Archivi categoria: Segnalazione libri

Parla di Nephelai…

mia elaborazione di una schermata della home page di PirandelloWeb

mia elaborazione di una schermata della home page di PirandelloWeb

Forse qualcuno ricorderà quando emozionata ho riferito d’esser stata ospitata tra i contributi del sito-portale PirandelloWeb (che invito tuttora a sostenere)…

Qualche tempo invece fa ho ricevuto un messaggio da parte di Michaela Di Cesare, assai interessante  commediografa canadese (vincitrice dei MECCA awards nel 2011 ‘for Best

Accoglienza di 8 ways… di M. Di Cesare

Text’), che mi ha chiesto un’informazione relativa ad Antonietta Portolano, la moglie di Luigi Pirandello, sulla quale sta scrivendo.

Antonietta Portolano

Antonietta Portolano

Sono ben lieta della possibilità d’esser stata “tempestivamente” utile alla Lettrice e all’Artista, nel mio “In morte di Antonietta“, ed ivi l’ho peraltro ringraziata per avermi dato modo di aggiungere al post, dopo la mia ricerca, la notizia che Lei cercava.

Ringrazio ancora di cuore l’attenta scrittrice per aver ritenuto di segnalare il contributo e la mia pagina su Antonietta sul suo Diario di Facebook, con parole di stima nei confronti miei, dello studio e della passione che mi animano:

«This wonderful Italian scholar and blogger absolutely saved my life by telling me where Antonietta is buried.
I’m so saddened by how close I came to the site this past summer in Rome. I wish I had visited you, Mrs. Pirandello».

Veduta cimitero monumentale Verano immagine già su web Romasparita.eu

Veduta cimitero monumentale Verano. immagine già su web Romasparita.eu

Condivido anch’io il desiderio di soffermarmi sulla tomba di Antonietta: e quanto di più peraltro avrei voluto visitare la casa di Pirandello in via Bosio, o meditare accanto alla sua (involontaria) sepoltura…

Il Villino di via Antonio Bosio in una foto d'epoca via web studiodiluigipirandello.it

Il Villino di via Antonio Bosio in una foto d’epoca via web studiodiluigipirandello.it

La tomba di Pirandello al Caos, via http://pirandellowebblog.blogspot.it

La tomba di Pirandello al Caos, via http://pirandellowebblog.blogspot.it

Felice e grata di aver avuto la possibilità di entrare in contatto con chi guarda con occhi e cuore d’artista la figura di Luigi Pirandello e di quanti gli furono intorno, ringrazio ancora Michaela, e resto in attesa di poter leggere la commedia in preparazione, augurandole ogni bene.

E’ così suggestivo sentir ‘vivere’ quali personaggi il Maestro e la sua famiglia, i suoi cari, e insieme coglierne i palpiti di vita nella nostra, e talora gli spasimi: più ancora forse sentirli vivere, pirandellianamente, avendo acquisito una propria autonomia, nelle mille sfaccettature prismatiche delle risonanze che ognuno di noi percepisce ed esprime, nella passione per la lettura e talora nell’empatia che risentiamo per Luigi Pirandello…

..et quod sequitur…
Maria Amici


Scrittori e lettori. ‘Il ragazzo che giocava con le stelle’ di G.Versace

VOLANTINO versace RC 72Nei boschi narrativi. Scrittori e lettori a confronto”. Dal sapore ‘echiano‘ il “percorso di letture e approfondimenti ideato dall’Associazione culturale Pietre di Scarto”, che ospita il 31 gennaio 2014 a Reggio Calabria due conversazioni con Graziano Versace , autore del libro “ Il ragazzo che giocava con le stelle „ , ed. San Paolo 2013*, articolate in un incontro mattutino con alunni del Liceo Scientifico e un momento di dialogo nel pomeriggio.

la copertina del libro

Dalla matrice del decimo Convegno Nazionale sulla letteratura organizzato dall’associazione nell’aprile 2013, “Nei Boschi narrativi alla ricerca del lupo”, continua l’osmosi tra fruitori di letteratura -scrittori e lettori- e studenti, educatori e amanti della lettura quali interlocutori privilegiati.

Un'immagine di Graziano Versace, l'AutoreIl nuovo romanzo di Versace offrirà spunto di riflessione e confronto su temi che coinvolgono, nella Storia e travalicandola, il nodo esistenziale ineludibile dell’Uomo stesso alle prese con il proprio essere e quanto di esso, intriso dolorosamente di terreno, si fa metafisica e scintilla dell’Oltre.

Siamo tutti invitati.

..et quod sequitur…

Maria Amici

VOLANTINO versace RC 72


Perché non sia solo oggi…

il ragazzo versace imgFAC

Desidero ricordare questo libro:

 Il ragazzo che giocava con le stelle „

di Graziano Versace *

Soprattutto oggi, perché non sia solo oggi
#‎GiornataDellaMemoria‬

Semplicemente,
G r a z i e 
.

