Archivi categoria: Teatro

..dentro e intorno a questa villa…

Giganti della montagna Giardino di Boboli 1937 - immagine di qualità ridotta reperita su web-

I Giganti della montagna, Giardino di Boboli 1937 – immagine di qualità ridotta reperita su web-

– Ma no, sei matto! – Che musica?
– Bellissima! Venite con me! Musica… che paura avete?
Ma bisogna trovare il punto giusto…
– Ma che musica?
– Un concerto di paradiso. … Ecco qua, fermi! Sentite? Sentite?
…..
Pirandello dopo Nobel 12 Dicembre 1934 ringrazia i lettori francesi_2“…Siamo, qua come agli orli della vita, Contessa. Gli orli, a un comando, si distaccano; entra l’invisibile: vaporano i fantasmi. È cosa naturale. Avviene, ciò che di solito nel Pirandello le Manisogno. Io lo faccio avvenire anche nella veglia. Ecco tutto. I sogni, la musica, la preghiera, l’amore… tutto l’infinito ch’è negli uomini, lei lo troverà dentro e intorno a questa villa„

Luigi Pirandello, I giganti della montagna

…et quod sequitur

Maria Amici

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Ricordo di Arnoldo Foà

ArnoldoFoà via arnoldofoa.it per essere attori

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“Per essere attori bisogna prima di tutto essere„

la sua incisiva epigrafe che presenta l’uomo di teatro, il regista, l’attore, attivo nel cinema e nella tv sin dagli albori della RAI, non meno dello scrittore.

Dentro chi di noi non vibra ancora la voce* profonda, segnata, indimenticabile, di Arnoldo Foà? [*vd. infra]

ArnoldoFoà via arnoldofoa.itL’uomo, attraversato un secolo (era nato nel 1916), è morto oggi, 11 gennaio 2014: ma Arnoldo Foà è ancora vivo, in chi vuol risentire anche solo in una sua dizione di poesia, una fra le miriadi, o persino nella battuta di uno dei tanti -valevoli- sceneggiati del passato, l’afflato della Cultura vissuta in prima persona, in un progetto esistenziale che affratella purtroppo pochi.

Pirandello conversa con Ruggeri al teatro Argentina

Pirandello conversa con Ruggeri al teatro Argentina

Tra i tanti (da Ibsen a Anouilh a Shaw, da Eschilo a Sofocle a Euripide, da Shakespeare a Molière a Turgenev, da Plauto a Rosso di San Secondo a Hugo a Cecov…,  -ma con impegno particolarmente sentito-, di Pirandello Foà fu spesso interprete:

recitò nell‘Enrico IV con Ruggero Ruggeri nel 1945,

Diana e la Tuda, 1971

Diana e la Tuda, 1971

fu Diego Spina nel Lazzaro di Claudio Fino del 1952,

il Prof. Barranco in Ma non è una cosa seria di Squarzina nel 1957 con la compagnia Pagnani-Villi-Foà-Ferzetti;

in Maschere Nude, regia di Puggelli, nel 1975, interpretò il dottor Hinkfuss, e lo stesso personaggio in

Diana e la Tuda, 1971

Diana e la Tuda, 1971

Questa sera si recita a soggetto, regia di Parodi, nel 1982;

inoltre, fu ne L’Ultimo Viaggio di Pirandello di B. Belfiore, regia di P. Gazzara, del 1991.

Diana e la Tuda, 1999

Diana e la Tuda, 1999

Prestò la propria regia anche alla lirica, mettendo in scena l’Otello di Giuseppe Verdi, Il pipistrello di Strauss e, come aveva fatto, da pioniere, lo stesso Pirandello del Teatro d’Arte di Roma il 28 aprile 1925 alla presenza del compositore, l’Histoire du soldat, di Igor Stravinskij.

Diana e la Tuda, 1999

Diana e la Tuda, 1999

Ma di Diana e la Tuda nel 1971 a Palermo, nel 1979 a Roma con Paola Pitagora, nel 1984 e poi nel 1999-2000 con Giada Desideri, offrì una propria lettura sia nell’interpretazione di Giuncano sia nella regia: qui sul meritorio PirandelloWeb gli Appunti di regia di Arnoldo Foà, una sua penetrante riflessione che ben lumeggia un’opera di Pirandello spesso fraintesa o trascurata dal pregiudizio e dall’oblio.

