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Del candore…

  Pirandello dopo Nobel 12 Dicembre 1934 ringrazia i lettori francesi_3Felice di aver potuto essere utile, con semplicità, ad una giovane studiosa di Pirandello, Pina Spampanato, autrice di un contributo recentemente presentato a Praga, in corso di stampa (e dal titolo assai accattivante: “Risate pirandelliane come meccanismo di disvelamento”).

pirandelloPina ha chiesto al gruppo PirandelloWeb (afferente al qui più volte citato sito padre) di procurarle il raro testo della commemorazione funebre tenuta da Massimo BontempelliPirandello, o del candore, pronunciata dinanzi alla Regia Accademia d’Italia in Roma il 17 gennaio 1937. Grazie ad una fortunata consultazione di qualche anno fa – e al mio famigerato archivio, ricco unicamente per motivi di studio – ho potuto far opera di servizio culturale: e io ci credo veramente.Nuova Antologia 1937.1feb.1557 Bontempelli Massimo Pirandello o del candore Prima pagina

Che cosa vi aspettate da me?… Penso che qui siamo già in troppi

Così esordiva l’amico Bontempelli – amico che non sempre Pirandello poté forse considerare tale, ma che aveva colto uno dei tratti fondamentali del Maestro, dell’Uomo oltre che nell’Autore: il candore, la purezza, il pudore.


 La conferenza fu pubblicata sulla Nuova Antologia dell’1 febbraio 1937, n.1557, quindi in Massimo Bontempelli, Introduzioni e discorsi, Milano : Bompiani, 1964. Qui ne ho accennato commentando “La rosa“, una delle Novelle per un anno.

   Il sommario e la prima pagina della commemorazione sulla Nuova Antologia (tutti i diritti appartengono ai rispettivi proprietari)

..et quod sequitur
Maria Amici

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Per una bibliografia pirandelliana – in itinere

Per una bibliografia pirandelliana

Sommario

Per una bibliografia pirandelliana… 1

Sommario… 1

La vita, la cultura, la poetica di Luigi Pirandello… 1

I romanzi e le novelle di Pirandello… 3

Il teatro di Pirandello… 4

Pirandello: monografie e saggi complessivi… 4

Pirandello, Il Fu Mattia Pascal… 6

Pirandello, Sei personaggi in cerca d’autore… 7

Pirandello, Lingua e lessico… 8

NotadiN: Si usano temporaneamente come base i “Percorsi bibliografici” sul “Primo Novecento” realizzati da Romano Luperini e Pietro Cataldi di cui si trova una “versione html a cura di Riccardo Castellana” a questo indirizzo (clicca qui). La punteggiatura e la divisione in paragrafi sono state modificate.

Poiché essi non tengono conto delle pubblicazioni più recenti, si tenterà di aggiornare l’elenco ragionato. La bibliografia consapevolmente non sarà comunque esaustiva – e comunque abbiamo appena iniziato…

Sulla bibliografia pirandelliana

Bibliografia pirandelliana: atti di convegni e articoli di riviste sull’opera e la figura di Luigi Pirandello : 1937-1995 (autore: Assessorato dei beni culturali e ambientali e della pubblica istruzione), a cura di Lucia Tardino, (ed.) Biblioteca-Museo Luigi Pirandello, Agrigento (?) 1996

Bibliografia pirandelliana 1936-1996: 60 anni di studi critici in atti di convegni, cataloghi di mostre e raccolte di saggi dedicati al drammaturgo agrigentino, a cura di Cristina Angela Iacono, (ed.), Regione siciliana, Assessorato dei beni culturali ed ambientali e della pubblica istruzione, 2000, 352 pagine

La vita, la cultura, la poetica di Luigi Pirandello

D’interesse sia per la ricostruzione biografica sia di per sé sui carteggi pirandelliani, si vedano:

Sugli anni giovanili:

L. Pirandello, Lettere giovanili da Palermo e da Roma 1886-1889, Bulzoni, Roma 1993;

Lettere da Bonn, a cura di E. Providenti, Bulzoni, Roma 1984;

Epistolario familiare giovanile, a cura di E. Providenti, Le Monnier, Firenze 1986;

Lettere della formazione 1891-1898, a cura di E. Providenti, Bulzoni, Roma 1996;

Carteggi inediti [con Ojetti – Albertini – Orvieto – Novaro – De Gubernatis – De Filippo], a cura di S. Zappulla Muscarà, Bulzoni, Roma 1980.

In particolare sull’epistolario col figlio Stefano:

L. Pirandello, S. Pirandello, Il figlio prigioniero: carteggio tra Luigi e Stefano Pirandello durante la guerra 1915-1918, a cura di Andrea Pirandello,  A. Mondadori, Milano 2005 – ISBN 8804535814, 9788804535812

L. Pirandello, S. Pirandello, Nel tempo della lontananza, 1919-1936, a cura di Sarah Zappulla Muscarà, S.Sciascia, 2008 (2.ed.) – ISBN 8882412695, 9788882412692

 

In particolare sull’epistolario Pirandello-Abba:

A Marta Abba per non morire, a cura di P. Frassica, Mursia, Milano 1991;

Marta Abba, Caro Maestro…, Lettere a Luigi Pirandello (1926-1936), a cura di Pietro Frassica, Mursia, Milano 1994 (Collana Prima Persona, Carteggi), progetto di Valentina Fortichiari

___________

Cfr. anche:

M.L. Aguirre, Vivere con Pirandello, Mondadori, Milano 1989.

