandello's love letters to Marta Abba, copertinaFrassica era professor di Letteratura italiana alla Princeton University, NewJersey, destinataria della donazione delle lettere indirizzatele da Pirandello da parte di Marta Abba nel 1986 e pubblicate negli Stati Uniti nel 1994 (mi pare inizialmente in una selezione in lingua inglese – vedi articolo su Italica, 72/3) e successivamente in Italia -non peraltro tutte-, in Luigi Pirandello, Lettere a Marta Abba, a cura di Benito Ortolani, Milano : Arnoldo Mondadori, 1995.

Marta Abba sarebbe scomparsa il 24 Giugno 1988; le lettere scritte a Pirandello da lei sarebbero state invece ereditate dalla sorella Cele (anch’ella attrice e interprete del personaggio di Diamante nella prima dei Giganti della Montagna al Giardino di Boboli, nel 1937) e in seguito dai nipoti; sono state pubblicate nel su citato libro a cura di P. Frassica nel 1994.

Marta Abba

Marta Abba

[3] Frassica allude, mediante l’aggettivo “inutile”, ad un passaggio di una lettera di  Marta Abba scritta da una Messina che ancora recava i segni della devastazione del terremoto, il 12 aprile 1930 (in Abba, Caro.. cit., pp. 77-78): in cui l’attrice, stanca dopo le prove ma più per le preoccupazioni e gli attacchi che riceveva sul lavoro, e ferita dai rimproveri di un esigente, disperato (anzi disperatissimo, direbbe Pietro Citati) Pirandello, definiva le lettere di lui

«volumi di parole inutili, che mi contristano, mi irritano, mi fanno star male!»

Sulla valenza di quell’«inutili» non ci si sofferma qui: anche su ciò in seguito si avrà forse modo, mai mancando all’obbligo, al desiderio e all’istanza del rispetto, di sviluppare alcune riflessioni.

Sulla scrivania di Pirandello nella casa di Via Bosio 15, Roma, carte e documenti dal portafogli: carta di libera circolazione sulla linea ferroviaria del 1930 e foto con autografo di Marta Abba tutta gualcita

Sulla scrivania di Pirandello nella casa di Via Bosio 15, Roma, carte e documenti dal portafogli: carta di libera circolazione sulla linea ferroviaria del 1930 e foto con autografo di Marta Abba tutta gualcita

[4] Pirandello nell’epistolario più volte (alcune per tutte: nelle lettere del 4 Aprile del 1929 e del 9 Giugno dello stesso anno, in Lettere.. cit.) rassicura l’interlocutrice di lacerare le sue lettere subito dopo averle lette: tuttavia ciò non implica – né risulta dalle risposte di Lui – che ella abbia corrisposto esprimendosi esplicitamente come Egli desiderava.

[5] Vedi nota 1**.

[6] Cfr. inoltre le considerazioni di Frassica in A Marta Abba per non morire. Sull’epistolario inedito tra Pirandello e la sua attrice, Milano : Mursia 1991, p. 122 e in Abba, Caro.. cit., pp. 23-24, ma in generale da p. 20; se peraltro non isolate nel panorama della critica, assai rare.

[7] Nella definizione ci si riferisce a Quando si è Qualcuno, dramma di Pirandello del 1932, rappresentato nel 1933. Qui è disponibile il testo.

Marta Abba, foto Moreschi

Marta Abba, foto Moreschi

[8] L’attento, non meno che sensibile, curatore Benito Ortolani nell’introduzione a Luigi Pirandello, Lettere a.., cit., p. xi, esordisce chiarendo che

“Marta [gli] confidò più volte che si era determinata a questo passo «per far capire quanto avesse sofferto quell’uomo», e soggiungeva che per lei era molto importante farlo conoscere nella sua infelicità esistenziale”:

e ciò malgrado l’attrice “per decenni” avesse evitato di fatto la pubblicazione dell’epistolario, pur talora considerandone l’opportunità.

Luigi Pirandello – Orio Vergani, uno degli Undici del Teatro d’Arte –qui su Nephelai – e fratello della Vera interprete della Figliastra nella prima del Sei personaggi in cerca d’autore diretta da Dario Niccodemi, ne ricorda, nel modo grossolano che gli è forse consono, in Misure del tempo. Diario, a cura di Nico Naldini, Milano, Baldini & Castoldi, 2003, pp. 39-41 – qui un’anteprima – , un’occasione fallita dacché Marta Abba accortamente e insieme, credo, per ritegno e delicatezza dissimulati dietro l’usuale velo di ruvidità, se ne ritrasse: per il (ben comprensibile)

“pudore – notava Ortolani che a Vergani non fa cenno – d’infrangere il velo di riserbo su un rapporto d’amore che i più non avrebbero capito e che forse qualcuno avrebbe profanato”.