Ci lascia con ironia, Foà** [vd. infra], la stessa di cui diede prova in Io sono il teatro: Arnoldo Foà raccontato da Foà***.

Un addio senza tempo.

In perpetuum, frater, ave atque vale 

..et quod sequitur…
Maria Amici

n.b. Le immagini di Arnoldo Foà sono tratte dal sito ufficiale.

*Il canto I dell’Inferno recitato da Arnoldo Foà

*Una Lectura Dantis

***Io sono il teatro, film-documentario di Cosimo Damiano Damato, “fra ironia, poesia e impegno civile”

**Buonasera


In memoriam…

 

( il fotomontaggio è mio, le immagini di base sono reperite sul web )

( il fotomontaggio è mio, le immagini di base sono reperite sul web )

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Condividiamo la venerazione, Marta

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….et quod sequitur..

Maria Amici


«È Pirandello! È Pirandello!»

 “Pochi anni dopo la fine dell’ultima guerra, sono stato invitato a tenere a Roma, al Teatro Eliseo, una conferenza sulla psicoanalisi. Si trattava allora per il nostro paese, che si trovava in grande ritardo, quasi di una novità, la quale attraeva quel pubblico che desidera presentarsi come amante della cultura.

PirandelloTenni la mia conferenza; ma quando mi ritirai dietro il sipario fuori dal quale avevo parlato, fui bloccato dal Capo macchinista del teatro, che era lì sul posto a far la guardia a tutto il materiale di palcoscenico appartenente alla sua giurisdizione.
 Aveva ascoltato il mio discorso, e mi affrontò quasi abbracciandomi, ed esclamando:

«È Pirandello! È Pirandello!».

Allora mi raccontò di essere stato in dimestichezza con il Maestro, e di aver allestito lui personalmente le scene di molti suoi spettacoli, assistendo sempre alle prime, quando erano date in quello stesso Teatro Eliseo.

Lamberto Picasso e Marta Abba nei Sei personaggi

Lamberto Picasso e Marta Abba nei Sei personaggi

Il pensiero di Pirandello riteneva di averlo assimilato, ed ora, a parer suo, gli sembrava di averlo sentito ripetere da me: in forma astratta e col tono dottrinale del Professore che tiene una conferenza, ma per lui identico. E mi ripeteva in romanesco:

La locandina de "La Moreno che..", lo psicodramma di Rosati su "Ciascuno a suo modo"

«Perché me creda, Professore mio, noi non semo uno solo!». Cioè ciascuno di noi non è una persona sola.

Questa frase mi parve bella, ed io gli promisi che una volta o l’altra in un mio qualche discorso, avrei citato questa espressione del macchinista del Teatro Eliseo, innamorato di Pirandello.

Assolvo dunque anche di fronte a voi la promessa fatta allora.

Sei personaggi Carlo Giuffrè Pino Micol

Carlo Giuffrè e Pino Micol nei Sei personaggi (Teatro Eliseo-Teatro Stabile Biondo)

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Ma quella frase è proprio di Pirandello. La dice nei Sei personaggi, il Padre, poco prima dell’Intervallo:


«II dramma per me è tutto qui, signore: nella coscienza che ho, che ciascuno di noi, veda, si crede “uno”, ma non è vero: è “tanti”, signore, “tanti”, secondo tutte le possibilità d’essere che sono in noi: “uno” con questo, “uno” con quello; diversissimi! E con l’illusione, intanto, d’essere “uno per tutti”, e sempre “questo uno” che ci crediamo, in ogni nostro atto».„

Musatti Psicoanalisti e pazienti a teatro, a teatro copertinaL’aneddoto è tratto da La struttura della persona in Pirandello e la psicanalisi, di Cesare Musatti.

Sul sito che ospita il saggio, collegato all’Istituto per lo Psicodramma a Orientamento Dinamico, naturalmente sono parecchi i riferimenti a Pirandello, che conobbe il metodo di terapia di Jacob Levi Moreno e il suo nome utilizzò come ‘spia’ intertestuale in alcune delle opere intrise delle proprie elaborazioni peraltro del tutto autonome, come non esita a puntualizzare anche Musatti.