Per la cultura e la poetica e per Pirandello saggista, cfr.:

Saggi, poesie e scritti vari, a cura di M. Lo Vecchio Musti, Mondadori, Milano 1960 (il libro comprende anche tutte le poesie).

Le poesie si possono leggere anche in L. Pirandello, Tutte le poesie, a cura di M. Lo Vecchio Musti, Mondadori, Milano 1996.

Il saggio L’umorismo si trova anche nelle edizioni economiche Oscar Mondadori, a cura di G. Guglielmino.

Una selezione di saggi, fra cui quello sull’Umorismo, è uscita con il titolo L’umorismo e altri saggi, a cura di E. Ghidetti, Giunti, Firenze 1994.

La migliore biografia di Pirandello è spesso considerata quella di G. Giudice, Luigi Pirandello, Utet, Torino 1963, ora come ora “attempata”.

Ho trovato utile, anche per l’inserimento di brani dalle lettere, la biografia di Giuseppe Bonghi, parte del suo Progetto Luigi Pirandello, scaricabile anche in pdf .

Molto utili sono poi le dettagliate cronologie inserite nei volumi:

Tutti i romanzi, Novelle per un anno, Maschere nude, a cura di M. Costanzo nelle prime due opere e di A. d’Amico nella terza, uscite nei Meridiani Mondadori (Milano) rispettivamente nel 1973, nel 1986-90 e nel 1987.

Per i rapporti di Pirandello con il fascismo, cfr. G.F. Venè, Pirandello fascista, in ID., Il capitale e il poeta, Sugar, Milano 1982 (ma la tesi del saggio – Pirandello sarebbe stato integralmente e organicamente fascista – è univoca e priva di sfumature e distinzioni).

Per la cultura, la filosofia e la poetica di Pirandello si consiglia:

C. Vicentini, L’estetica di Pirandello, Mursia, Milano 1980.

Ma utili indicazioni si trovano anche nelle monografie di:

G. Macchia, Pirandello o la stanza della tortura, Mondadori, Milano 1982, e di

R. Barilli, Pirandello. Una rivoluzione culturale, Mursia, Milano 1986.

Di grande utilità sono poi due volumi del Centro Nazionale di Studi Pirandelliani di Agrigento: AA.VV., Pirandello saggista, a cura di P.D. Giovanelli, Palumbo, Palermo 1982, e AA.VV., Pirandello e la cultura del suo tempo, a cura di S. Milioto e E. Scrivano, Mursia, Milano 1984.

Sulla poetica di Pirandello, cfr. anche:

G. Guglielmi, La prosa italiana del Novecento. Umorismo, metafisica, grottesco, Einaudi, Torino 1986.

Sul rapporto con l’Espressionismo, cfr. G. Corsinovi, Pirandello e l’espressionismo, Tilgher, Genova 1977.

In generale:

Marco Manotta, Luigi Pirandello, Pearson Italia S.p.a., ? 1998, ISBN 8842494771, 9788842494775

L. Pirandello, Interviste a Pirandello: parole da dire, uomo, agli altri uomini, ? Rubbettino Editore, 2002

Nino Borsellino, Il dio di Pirandello: creazione e sperimentazione, Sellerio, Palermo 2004 – ISBN 8838919836, 9788838919831

Roberto Alonge, Pirandello, Laterza, Bari 1997

Luciano Lucignani, Pirandello, la vita nuda, Giunti, ? 1999

I romanzi e le novelle di Pirandello

Per le opere, cfr. Tutti i romanzi, a cura di G. Macchia, Mondadori, Milano 1973.

Molto utili sono le edizioni commentate da G. Mazzacurati di Il fu Mattia Pascal, di Uno, nessuno e centomila e di L’esclusa, uscite da Einaudi, Torino 1993, 1994 e 1995,

e quella dei Quaderni di Serafino Gubbio operatore, commentata da M.A. Grignani e con introd. di N. Borsellino, Garzanti, Milano 1993.

Per Novelle per un anno l’ediz. Mondadori, a cura di M. Costanzo, è uscita in tre volumi e in sei tomi fra il 1986 e il 1990;

ma cfr. anche l’ediz. a cura di P. Gibellini, Giunti, Firenze 1994, voll. 3, che ha il vantaggio di essere commentata.

Sui romanzi in generale cfr.:

G. Debenedetti, Il romanzo del Novecento, Garzanti, Milano 1971;

AA.VV., Il romanzo di Pirandello, a cura di E. Lauretta, Palumbo 1976;

R. Dombroski, La totalità dell’artificio. Ideologia e forma nel romanzo di Pirandello, Liviana, Padova 1978;

G. Mazzacurati, Pirandello nel romanzo europeo, Il Mulino, Bologna 1987.

In particolare sui primi romanzi:

N. Borsellino, Stratigrafia dell’”Esclusa”, in ID., Ritratto e immagini di Pirandello, Laterza, Roma-Bari 1991 [1983] e

G. Petronio, Restauri letterari da Verga a Pirandello, Laterza, Roma-Bari 1990.

Su I vecchi e i giovani in particolare, cfr. V. Spinazzola, Il romanzo antistorico, Editori Riuniti, Roma 1990.

Sui Quaderni di Serafino Gubbio operatore in particolare, cfr. F. Angelini, Serafino e la tigre. Pirandello fra scrittura, teatro e cinema, Marsilio, Padova 1990.

Su Uno, nessuno e centomila, cfr. AA.VV., Nuvole e vento. Introduzione alla lettura di “Uno, nessuno e centomila”, a cura di S. Milioto, Edizioni del Centro Nazionale di Studi Pirandelliani, Agrigento 1989.