..et quod sequitur…

Maria Amici

la copertina del libro

la copertina del libro ((C) dell’autore); l’immagine precedente ne è una mia rielaborazione


“Come sassi sulla spiaggia…”

«La grande estate ferisce; in quell’orizzonte che si spalanca c’è tutto e anche tutto quello che si è perduto e si continuerà a perdere. E’ così facile – anche se davanti a quel mare non si capisce come possa accadere – scordare di essere figli di re e andarsene per il mondo a bussare come mendicanti a porte straniere».

microcosmi Casuali compagni di viaggio, improvvisamente alla ribalta. Da un paio di giorni, per casi del tutto fortuiti e ben prima dunque dell’emergenza oggi offertasi alla divampante polemica del web, ho iniziato la lettura di Microcosmi, di Claudio Magris.

 Non amo seguire l’onda dei Premi e delle gratulazioni, se non – forse – al contrario. Ne sfuggo, se il libro è di ‘moda’; tento di lasciar sedimentare, e di acquistare per me stessa una prospettiva forse più matura, meno coinvolta.

 La dilazione, in me l’attesa, può durare qualche anno, o qualche decennio: se il filo resta, se la ragnatela tenta ancora e per motivi sostanziali, piuttosto scialle di seta intricato e suggestivo di significati o velario su un palcoscenico vibrante, che lascito sospeso di malaccorte pulizie, la lettura mi fluisce poi più nitida, affascinata, le evocazioni intertestuali più consapevoli…

 Sono peraltro proprio agli inizi: ancora al «Caffè San Marco», in una Trieste sempre in me velata di nostalgia. Seduta al Caffè, che «per chi vuole sgranchirsi le gambe e fare un piccolo giro del mondo è situato in un’ottima posizione».

 Né sfuggirò a banalità peraltro dal banale distaccandomi: tuttavia non ho mai ritenuto – e non per velleità d’aspirazioni mancate – che non potessi viaggiare (l’infinito viaggiare?) anche solo intricandomi tra le righe e le parole e le pagine d’un libro, quelle Città invisibili

 la spiaggia di sassi, via mirkomacari.itCosì sfilo via – tra i «gomitoli del tempo» – tra l’infinitamente piccolo infinitamente grande, nel moltiplicarsi inseguito di prospettive, ricerca sfinita e senza fine (né fines) di un senso e di πολυτροπία, esule coscienza accesa in una «odissea letteraria», che in fondo non meno per me «è quella che racconta il viaggio al nulla e il ritorno», anch’io, lector, come l’autore cosciente – quale non lo era meno un Calvino («superior stabat…»*) – che «viaggiare, come raccontare – come vivere – è tralasciare. Un mero caso porta a una riva e perde un’altra».

 (E conoscere, pure, non è perdere?)

« […] ogni estate è unica e irripetibile, una dopo l’altra sfilano come i grani di un rosario, il tempo li arrotonda come sassi sulla spiaggia, fra l’uno e l’altro si apre un infinito».

*Le citazioni sono attribuibili a Claudio Magris: ma quel superior stabat [Italo Calvino] allude, con netta inversione, alla dedica («A Umberto, superior stabat lector, longeque inferior Italo Calvino») con cui questi inviò a Eco il suo Se una notte d’inverno un viaggiatore.., dedica in cui era evidente una ‘risposta’ a Lector in fabula (sul quale qui miei appunti). Eco riprende l’episodio nel suo Sei passeggiate nei boschi narrativi, 1994.

et quod sequitur

Maria Amici


In lettura: Il mare non bagna Napoli…

Anna Maria Ortese: Il mare non bagna Napoli, copertina AdelphiAppena iniziata la lettura de

Il mare non bagna Napoli
(Torino, Einaudi 1953)

di Anna Maria Ortese.

Interessata al suo sofferente realismo visionario ancora più di quanto lo sia (pervicacemente) alla denuncia, avevo iniziato ad ascoltarne l’audio tempo fa (da Il terzo anello: Ad alta voce) con non convincenti risultati: non ero andata oltre la metà del racconto che fece da j’accuse contro gli intellettuali partenopei (e non solo), Il silenzio della ragione.

Più riguardo a Il mare non bagna NapoliFui naturalmente entusiasta del meraviglioso, straniante, Un paio di occhiali, ma evidentemente la spinta non fu sufficiente, ai tempi.

Un ‘grazie’ ora a chi è stata origine invece più recentemente della suggestione di lettura e in più ampio respiro delle stimolanti condivisioni sperimentate…

L’incipit

di Un paio di occhiali 

– Un assaggio, dedicato a chi è accomunato a Eugenia (e me) da qualche… problemino (da Materiali… per la mente).

— Ce sta ‘o sole… ‘o sole! — canticchiò, quasi sulla soglia del basso, la voce di don Peppino Quaglia. — Lascia fa’ a Dio, — rispose dall’interno, umile e

Napoli, Sant'Erasmo ai Granili - Fotografia di GianLuigi Gargiulo, reperita su web:  http://www.gianluigigargiulo.it/la%20mia%20napoli/san%20erasmo/index_san_erasmo.htm - I diritti appartengono ai rispettivi proprietari.