Al momento non mi occupo di tale connessione, che spesso m’ha d’altronde interessato, la lascio galleggiare così: colpita e affratellata, io, nell’entusiasmo di quel Capo macchinista innamorato di Pirandello, e così sensibile a risentirne l’eco, e a rimodularla dentro di sé.

et quod sequitur

Maria Amici


Rossella Falk su “La locandiera”

Rossella Falk

Rossella Falk
Roma: 10 novembre 1926 + 5 maggio 2013

Sentito profondamente «il ricordo della grandissima signora del teatro italiano, Rossella Falk» – “Quegli occhi più occhi di così” – pubblicato da Silvia Montanari sul suo suggestivo blog “La Locandiera .

Un blog, quello di Silvia, dedicato alla Roma… si potrebbe dire “che non c’è più” – se non fosse che a respirarla profondamente la si percepisce, con nostalgia, nelle strade e tra le persone: malgrado spesso facciano di tutto per negligerla, per tradirla, per dimenticarla e dimenticarsi.

Dal blog "La Locandiera"

Dal blog “La Locandiera”

Non la smarrisce né si smarrisce Silvia, però: che con spirito fine e più raffinato – e un bagaglio di studi e sentire non indifferente, in specie, e non solo, sul Teatro e la sua storia – sa fare da ospite e da guida intellettuale nel difficile, non puntiforme, ‘momento di trapasso’: non è un caso, quel nome, “la locandiera”.

Siamo dunque condotti noi ospiti, dall’ospite e ispiratrice e guida e comes suscitati e accompagnati, nella sapiente, dosata evocazione del passato, tra fatti e atteggiamenti e avventure culturali e di costume, tra una cartolina e una fotografia, un diario di viaggio (di Dickens!) e un biglietto

Dal blog La locandiera

Dal blog La locandiera

d’invito vergato a mano (di Eleonora Duse!), da una memoria (di Flaubert…) a una battuta al fulmicotone (di Petrolini), da una lettera di Ungaretti a una di Pasolini – e tanto altro – , a una lettera d’amore (…di due sconosciuti) in un’involontaria, così inedita, “macchina del tempo” (il Colosseo): macchina del tempo esso stesso, questo suo blog, fantastico, viaggio alla riscoperta dell’immaginario comune e in esso della storia della nostra cultura.

Ed ecco che dalle sue pagine rivive il Pirandello giovane studente ma già consapevole del ‘crollo’ sociopolitico che avrebbe infisso ne I vecchi e i giovani; la magia e l’allucinazione della [sua] «gioia di esserci», a Roma – ma al contempo la Roma acquasantiera e portacenere, nel non facile rapporto con la

Dal blog La locandiera

Dal blog La locandiera

Città e l’Italia: di lui, “viaggiatore senza bagaglio” in Europa e nel mondo, che poi a Roma si spense insalutato. Ma, come dai suoi libri, traspira ancora dai libri suoi, del suo studio, che anch’esso ci si schiude nel blog.

Tra le pagine de La locandiera, emozionati viviamo con lui il primo incontro con la grande attrice Marta Abba -anch’ella negletta-;  e insieme con lei, con lui, compunti diamo l’ultimo saluto ad un’altra attrice, che di Pirandello fu sensibile, intelligente, profonda –insostituibile– interprete: Rossella Falk.

«Grazie, Rossella».

E… grazie, Silvia.

Et quod sequitur

Maria Amici


Autori, attori e personaggi…?

Pirandello dirige Marta Abba e Lamberto Picasso ne La nuova colonia, 1928.

Pirandello dirige Marta Abba e Lamberto Picasso ne La nuova colonia, 1928.

Con un certo rammarico mi rendo conto di una mesta congiuntura: in pochi mesi quest’anno sono mancate ben tre attrici che, con differenti intensità e continuità, hanno legato il loro nome e la loro professionalità all’interpretazione (o anche alla regia) del repertorio drammatico pirandelliano.

Immagini reperite sul web. Il fotomontaggio è mio. I diritti appartengono ai rispettivi proprietari

Immagini reperite sul web. Il fotomontaggio è mio. I diritti appartengono ai rispettivi proprietari

Ho voluto ricordarle su Nephelai, che proprio a Luigi Pirandello è ultimamente dedicato, con -spero- il dovuto rispetto e talvolta con l’affetto del ricordo e della familiarità.

Regina Bianchi - Immagine reperita su web

Regina Bianchi – Immagine reperita su web

A Mariangela Melato è dedicato il primo post, dell’Undici Gennaio 2013 (link).

Il breve, sentitissimo ricordo del Sei Aprile è per Regina Bianchi (link).