Critica sulle novelle: fondamentale è

AA.VV., Le novelle di Pirandello. Atti del VI Convegno Internazionale di Studi Pirandelliani, a cura di S. Milioto, Edizioni del Centro Nazionale di Studi Pirandelliani, Agrigento 1980, con saggi, fra gli altri, di G. Petronio, L. Lugnani, U. Schulz Bushhaus.

Cfr. inoltre:

G. Debenedetti, “Una giornata” di Pirandello, in ID., Saggi critici. Seconda serie, a cura di W. Pedullà, Marsilio, Venezia 1990 (ma il saggio è del 1937);

B. Terracini, Le “Novelle per un anno” di Luigi Pirandello, in ID., Analisi stilistica. Teoria, storia, problemi, Feltrinelli, Milano 1966;

G. Guglielmi, Mondo di carta, in ID., Ironia e negazione, Einaudi, Torino 1974;

G. Pirodda, Il relativismo pirandelliano nelle “Novelle per un anno”. Ideologia e forma narrativa, in AA.VV., Letteratura e società. Scritti di italianistica e di critica letteraria per Giuseppe Petronio, Palumbo, Palermo 1980;

R. Luperini, Allegorismo “versus” simbolismo: Pirandello e d’Annunzio novellieri, in ID., L’allegoria del moderno, Editori Riuniti, Roma 1990.

Il teatro di Pirandello

L’edizione integrale di Maschere nude ancor oggi preferibile è quella dei

“Classici Italiani Contemporanei” di Mondadori, Milano 1958, voll. 2;

mentre nei Meridiani, sempre di Mondadori, è cominciata a uscire, a partire dal 1987, una nuova ediz., a cura di A. d’Amico.

Una recente edizione economica delle Maschere nude è a cura di

I. Borzi e M. Argenziana, Newton, Roma 1993, voll. 4.

Le opere teatrali in dialetto sono state pubblicate da S. Zappulla Muscarà, Bompiani, Milano 1992.

Per la critica sono da vedersi intanto i seguenti volumi collettivi e atti di convegni:

AA.VV., Pirandello e il teatro, Palumbo, Palermo 1985; AA.VV., Testo e messa in scena in Pirandello, La Nuova Italia Scientifica, Roma 1986 e Pirandello capocomico, a cura di A. d’Amico, Sellerio, Palermo 1987.

Per singoli studi cfr. inoltre:

M. Baratto, Da Ruzante a Pirandello, a cura di G. Mazzacurati, Liguori, Napoli 1990 (ma il saggio principale è del 1967);

P. Szondi, Teoria del dramma moderno, Einaudi, Torino 1972;

F. Angelini, Il teatro del Novecento da Pirandello a Fo, Laterza, Bari 1975;

P. Puppa, Dalle parti di Pirandello, Bulzoni, Roma 1987;

C. Segre, Teatro e romanzo, Einaudi, Torino 1984 e

ID., Intrecci di voci, ivi 1991.

Claudio Vicentini, Pirandello il disagio del teatro, Saggi Marsilio, Venezia 1993

Sui miti teatrali e sui Giganti della montagna, cfr.

AA.VV., I miti di Pirandello, a cura di E. Lauretta, Palumbo, Palermo 1975;

P. Puppa, Fantasmi contro giganti, Patron, Bologna 1978.

Una utile lettura recente di Sei personaggiEnrico IV e I giganti della montagna è in

C. Donati, Il sogno e la ragioneSaggi pirandelliani, Edizioni Scientifiche Italiane, Napoli 1993.

Pirandello: monografie e saggi complessivi

Per una storia della critica, cfr.

G. Ferroni, Luigi Pirandello, in AA.VV., I classici italiani nella storia della critica, a cura di W. Binni, vol. III: Da Fogazzaro a Moravia, La Nuova Italia, Firenze 1977, da integrare, per la critica più recente, con

F. Angelini, Il punto su: Pirandello, Laterza, Roma-Bari 1992, con ant. della critica.

Ricordiamo intanto i lavori principali relativi alla ricezione di Pirandello prima del 1955.

Per la critica vociana, in genere negativa:

G. Boine, Plausi e botte, ora in ID., Il peccato, Plausi e botte. Frantumi. Altri scritti, a cura di D. Puccini, Garzanti, Milano 1983 e

R. Serra, Scritti letterari, morali e politici, a cura di M. Isnenghi, Einaudi, Torino 1974.

Per il giudizio di F. Tozzi, Realtà di ieri e di oggi, Alpes, Milano 1928 e per quello di

M. Bontempelli, Introduzioni e discorsi, Bompiani, Milano 1945;

le recensioni di A. Gramsci sono nel suo Marxismo e letteratura, a cura di G. Manacorda, Editori Riuniti, Roma 1974.

Cfr. anche A. Tilgher, Studi sul teatro contemporaneo, Libreria di Scienze e Lettere, Roma 1922.

Per le opposte valutazioni di Croce e di Benjamin, cfr. :

B. Croce, Luigi Pirandello, in ID., Letteratura della nuova Italia, vol. VI, Laterza, Bari 1945 e

W. Benjamin, L’opera d’arte nell’epoca della sua riproducibilità tecnica, Einaudi, Torino 1966.

Dopo il 1955, i contributi principali della critica marxista e storicista degli anni Sessanta-Settanta sono:

C. Salinari, La coscienza della crisi, in ID., Miti e coscienza del decadentismo italiano, Feltrinelli, Milano 1960;

A. Leone de Castris, Storia di Pirandello, Laterza, Bari 1962 (più volte ristampata) e Del rigore di Pirandello, in ID., Il decadentismo italiano, De Donato, Bari 1974, poi Laterza, Roma-Bari 1991.