Ritratti di Marta Abba nello studio di Pirandello, via Bosio 15, Roma

Ritratti di Marta Abba nello studio di Pirandello, via Bosio 15, Roma

[9] «Santa Marta», «eletta», «divinità» “adorata” e «premio divino» sono alcune delle espressioni, ferventi di trasporto passionale e sentimentale e contemplata elezione, che Pirandello usa nelle lettere, ininterrottamente in un arco di tempo che va dal 20 Marzo del 1930 al 27 Gennaio del 1931, dall’Aprile del 1930 al Novembre inoltrato del 1936, sino alla malattia fatale.

Un’elezione fondata non “teisticamente” – è anche la nota di Ortolani, Lettere cit., cfr. anche p. xix – ma sulle qualità umane e morali della donna.

Si veda anche, ma non solo, Donne e teatro. Atti del Convegno, Venezia, Auditorium Santa Margherita 6 ottobre 2003, a cura di Daria Perocco, n. 5, pp. 146-147; reperibile qui.

Una volta per tutte, si sottolinea che le occorrenze testuali e bibliografiche riportate sono consapevolmente incomplete: ma alla mancanza di esaustività compensa, in parte!, che non siano mai di seconda mano.

[10] Nella lettera del 7 Marzo del 1931, da Parigi a Marta Abba a Firenze, Pirandello scrive un passo esemplare, che riferisce direttamente ai Giganti della Montagna ma per esteso all’ultima voluta della sua opera:

Pirandello dopo Nobel 12 Dicembre 1934 ringrazia i lettori francesi_2«So io che sforzi faccio per tirarmi su da questa morte, e lavorare, come sto lavorando! Non potrei farlo, se non ci fossi Tu, il pensiero continuo di Te, l’immagine Tua che viene come un Angelo a porgermi la mano; e poi subito si cangia e diventa come una fiamma che mi riaccende l’estro, incarna il personaggio della Contessa, m’illumina tutta la scena, mi detta le parole, mi apre tutte le vie per andare avanti, fino in cima alla Montagna. E tutte le potenze del mio spirito, così accese da Te, mandano lume, Marta mia, e creano quest’opera insolita, magica, che non ha riscontro in nessun’altra, e resterà unica al mondo: opera Tua».

Cfr. Lettere…, cit., p. 675.

Pirandello dirige Marta Abba e Lamberto Picasso ne La nuova colonia, 1928.

Pirandello dirige Marta Abba e Lamberto Picasso ne La nuova colonia, 1928.

[11] Si legga Gaspare Giudice, Luigi Pirandello, Torino : UTET 1963 (rist. 1980) p. 509:

“quali che possano essere oggi le nostre riserve critiche sull’opera ispirata dall’attrice, dobbiamo testimoniare, sul piano diverso della biografia dello scrittore, questo avvenimento finale dell’amore e dell’illusione, dell’incantarsi e del soffrire, un rivolo di speranza e di umano impegno che fu anche, nonostante tutto, un ricupero di beni perduti, mai prima posseduti” (il corsivo è mio).

[12] L’espressione è di Ortolani, in Lettere.. cit., p. 1418.

[13] L’espressione è di Frassica in Abba, Caro.. cit., p. 19.

[14] Vedi n. 4.

Pirandello con Marta Abba (venuta a salutarlo) e Paola Masino a Genova all'imbarco per Buenos Aires sulla Duilio: 17 Agosto 1933

Pirandello con Marta Abba (venuta a salutarlo) e Paola Masino a Genova all’imbarco per Buenos Aires sulla Duilio: 17 Agosto 1933

[15] Si cita p.es. la lettera di Marta Abba dell’1 Agosto 1931 (in Caro Maestro.., cit., p. 204), che, come alcune delle precedenti del Luglio, intrise di progetti sul piano professionale e di formazione personale e intellettuale da parte della Abba come di incertezze e momenti di ponderazione sul lavoro, e punteggiate di qualche cenno sulla vita privata, in Pirandello suscitano il senso di ricevere finalmente una

«lettera – questa sì – tutta […] della ‘sua’ Marta» :

è la lettera del 3 Agosto del 1931, in Pirandello, Lettere.. cit., p. 843. Il mio corsivo sostituisce “mia”; l’inciso e le virgolette, a sottolineare la gratitudine di ricevere una lettera più personale e intima, così come continuamente Egli le implorava, e con uno

«spirito di presenza viva e vera in tutto ciò che scriveva» – si cita la lettera del 2 Aprile del 1930, in Lettere.. cit., p. 350 –, sono immesse da Pirandello.

Pirandello poco dopo non dissimula la felicità e il trasporto di ricambiare, nella lettera dell’11 Agosto del 1931 (in Lettere.. cit., p. 855), quel senso di identità e di coinvolgimento:

Marta Abba specchio«Sono felice, Marta mia, che Ti stai divertendo, e che mi dici tutto come a un’altra Te stessa. Sono, sono veramente un’altra Te stessa, come Tu sei per me un altro me stesso, in tutto, in tutto e per tutto».

[16] Qui un videoclip, da nobelprize.org, della cerimonia del 1934, «From SF Veckorevy 1934-12-10. Copyright © Sveriges Television AB 2005».

Pirandello intervistato dopo il Nobel, 12 Dicembre 1934Dallo stesso sito si segnala qui il ringraziamento in lingua da parte di Pirandello ai lettori francofoni.