Proclemer in Santa Giovanna di Shaw

L’ultimo, invece, risale ad appena qualche giorno fa, il Venticinque Aprile: una memoria il cui esordio riprende la prima esperienza teatrale di Anna Proclemer (ma anche l’“incontro” con G.B. Shaw), sul filo dell’evocazione di Marta Abba e Eleonora Duse (link):

Eleonora Duse. Immagine reperita su web

Eleonora Duse. Immagine reperita su web

“Anna, «il cammino è là, poco lontano»…„

L’evidente citazione nel titolo è parsa «suggestiva» – così mi hanno pregiato di notare (cosa posso dire?! grazie…) –

E l’allusione c’era: con l’ultima immagine presentata sul post (link), Proclemer nella Figlia di Jorio, avevo tentato una sorta di ringskomposition, riprendendo un’allocuzione alla dannunziana Mila.

Pirandello alle prove della rappresentazione de La figlia di Jorio dirige Marta Abba. Teatro Argentina, ottobre 1934

Pirandello alle prove della rappresentazione de La figlia di Jorio dirige Marta Abba. Teatro Argentina, ottobre 1934

Piuttosto, tuttavia, mi piace immaginarle insieme, queste Signore del palcoscenico, per il «cammino» su cui avranno incontrato i loro Autori: o, chissà, i loro Personaggi…

et quod sequitur

Maria Amici


un invito, su Sei personaggi in cerca d’autore…

La presentazione dei Sei personaggi in cerca d'autore (Compagnia dei Giovani, 1964-1965)

La presentazione dei Sei personaggi in cerca d’autore (Compagnia dei Giovani, 1964-1965)

Mi chiedevo e chiedo anche qui il significato della risata sferzante con cui la Figliastra lascia il teatro e si chiude (ma non «conclude»?) Sei personaggi in cerca d’autore di Luigi Pirandello.

A me sono parse, quelle risate, rivolte un po’ a tutto e a tutti…

L'allestimento dei "Sei personaggi in cerca d'autore" di Georges Pitóeff, in scena il 10 aprile 1923 alla Comédie des Champs-Elysées di Parigi: l'arrivo col montacarichi di servizio dei Personaggi, vestiti di nero e avvolti da una luce verdastra

L’allestimento dei “Sei personaggi in cerca d’autore” di Georges Pitóeff, in scena il 10 aprile 1923 alla Comédie des Champs-Elysées di Parigi: l’arrivo col montacarichi di servizio dei Personaggi, vestiti di nero e avvolti da una luce verdastra

…nei confronti degli altri Personaggi (le tre reliquie che si presentano infine) e della tragedia sua stessa, della Figlia, e della famiglia (e della Famiglia): in sé e nel «pasticcetto romantico sentimentale» in cui finisce per risolversi (la sua vicenda e l’Essere) nello stesso momento in cui invece esplode;

Sei Personaggi di Pirandello, in Archivio Fotografico Luce - Fondo Teatro, 11.1936 - 12.1936 Compagnia Ruggero Ruggeri, con Ruggeri, Margherita Bagni (al centro), Fanny Marchiò (a sinistra) e aa.

Sei Personaggi di Pirandello, in Archivio Fotografico Luce – Fondo Teatro, 11.1936 – 12.1936 Compagnia Ruggero Ruggeri, con Ruggeri, Margherita Bagni (al centro), Fanny Marchiò (a sinistra) e aa.

…nei confronti di Capocomico e attori (e il Teatro tutto e gli spettatori), con i loro fallimentari tentativi di rappresentare il Dramma (con le maiuscole perché trascende il dramma-Sei personaggi) e di essere tali, e di essere “Umani” e “Vivi”, di rappresentare e di essere la Realtà… – e nei confronti della Realtà stessa –

Padre e Figliastra Sei personaggi: Lamberto Picasso e Marta Abba

Padre e Figliastra: Lamberto Picasso e Marta Abba

…non di meno, però, credo, nei confronti della “sistematizzazione” di Personaggio quale ‘assoluto’ (che tanta critica – peraltro vecchia – ha giustamente colto nelle parole del Padre al Capocomico quando gli chiede «Mi sa dire chi è lei?»): ma su cui Pirandello – che pur pare esprimere la ‘solita’ antinomia «esser forma» immutabile / «aver forma» e caducità – si permette, per bocca della sua alleata riottosa e comunque imprendibile, quella rovinosa risata: la lucidità corrosiva dell’Umorismo, appunto, quella risata acre di ironia e di spettrale amarezza…