Per la critica psicoanalitica, oltre a G. Debenedetti, Il romanzo del Novecento, Garzanti, Milano 1971, cfr.

M. Gardair, Pirandello e il suo doppio, Abete, Roma 1977;

E. Gioanola, Pirandello, la follia, Il Melangolo, Genova 1983 e poi Jaca Book, Milano 1997 (nuova edizione arricchita).

Per la critica comparatistica, cfr.

G. Mazzacurati, Pirandello nel romanzo europeo, cit. in TS 2 e

W. Krysinski, Il paradigma inquieto. Pirandello e lo spazio comparativo della modernità, a cura di C. Donati, Edizioni Scientifiche Italiane, Napoli 1988;

per la critica del Gruppo 63, cfr.

R. Barilli, Pirandello. Una rivoluzione culturale, Mursia, Milano 1986 (raccoglie tutti gli scritti precedentemente pubblicati, a partire dal 1964);

per la critica semiologica e stilistica si veda soprattutto

M. A. Grignani, Retoriche pirandelliane, Liguori, Napoli 1993;

per la critica neoermeneutica, cfr.

Umberto Artioli, L’officina segreta di Pirandello, Laterza, Roma-Bari 1989.

Fra le monografie e le raccolte di saggi più utili uscite dagli anni Ottanta a oggi segnaliamo:

G. Macchia, Pirandello o la stanza della tortura, Mondadori, Milano 1981;

L. Lugnani, L’infanzia felice e altri saggi su Pirandello, Liguori, Napoli 1986;

N. Borsellino, Ritratto e immagini di Pirandello, Laterza, Roma-Bari 1991;

R. Luperini, Introduzione a Pirandello, Laterza, Roma-Bari 1992;

C. Donato, Il sogno e la ragione. Saggi pirandelliani, Edizioni Scientifiche Italiane, Napoli 1993;

G. Mazzacurati, Stagioni dell’apocalisse, Einaudi, Torino 1998.

Sull’ideologia politica e filosofica e sulla cultura di Pirandello, cfr.

A. Leone de Castris, Storia di Pirandello, Laterza, Bari 1962;

G. Macchia, Pirandello o la stanza della tortura, Mondadori, Milano 1981 e

G. Petronio, Restauri letterari da Verga a Pirandello, Laterza, Roma-Bari 1990.

Fra gli altri lavori menzionati nella storia della ricezione, cfr.

B. Croce, Luigi Pirandello, in ID., Letteratura della nuova Italia. Saggi critici, VI, Laterza, Bari 1945;

R. Barilli, Pirandello. Una rivoluzione culturale, Mursia, Milano 1986;

G. Mazzacurati, Pirandello nel romanzo europeo, Il Mulino, Bologna 1987;

R. Luperini, Tematiche del moderno e tramonto dell’”Erlebnis” in Pirandello romanziere, in ID., L’allegoria del moderno, Editori Riuniti, Roma 1990.

Pirandello, Il Fu Mattia Pascal

Per il testo del romanzo, oltre a

Tutti i romanzi, nelle Opere di Pirandello, a cura di G. Macchia, I Meridiani, Mondadori, Milano 1986, vol. I, si veda la recente edizione ottimamente commentata da

G. Mazzacurati, Einaudi, Torino 1993.

Come guida didattica alla lettura si consiglia

R. Luperini, Luigi Pirandello e Il fu Mattia Pascal, Loescher, Torino 1990.

Claudia Sebastiana Nobili, Pirandello: guida al Fu Mattia Pascal, Carocci, ? 2004

Due libri di saggi considerano tutti gli aspetti del romanzo.

Si tratta di:

AA.VV., Il romanzo di Pirandello, a cura di E. Lauretta, Palumbo, Palermo 1976 e

AA.VV., Lo strappo nel cielo di carta. Introduzione alla lettura del “Fu Mattia Pascal”, La Nuova Italia Scientifica, Roma 1988.

Sul rapporto fra il romanzo e l’umorismo, cfr.

G. Guglielmi, La prosa italiana del Novecento. Umorismo, metafisica, grottesco, Einaudi, Torino 1986.

Sulla struttura del romanzo e sugli aspetti stilistici, cfr.

M. Guglielminetti, Il soliloquio di Pirandello, in ID., Il romanzo del Novecento. Strutture e sintassi, Editori Riuniti, Roma 1986;

A. Marchese, Il fu Mattia Pascal: anatomia di un romanzo, in ID., Il segno letterarioI metodi della semiotica, D’Anna, Firenze 1987 e soprattutto

M. Antonietta Grignani, Retoriche pirandelliane, Liguori, Napoli 1993.

Per un’interpretazione psicoanalitica e per il tema del “doppio”, cfr.

G. Debenedetti, Il romanzo del Novecento, Garzanti, Milano 1971;

M. Gardair, Pirandello e il suo doppio, a cura di

G. Ferroni, Abete, Roma 1977, ed

E. Gioanola, Pirandello, la follia, Il Melangolo, Genova 1983.

Pirandello, Sei personaggi in cerca d’autore

Sei personaggi in cerca d’autore è compreso nelle Maschere nude, da leggersi nella collana dei “Meridiani” (Mondadori, Milano), in una nuova edizione diretta da G. Macchia a partire dal 1986.

Si trova qui nel vol. II, a cura di A. D’Amico, uscito nel 1993 e poi ristampato nel 1997.

Molto utile anche l’edizione dei

Sei personaggi, a cura di G. Davico Bonino, Einaudi, Torino 1993, ricca di documenti e di apparati.