[17] Tra l’altro Hallström nel suo: P. Hallström, Luigi Pirandello. The Nobel Prize in Literature 1934, in Nobel Lectures. Literature 1901-1967, Amsterdam 1969), rilevò:

“L’esuberante manifestazione di un sentire appassionato e di un’attività intellettuale di superiore caratura, carica di poesia, costituisce la vera ispirazione del genio”.

[18] Marta Abba né nell’epistolario né nella frequentazione comune né nel ricordo ha mai cessato di rivolgersi o di alludere a Pirandello con il Lei né di usare sempre e unicamente l’appellativo di Maestro.

[19] In Caro Maestro.. cit., pp. 270-271.

Didascalia scritta da Stefano Pirandello:(Oggi 9 novembre 1934 mio Padre scriveva a macchina su questo foglietto mentre i fotografi e i cinematografisti lo riprendevano in posa). Stefano Pirandello. Data del (Conferimento del Premio Nobel)

Didascalia scritta da Stefano Pirandello:
(Oggi 9 novembre 1934 mio Padre scriveva a macchina su questo foglietto mentre i fotografi e i cinematografisti lo riprendevano in posa). Stefano Pirandello. Data del (Conferimento del Premio Nobel)

[20] Si legga per esempio la utile e gettonatissima Biografia di Pirandello a cura di Giuseppe Bonghi, qui, 07-b: Il premio Nobel, pag. 3 di 12. La biografia si trova anche su PirandelloWeb ma in altra stesura.

Pirandello immortalato dai fotografi alla notizia del conferimento del Nobel (mentre scrive: "Pagliacciate!") - Studio di via Antonio Bosio 15, Roma, 9 Novembre 1934

Pirandello immortalato dai fotografi alla notizia del conferimento del Nobel (mentre scrive: “Pagliacciate!”) – Studio di via Antonio Bosio 15, Roma, 9 Novembre 1934

Peraltro, Pirandello non aveva esitato a definire una volta di più onori feste e attenzioni dettate dalle occasioni: «pagliacciate», nel famigerato foglio “monodattilo”-scritto a macchina mentre veniva immortalato nel suo studio dai paparazzi sovreccitati dalla notizia del conferimento del Premio Nobel, il 9 Novembre 1934.  Cfr. p.es. Giudice, Luigi Pirandello, cit., p. 531.

[21] In Caro Maestro.., cit., p. 324.

Pirandello con Marta Abba e Sir James Barrie - LIFE 28 dic 1936, London

Pirandello con Marta Abba e Sir James Barrie – LIFE 28 dic 1936, London

[22] Effettivamente insieme con il quale peraltro ricordiamo che talora frequentasse i teatri, come spettatrice, a Berlino nei cinque mesi di ‘esilio’ condivisi – vicini e lontani allo stesso tempo – e occasionalmente a Londra e altrove. Un riferimento per tutti, la nota di Ortolani, in Lettere.. cit., p. 58.

[23] Forse Marta Abba si riferisce al Giornale Luce B0596 del 12/1934, su ripreso, disponibile sul canale YouTube di CinecittaLuce.

..et quod sequitur…

Maria Amici

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Crediti

Ringrazio Silvia Montanari per la gentilezza, l’umanità e.. la possibilità di condividere con lei la viva passione per Pirandello, per la sua personalità e per i suoi scritti. Silvia ha recentemente proposto il link del “film Luce” qui riportato, che mi ha richiamato alla memoria le parole di Marta Abba nella lettera al Protagonista.

Di Silvia, è un piacere segnalare i blog Ab hic et ab hoc con il suo Dicono di Pirandello  e “La Locandiera” e, in esso, post interessantissimi, tra i quali il ricordo del comico Ettore Petrolini affidato a Pirandello e Petrolini e soprattutto di Una prima tumultuosa, quella dei Sei personaggi in cerca d’Autore a Roma il 10 Maggio 1921, di un incontro fatidico in Un drammaturgo, un’attrice e una città!, tra Luigi Pirandello e Marta Abba, e un interessante giro Nello studio di Pirandello, nelle parole di Giovanni Macchia

“casa viva degna di uno scrittore più che mai vivo!”

E come dargli torto..?

Maria Amici


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Bibliotecaria, copywriter, scrittrice con un passato da redattore editoriale. Amante dei libri, della lettura, sensibile al piacere del testo e al grado zero della scrittura, mi occupo di Letteratura, amica esistenziale fin dai tempi dell'infanzia, poi alleata negli studi, infine compagna fedele di vita. I miei campi d'azione: la critica, la riflessione sul romanzo, sui miti, su temi e topoi; la poesia come flusso di coscienza e sottile tecnica semantica; il racconto, finestra aperta su un mondo interiore da narrare con parole in libertà. Postilla doverosa per caratterizzarmi ulteriormente: oltre ai libri, l'enorme, smodata, incontenibile passione per il cinema (sono cresciuta nella videoteca di famiglia, l'ormai serrata Video Days) e per la musica (colonne sonore di film e tanto, tanto, tanto, metal e rock in tutte le sfumature).

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