Marta Abba interprete della Figliastra nei Sei personaggi in cerca d'Autore, messinscena del Teatro d'Arte diretto da L.Pirandello, 1925. - Immagine reperita su web, i diritti appartengono ai rispettivi proprietari

Marta Abba interprete della Figliastra nei Sei personaggi in cerca d’Autore, messinscena del Teatro d’Arte diretto da L.Pirandello, 1925. – Immagine reperita su web, i diritti appartengono ai rispettivi proprietari

Perché sì, anche lei, la Figliastra, nella sua fuga compie la sua essenza di Personaggio (e anche il fatto che stiamo a parlarne testimonia che ella, anzi il Personaggio, è immortale e assoluto):

ma… ride: e fugge – perché non può essere elusa né ingannata – , ed è inattingibile

E secondo me quel palcoscenico – che è la stessa mente creatrice di Pirandello – ‘strappa’ per l’ultima volta il sipario, quella tela ballerina che cade quando non deve, e tutto il resto (Teatro e Vita e Sistema e Uomo) che, visibilissimo ed evidente, non esiste più, invero non è.

E però ride, Pirandello: e ride di tutto e anche di se stesso…

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Se c’è un post provvisorio, è questo: e questo più che gli altri merita la sigla premessa e promessa:

et quod sequitur

Maria Amici


In ricordo di Regina Bianchi…

Regina Bianchi - Immagine reperita su web

Regina Bianchi – Immagine reperita su web

Un affettuoso ricordo per Regina Bianchi, che ci ha lasciati ieri.

La sua carriera ha contato molti picchi d’intensità: del repertorio pirandelliano in particolare ricordiamo Il berretto a sonagli, fin dal 1940-44 e sino agli anni Sessanta coi De Filippo; poi La vita che ti diedi

Regina Bianchi - Immagine reperita su web

Regina Bianchi – Immagine reperita su web

nel 1973, Zia Croce in parecchi Liolà (quello di Squarzina, quello con Modugno, con Cirino, o con Massimo Ranieri, a regia di Scaparro); la Madre nell’assai discutibile Sei personaggi in cerca d’autore di Zeffirelli con Enrico Maria Salerno a interpretare il Padre; Regina Bianchi fu la

La locandina di Kaos - Immagine reperita su web

La locandina di Kaos – Immagine reperita su web

Madre anche in Kaos dei Fratelli Taviani del 1984 che ripresenta, adattandole e talora stravolgendole, alcune novelle e, appunto, i Colloqui con la Madre morta.

Tuttavia sin da bambina l’ho sempre collegata a questo* personaggio eduardiano, di cui fu insuperata interprete: dolente, intensa, misurata.

 Pirandello(E cercata, quanto l’ho cercata…

  Non meno adesso, sul filo del ricordo)

Regina Bianchi - Immagine reperita su web

Regina Bianchi – Immagine reperita su web

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A presto, Regina…

Maria Amici

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Regina Bianchi in *Filumena Marturano:

L’intervistatrice è disperante.
Ma incontra Regina Bianchi, e lei ascolto commossa


Fantasmi, di Vetrano e Randisi: tra syndesis disorientata e segnalazione

Ho appena letto che è ancora in cartellone Fantasmi, di Enzo Vetrano e Stefano Randisi, uno spettacolo che ‘assembla’ – in forma… ectoplasmatica, direi, anzi quasi All’uscita –, testi pirandelliani di natura diversa: L’uomo dal fiore in bocca, Sgombero, Colloqui coi personaggi, sintetizzati dalla prospettiva tra Beckett e naïf surreale di due personaggi, Totò e Vicè, di Franco Scaldati.

Fantasmi, di Enzo Vetrano e Stefano Randisi – da Diablogues: i diritti appartengono ai rispettivi proprietari

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Ne ho scorso una recensione interessante di Azzurra D’Agostino, Amare sopra i morti di oggi. I Fantasmi di Vetrano e Randisi

“ «Perché son tutte cose che passano, e se pur lasciano traccia, è come se non la lasciassero, perché su le stesse tracce, sempre, la primavera, guardi: tre rose più, due rose meno, è sempre la stessa; e gli uomini hanno bisogno di dormire e di mangiare, di piangere e di ridere, d’uccidere e d’amare: piangere su le risa di jeri, amare sopra i morti d’oggi. […] Che vuole che cambi? Che contano i fatti? Per enormi che siano, sempre fatti sono. Passano. Passano, con gli individui che non sono riusciti a superarli. La vita resta, con gli stessi bisogni, con le stesse passioni, per gli stessi istinti, uguale sempre, come se non fosse mai nulla: ostinazione bruta e quasi cieca, che fa pena».