Per la critica,

P. Szondi, Teoria del dramma moderno, Einaudi, Torino 1972;

U. Artioli, L’officina segreta di Pirandello, Laterza, Roma-Bari 1989;

C. Segre, La comunicazione teatrale in Pirandello, in ID., Intrecci di voci. La polifonia nella letteratura del Novecento, Einaudi, Torino 1991;

E. Gioanola, Pirandello, la follia, Jaca Book, Milano 1997 (nuova edizione ampliata e integrata di un volume già uscito nel 1983);

F. Angelini, Sei personaggi in cerca d’autore, in AA.VV., Letteratura italiana. Le opere, diretta da A. Asor Rosa, vol. IV. 1: Il Novecento. L’età della crisi, Einaudi, Torino 1995.

Ricordiamo infine altri due lavori che per la loro chiarezza possono risultare utili anche sul piano didattico:

R. Alonge, Le messinscene dei “Sei personaggi in cerca d’autore” (in AA.VV., Testo e messa in scena in Pirandello, La Nuova Italia Scientifica, Roma 1986), che fornisce anche una storia della fortuna teatrale dell’opera, e

C. Donati, “Sei personaggi” e l’orchestrazione delle incongruenze, in ID., Il sogno e la ragione. Saggi pirandelliani, Edizioni Scientifiche Italiane, Roma 1993.

Pirandello: Lingua e lessico

Michael Rössner e Alessandra Sorrentino, Pirandello e la traduzione culturale, Carocci 2012

“Pirandello e la lingua: atti del XXX Convegno internazionale di Agrigento” (1994).

M. Verdenelli, “La vocazione antiletteraria della lingua teatrale di Pirandello” 2007, in
Lingua del teatro fra D’Annunzio e Pirandello : atti del convegno di studi, Macerata, 19-20 ottobre 2004. – ( Quaderni linguistici, letterari e filologici / Dipartimento di ricerca linguistica, letteraria e filologica, Università di Macerata)

S. Stefanelli, Va in scena l’italiano: la lingua del teatro tra Ottocento e Novecento, ed. Cesati 2006

A. Pagliaro, Teoria e prassi linguistica di Luigi Pirandello, in «Bollettino del Centro di studi filologici e linguistici siciliani», X, 1969, pp.249-293

G. Nencioni, L’interiezione nel dialogo teatrale di Pirandello (1977), in Id., Tra grammatica e retorica. Da Dante a Pirandello, Torino, Einaudi, 1983, pp. 210-253;

M. L. Altieri Biagi, La lingua in scena: dalle novelle agli atti unici, in AA.VV., Gli atti unici di Pirandello (tra narrativa e teatro), a cura di S. Milioto, Agrigento, Centro nazionale di Studi Pirandelliani, 1980, poi in Id., La lingua in scena, Bologna, Zanichelli, 1980

L. Sedita, La maschera del nome. Tre saggi di onomastica pirandelliana, Roma, Istituto della Enciclopedia italiana, 1988

L. Salibra, Lessicologia d’autore. Studi su Pirandello e Svevo, Roma, Edizioni dell’Ateneo, 1990

L. Serianni, Lettura linguistica di Pensaci, Giacomino!, in «Studi linguistici Italiani», XVII, 1991, fasc. 1, pp. 55-70.


Appunti da e su Lector in fabula, di Umberto Eco

Feb 24th, 2007

Appunti da Lector in fabula
A – frettolosa – cura di m.a.

“Conosci un altro modo per fregar la morte?”

Il libro:
Umberto Eco: Lector in fabula
la cooperazione interpretativa nei testi narrativi
Milano 1979.

Una lettura dell’Introduzione

Già in Opera aperta, del 1962, Eco rifletteva sullo statuto, dinamico, dell’opera d’arte – non solo letteraria.

Nelle sue parole, tratte dalla introduzione del saggio qui ripreso, affrontava il «problema di come un’opera d’arte da un lato postulasse un libero intervento interpretativo da parte dei propri destinatari, e dall’altro esibisse caratteristiche strutturali che insieme stimolavano e regolavano l’ordine delle sue interpretazioni».

Qualche anno dopo, scrivendo l’introduzione di Lector in fabula, indirettamente si avoca il merito di aver tracciato ante litteram un tentativo da afferire a quella che in seguito sarebbe stata chiamata pragmatica del testo, focalizzando nella «attività cooperativa che porta il destinatario a trarre dal testo quel che il testo non dice (ma presuppone, promette, implica ed implicita), a riempire spazi vuoti, a connettere quello che vi è in quel testo con il tessuto dell’intertestualità da cui quel testo si origina e in cui andrà a confluire» uno degli stimoli e insieme degli indicatori del godimento nella fruizione del testo, così come essa sarebbe poi stata descritta da Barthes ed Eco si annette come sottinteso dalla «fenomenologia.. delle esperienze di “apertura”» che egli aveva tentato.

Peraltro, precisa, il suo intento era piuttosto di «definire la forma o la struttura dell’apertura», «cosa nel testo stimolasse e regolasse a un tempo la libertà interpretativa», come supra accennato.

Quali erano i presupposti teorici con cui si trovava ad interagire con l’opera?

Sicuramente, ammette Eco, stimoli provenienti dall’Estetica di L. Pareyson, ma solo nelle edizioni successive di Opera aperta aveva potuto lucrare, per l’analisi teorica della strategia testuale, «del formalismo russo, della linguistica strutturale, delle proposte semiotiche di Jakobson, Barthes e altri», che pure oscuravano «l’intervento interpretativo del destinatario».

Claude Lévi-Strauss infatti (in Conversazioni con L.-S., Foucault e Lacan a cura di P. Caruso, Milano 1969, che riprende un’intervista del 1967) esprimeva perplessità proprio su quell’aspetto – contro la cui componente di arbitrarietà si era pronunciato peraltro anche Eco.

Criticava Lévi-Strauss, salvaguardando rigorosamente lo statuto autoriale dell’opera d’arte: «Quel che fa che un’opera sia un’opera non è il suo essere aperta ma il suo essere chiusa. L’opera è un oggetto dotato di proprietà precise, che spetta all’analisi individuare e che può essere interamente definita in base a tali proprietà…, come un oggetto che, una volta creato dall’autore, aveva la rigidezza, per così dire, di un cristallo: onde la nostra funzione (n.b.: alludendo all’analisi sua e di Jakobson di un sonetto di Baudelaire) si riduceva a metterne in luce le proprietà».

Tuttavia, lo strutturalista Jakobson aveva precisato nel 1958 tra le funzioni del linguaggio anche la necessità, nella comunicazione, di tener conto delle categorie di Emittente, Destinatario e Contesto; e proprio nell’analisi a Les Chats, afferma Eco, si compiono «operazioni complesse di inferenza testuale basata su competenza intertestuale», il che postula una serie di «scelte interpretative» da parte del lettore: in fondo sconfessando preliminarmente quanto poi affermato da Lévi-Strauss.

In realtà, il punto è che l’analisi strutturale non viene «inquinata» da elementi estranei al testo qualora venga attivata la «cooperazione del lettore»: piuttosto invece «il lettore come principio attivo dell’interpretazione» secondo una tale prospettiva «è parte del quadro generativo del testo stesso», anzi ciò significherebbe che i testi da Eco definiti “aperti” son quelli in cui è più evidentemente attivato un «principio che regola sia la generazione che l’interpretazione di ogni tipo di testo».

Il testo è in fondo «meccanismo pigro che vive sul plusvalore di senso immessovi dal destinatario», sebbene «desideri essere interpretato con un margine sufficiente di univocità»

Ad anni dalla pubblicazione di Opera aperta, Eco si dice consapevole che le sue successive analisi, da Apocalittici e integrati alla Struttura assente, a Le forme del contenuto sino al Trattato di semiotica generale, in realtà erano state volte a «cercare i fondamenti semiotici di quella esperienza di ‘apertura’ di cui avev[a] raccontato, ma di cui non avev[a] dato le regole, in Opera aperta».

Riprende, per quel che ricordo, abbastanza strettamente aspetti di Opera aperta anche la citazione finale dell’introduzione allo studio dello stesso Eco ai Misteri di Parigi di Sue, ripubblicato ne Il superuomo di massa: in essa Eco implicitamente ancora mette in guardia dalla forzosa strumentalizzazione dell’opera al servizio di «significazioni» attribuite poi dalla storia e dalla società, ribadendo che le «strutture narrative» non possono essere considerate solo «elementi neutri di una combinatoria assolutamente formalizzata» del tutto distaccati dall’opera stessa e dal suo rapporto con il ‘mondo’; così come tali significazioni, i «risultati pragmatici dell’opera-enunciato», non sono altro che «variazioni occasionali che non intaccano l’opera nella sua legge strutturale o addirittura ne risultano determinati»: e ben vano tentativo, «di fronte alla presenza, massiccia ed elusiva a un tempo, del puro significante».

«Ogni sforzo di definire una forma significante senza investirla già di un senso è vano e illusorio, così che ogni formalismo assoluto altro non è che un contenutismo mascherato.

Isolare delle strutture formali significa riconoscerle come pertinenti rispetto ad una ipotesi globale che si anticipa sul verso dell’opera; non c’è analisi di aspetti significanti pertinenti che non implichi già un’interpretazione e quindi un riempimento di senso».

Con chiara allusione a Barthes, l’autore conclude l’Introduzione con un ammiccamento suggestivo: «Ecco, ora si rompono gli indugi e questo lettore, sempre accanto, sempre addosso, sempre alle calcagna del testo, lo si colloca nel testo. Un modo di dargli credito ma, al tempo stesso, di limitarlo e di controllarlo.

Ma si trattava di fare una scelta: o parlare del piacere che dà il testo o del perché il testo può dare piacere. E si è scelta la seconda strada.

Luglio 1978»

N.d.A.:

A latere osservo che nel 1979 Italo Calvino pubblicava “Se una notte d’inverno un viaggiatore”.

Maria Amici


Cercando Bartleby

About Bartleby, the scrivener

Il 6 giugno 1984 Calvino fu ufficialmente invitato dall’Università di Harvard a tenere le Charles Eliot Norton Poetry Lectures. Si tratta di un ciclo di sei conferenze. […]

Presto diventarono un’ossessione, e un giorno mi disse di avere idee e materiali per almeno otto lezioni, e non soltanto le sei previste e obbligatorie. […]

Al momento di partire per gli Stati Uniti, delle sei lezioni ne aveva scritte cinque. Manca la sesta “Consistency” e di questa solo so che si sarebbe riferito a “Bartleby” di Herman Melville.

[…] Questo libro riproduce il dattiloscritto come l’ho trovato. […]

Presentazione di Esther Calvino a:
Italo Calvino, Lezioni americane. Sei proposte per il prossimo millennio, Milano, Garzanti, 1988.


mangiare altro (note)

Non di rado mentre i protagonisti vagano, inoltrandosi verso terre desolate dalla civiltà e dall’umanità, che erano tipiche di genti, appunto, propriamente barbare – sin da Omero -: i Ciclopi, i Lestrigoni, e altri) viene usato nelle letterature greca e latina il topos della differenza, talvolta macroscopica, di alimentazione.