È con un’apertura come questa, tratta dalla novella del 1915 di Pirandello “Colloqui con i personaggi”, che Enzo Vetrano e Stefano Randisi danno il via a questa sorta di piccola “trilogia della morte” – uno spettacolo che assembla testi pirandelliani raccordati dalle tenere figure di Totò e Vicé, i poetici barboni di Franco Scaldati.

Staremo ad aspettare il treno con il viaggiatore e con “L’uomo dal fiore in bocca”, di cui viene presentata un’interpretazione misurata che fa risaltare la malinconia amarezza del testo. Entreremo nella casa in lutto di “Sgombero”, altra novella dal tratto estremamente teatrale scritta dal drammaturgo siciliano intorno al 1916-17.

Ci prendono per mano e ci conducono in queste stanze le due delicate creature di Scaldati, che con leggerezza passano dalla vita alla morte e di nuovo alla vita semplicemente tornando indietro dal camposanto, non avendo la ‘tessera di morto’ ma più che altro non volendo separarsi, non volendo restare lontani – uno di qua e uno di là dal crepuscolare mondo senza tempo che traversano, dandosi la mano e chiamandosi continuamente per nome.

Ci pare che il più forte collante del lavoro sia la bravura della storica coppia d’attori, che meritatamente nel 2011 ha vinto il premio Le Maschere del teatro italiano e che da decenni propongono nei circuiti più classici dei teatri di prosa spettacoli in cui la loro bravura ha tanto da insegnare anche ai giovani attori di quello che viene chiamato teatro di ricerca.

A spettacolo concluso, ne avremmo voluti avere di più, di questi incontri con i due bislacchi amici, un po’ beckettiani e un po’ maschere della commedia d’arte; è bello sentirli parlare, e la loro lingua semplice, che pone domande surreali con la grazia dei bambini (ma gli angeli prendono il treno? E se gli angeli sono i morti buoni, i vestiti di questi morti diventano le ali?) fa da contraltare alla ricca prosa pirandelliana.

Fa quasi dimenticare questa stessa prosa, che lascia nelle ossa una sorta di malanimo, come dopo un’influenza.
È così che si esce dal teatro; un po’ acciaccati, un po’ ammaccati, senza saper bene da cosa dipenda.
L’agrodolce sapore dell’epitelioma? Questa presenza della morte che sta addosso ai passanti senza che se ne accorgano? Il riecheggiare inconsapevole di quel “piangere sulle risa di jeri, amare sopra i morti d’oggi” che ci angustia un po’ e […] ci suona tanto amaro? 

E dire che la conclusione dello spettacolo è in levare, c’è un’apertura positiva e una continua dichiarazione d’amore per la vita (come, in un certo qual modo, è per “L’uomo dal fiore in bocca”). E anche: mai la morte c’è sembrato un limite, qualcosa di cui non poter o non voler parlare.

Ma pure, qualcosa ci confonde, e dal nostro palco di secondo ordine ci guardiamo intorno un po’ smarriti „

n.b.: nel testo supra presentato, il corsivo è mio
A questo indirizzo (clicca) la recensione per intero –
Qui la presentazione sul sito stesso dell’Associazione culturale Diablogues fondata dai due registi.
Qui e qui videoservizio con intervista agli autori

et quod sequitur
(cur.) Maria Amici


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Bibliotecaria, copywriter, scrittrice con un passato da redattore editoriale. Amante dei libri, della lettura, sensibile al piacere del testo e al grado zero della scrittura, mi occupo di Letteratura, amica esistenziale fin dai tempi dell'infanzia, poi alleata negli studi, infine compagna fedele di vita. I miei campi d'azione: la critica, la riflessione sul romanzo, sui miti, su temi e topoi; la poesia come flusso di coscienza e sottile tecnica semantica; il racconto, finestra aperta su un mondo interiore da narrare con parole in libertà. Postilla doverosa per caratterizzarmi ulteriormente: oltre ai libri, l'enorme, smodata, incontenibile passione per il cinema (sono cresciuta nella videoteca di famiglia, l'ormai serrata Video Days) e per la musica (colonne sonore di film e tanto, tanto, tanto, metal e rock in tutte le sfumature).

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