“Mangiare altro” significa.. essere, altro (altro, e anche ‘barbaro’), nella cultura classica e non, nel mito.
Anche nella religione, una discriminante tra dio e uomo è il mangiare, il ‘cosa si mangia’.

Il dio l’ambrosia, l’uomo no.

Si riconosce che Ulisse viene a contatto con popolazioni ‘altre’ proprio dal fatto che spesso esse non praticano l’agricoltura: e in particolare dal cibo di cui si sostentano: dal fatto che i Lotofagi appunto si cibano di fiori che provocano amnesia; che i Lestrigoni come i ciclopi sono giganti antropofagi, e…non ricordo cosa facciano, gli abitanti dell’isola di Eolo, sempre presi a banchettare!

Maria Amici


le parole del guerriero*

Mar 26th, 2007

..ecco, ero in ambasce perché dovevo affrontare, più per motivi didattici (un buon esercizio per far pratica col latino della grammatica e della sintassi, mediante l’”Analogia”, direbbe Cesare stesso) che per convinzione quanto alle tematiche, la lettura, in “classico latino”, del De Bello Gallico.
D’un tratto, misericordiosamente, ho avuto la pur semplice intuizione che è un esempio mirabile – ed elegante e sobrio – di ‘parole del guerriero’ (*)
La fantasmagoria di giustificazioni teoriche che trascina un uomo a combatterne un altro (in genere per conto di terzi).

La conquista della Gallia, atto di impronta imperialistica più che netta, da parte di Roma, viene da Cesare presentata – ad un’opinione pubblica plaudente – come una strategia difensiva, e Cesare stesso (peraltro così attento ai gusti del destinatario) come chi vi è assolutamente costretto: Roma si fa carico di proteggere gli alleati, che sarebbe non solo detrimentum, ma anche uno sfregio (il contrario di ornamentum, entrambe parole cesariane) abbandonare.
Gli atti di guerra offensiva non sono che una misura preventiva.
E se anche i Galli vengon mostrati anelare alla libertà, non è, no, per partecipare alle loro speranze, per dar Cesare voce a genti che la storia ha dimenticato ricordando solo le ragioni del vincitore…
Non c’è nulla (devo controllare però, prima di dirlo in classe) infatti della partecipazione segnalata dalla focalizzazione interna: invero, di essi vien sottolineata, indirettamente ma inequivocabilmente, la pericolosità sociale e politica, dacché il loro ribellismo è piuttosto una bomba ad orologeria: son barbari violenti, riottosi, faziosi, sotto la guida di tiranni folli che come Critognato si spingono al di là di ogni civiltà e di ogni aberrazione, addirittura invitando, nel resistere all’assedio dei Romani, al cannibalismo contro i più anziani (inoltrandosi quindi verso quelle terre desolate dalla civiltà e dall’umanità, che erano tipiche di genti, appunto, propriamente barbare – sin da Omero -: i Ciclopi, i Lestrigoni, e altri – sulla categoria del “mangiare altro” vorrei fermarmi, prima o poi(**) ).

Ed ecco che peraltro, Cesare (comandante che guida – e tiene a sé vincolato – un esercito di valorosi, indefessi, integri e fedeli militi), con quella sua prosa razionale, misurata, ed esente da evidenti autocelebrazioni, limpida e sobria, sottolinea infatti che Roma è invece portatrice di civiltà: già nella figura dello scrittore-condottiero, dalle profonde capacità analitiche, dalla sicura decisionalità tattica, dal lucido razionalismo, dalla capacità, in definitiva, di portar ordine – amaro alibi del dux -, nella realtà, come nel testo, ov’esso sia turbato.
——————

(*) il percorso tematico mi è stato suggerito e chiarito da una -memorabile- conversazione con il dott. Andrea Molle, che ringrazio. Qui certo ne risulta banalizzata
(**) vedi

Maria Amici


Leggere… leggero

..ossia… Libri Consigliati

Target orientativo (specifico per una delle situazioni didattiche che ho sperimentato, non è un criterio generale):
classi del triennio di liceo classico

ISTRUZIONI PER L’USO:

Di seguito trovate segnalati varii libri, con l’indicazione della classe cui sono preferibilmente destinati (ma non ci sono pastoie in proposito).

Alla narrativa (e saggistica) classica contemporanea si susseguono autori di narrativa straniera, quindi i classici della Letteratura Italiana dall’Ottocento in poi.
Infine, vengono segnalati alcuni titoli di Cinematografia particolarmente interessante

 

ITALO CALVINO
Destinazione: tutte le classi
Perché leggere i classici (saggi)
I nostri antenati (Il visconte dimezzato, Il barone rampante, Il cavaliere inesistente) narrativa
Destinazione: II e III
Il castello dei destini incrociati narrativa
Italo Calvino legge l’Orlando Furioso di L.Ariosto– Destinazione: in specie la II –
Lezioni americane (saggi)
Se una notte d’inverno un viaggiatore narrativa (Destinazione: in specie in III)

ANNA MARIA ORTESE
Destinazione: tutte le classi
Il mare non bagna Napoli

UMBERTO ECO
Destinazione: I
Il nome della rosa narrativa
Destinazione: II
L’isola del giorno prima narrativa
Destinazione: III
Sei passeggiate nei boschi narrativi (saggi)

JORGE L. BORGES
tutte le classi, in specie II e III:
L’Aleph
Finzioni

LEONARDO SCIASCIA
Destinazione: I
Il giorno della civetta narrativa
Il mare color del vino narrativa
Destinazione: II e III
La strega e il capitano narrativa (in specie in II)
Il cavaliere e la morte narrativa (in specie in III, insieme con “Il settimo sigillo” di Bergmann)
Todo modo narrativa
Porte aperte narrativa
Il contesto narrativa
A ciascuno il suo narrativa

CESARE PAVESE
Destinazione: I e II
La luna e i falò
Destinazione: II e III
Dialoghi con Leucò

C.E. GADDA

Destinazione: III
Quel pasticciaccio brutto de via Merulana

ANTONIO TABUCCHI
Destinazione: tutte le classi
La testa perduta di Damasceno Monteiranarrativa
Sostiene Pereira narrativa

 

Destinazione: tutte le classi

R.BRADBURY
Destinazione: in specie in I
Fahrenheit 451

JAMES JOYCE
Gente di Dublino

M.PROUST
Un amore di Swann (da Alla Ricerca del tempo perduto)

MILAN KUNDERA
in specie in III (e II)
L’insostenibile leggerezza dell’essere

HERMAN MELVILLE
Bartleby lo scrivano
Moby Dick

Senza tralasciare:

Destinazione: tutte le classi

MANZONI
I promessi sposi

VERGA
I Malavoglia

SVEVO
La Coscienza di Zeno

PIRANDELLO
Destinazione: I
Il fu Mattia Pascal
II e III
Uno nessuno centomila
Così è se vi pare

BASSANI

Il giardino dei Finzi Contini

 (l’elenco può e deve essere implementato)

CINEMATOGRAFIA

Destinazione: II
MEL GIBSON
Hamlet

I. BERGMANN
Destinazione: III
Il settimo sigillo (insieme con Il cavaliere e la morte di Sciascia)

W.WENDERS
Destinazione: I e II
Fino alla fine del mondo
III
Il cielo sopra Berlino
Così lontano così vicino


Studiar leggendo – Ariosto

La proposta didattica si rivolge ad alunni di Prima o Seconda classe di liceo classico – eventualmente di scientifico -.

Peraltro potrebbe farsi, ognuno, “portatore sano” di cultura e interesse, avvicinando gli altri o proponendo questi input.

Studiare.. leggendo. Con l’agilità e la freschezza di una lettura alternativa.

La presente segnalazione di libri di supporto a quanto studiamo insieme nell’anno scolastico è uno strumento collaterale, e in definitiva quasi -sàrteme addòsso :ppp- un tramite fra la voglia di leggere (..saggistica piuttosto che romanzi) e …la voglia di studiare (..romanzi piuttosto che saggistica).

ARIOSTO, primo autore ad esser coinvolto nel nostro esperimento: e se lo leggessimo, come vi accennavo, mettendoci in sintonia con la lettura che ne fa a sua volta un grande scrittore a noi contemporaneo.. forse che non correremmo il rischio di farci coinvolgere dal suo modo di leggere, di rilevare aspetti vividi dell’autore che studiamo, e in maniera forse più originale, più bruciante, che dal manuale di letteratura?

Quest’ultimo rimane la ‘base’, naturalmente, e in qualche modo indispensabile: ma ad esso vorrei affiancare la risonanza che l’Autore dell’Orlando Furioso ebbe in Italo Calvino.

Spesso, a lungo, profondamente a quegli interessato: e chiari segni ne recano le sue opere (Il cavaliere inesistente per dirne una, e non è certo la sola! Ma vorrei che man mano le ‘scopriste’ da voi…)

Io lessi anni anni fa, quando uscì, nel’91, sia la raccolta di saggi che vi consiglio poco oltre, sia un romanzo assai intrigante, che risente molto dell’Ariosto, almeno in alcune delle storie: ma ..in verità è tutto un gioco letterario e scrittori e scritture e ‘favole’ ne riecheggia tanti..

Tagliamo corto, questa presentazione pare una ..conferenza. 😛

Perché leggere i classici?” di Italo Calvino,

è la mia proposta di lettura collaterale quanto allo studio di Ariosto.

In questo libretto, che è una raccolta di saggi introdotta da quello eponimo, ne trovate in particolare due che ci interessano:

La struttura dell’’Orlando”” e

Piccola antologia di ottave”.

Chi avesse voglia di una lettura dell’Orlando Furioso anche non immediata, ma preso per mano da (ridaje) Calvino potrà affidarsi a

L’Orlando Furioso di Ludovico Ariosto raccontato da Italo Calvino” (1970).

Il romanzo che vi suggerii già l’altr’anno e cui alludevo qui?

Il castello dei destini incrociati“, ancora di Italo Calvino.

Scopriamolo insieme, e discutiamone

Buona lettura!

(Testo di una mia vecchia proposta didattica)


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Bibliotecaria, copywriter, scrittrice con un passato da redattore editoriale. Amante dei libri, della lettura, sensibile al piacere del testo e al grado zero della scrittura, mi occupo di Letteratura, amica esistenziale fin dai tempi dell'infanzia, poi alleata negli studi, infine compagna fedele di vita. I miei campi d'azione: la critica, la riflessione sul romanzo, sui miti, su temi e topoi; la poesia come flusso di coscienza e sottile tecnica semantica; il racconto, finestra aperta su un mondo interiore da narrare con parole in libertà. Postilla doverosa per caratterizzarmi ulteriormente: oltre ai libri, l'enorme, smodata, incontenibile passione per il cinema (sono cresciuta nella videoteca di famiglia, l'ormai serrata Video Days) e per la musica (colonne sonore di film e tanto, tanto, tanto, metal e rock in tutte le sfumature).

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