Napoli, Sant’Erasmo ai Granili – Fotografia di GianLuigi Gargiulo, reperita su web: http://www.gianluigigargiulo.it/ – I diritti appartengono ai rispettivi proprietari.

vagamente allegra, quella di sua moglie Rosa, che gemeva a letto con i dolori artritici, complicati da una malattia di cuore; e soggiunse, rivolta a sua cognata che si trovava nel gabinetto: — Sapete che faccio, Nunziata? Più tardi mi alzo e levo i panni dall’acqua.

— Fate come volete, per me è una vera pazzia, — disse dal bugigattolo la voce asciutta e triste di Nunziata; — con i dolori che tenete, un giorno di letto in più non vi farebbe male! — Un silenzio. — Dobbiamo mettere

La mia luna

La mia luna (immagine non esemplificativa. – Orrenda ma non in pubblico dominio – .

dell’altro veleno, mi sono trovato uno scarrafone nella manica, stamattina.

Dal lettino in fondo alla stanza, una vera grotta, con la volta bassa di ragnatele penzolanti, si levò, fragile e tranquilla, la voce di Eugenia:

— Mammà, oggi mi metto gli occhiali!

Et quod sequitur

Maria Amici


“Sono stata fuori con Lei ieri sera al cinema…”

Luigi Pirandello, Lettere a Marta Abba, copertinaAl lettore accorto, scevro di pregiudizi – tanto più incompatibili con la comprensione autentica di un Pirandello -, incline alla ricerca e a risentire dentro di sé, mentre non sfugge all’obiettività disinteressata e al metodo scientifico, la condivisione dell’umanità profonda dello Scrittore (con interesse peraltro non banalmente ‘biografico’), sprazzi di intensa suggestione  offre il carteggio tra Marta Abba e Luigi Pirandello [1]**: non solo in quelle dell’insigne Innamorato ma

persino nelle lettere scritte dall’attrice, amica e collaboratrice: e malgrado l’effettivo – e rilevato dal sensibile curatore dell’epistolario di lei, Pietro Frassica [2]

salto funzionale fra i due epistolari, non dato dalla scontata differenza di qualità letteraria, ma proprio dalla presenza di due diversi “discorsi”, l’uno appassionato e «inutile» [3], l’altro piano e tutto informativo, perfettamente sordo ai disperati appelli, impliciti o espliciti, del pur venerato interlocutore”.

Marta Abba a tali appelli non risponde mai [4].

Né peraltro, leggendo le sue lettere – che invece temevo e forse mi aspettavo mi avrebbero scoperto invece proprio quella Abba -, mi è parsa arcigna, interessata, spietata, arrampicatrice come è stata spesso disegnata (dando credito a quella che può apparire – e se lo sia non possiamo dirlo – una campagna di diffamazione ‘orientata’ e ‘pilotata’?).

Marta Abba e Palazzeschi tra il pubblico alla commemorazione di Pirandello. Roma Teatro Valle a Roma 27.06.1961

Marta Abba e Palazzeschi tra il pubblico alla commemorazione di Pirandello. Roma Teatro Valle a Roma 27.06.1961

Talvolta, malgrado lo schermo impostosi, si colgono comunque nella scrittura di Marta Abba impulsi sotterranei di un’amicizia intensa, salda: che resistette

..al tempo – negli undici anni da quando si conobbero in parte riflessi nel carteggio, ma anche nel mezzo secolo in cui sarebbe sopravvissuta al Maestro

..alle difficoltà, spesso gravi ed estese nel tempo, d’ogni genere e matrice…

Marta Abba interprete della Figliastra nei Sei personaggi in cerca d'Autore, messinscena del Teatro d'Arte diretto da L.Pirandello, 1925. - Immagine reperita su web, i diritti appartengono ai rispettivi proprietari

Marta Abba interprete della Figliastra nei Sei personaggi in cerca d’Autore, messinscena del Teatro d’Arte diretto da L.Pirandello, 1925. – Immagine reperita su web, i diritti appartengono ai rispettivi proprietari

..ai pregiudizi, alle malignità e ai fraintendimenti, dei quali – come anche per la sua scelta (maturata con Pirandello e con lui condivisa sia come attrice, sia come ‘capocomica’, direttrice di Compagnia) di un teatro, di un repertorio, di una forma interpretativa portatori di un difficile “rinnovamento” [5]** – ella avrebbe pagato un prezzo altissimo e tuttora implacato [6]

..alla differenza d’età e di personalità, di registri e intendimenti del e nel loro rapporto…

Pirandello, Quando si è qualcuno, a cura di Marta Abba, copertina sigaretta senza link..alla scelta di relazionarsi con un uomo, un Qualcuno [7], geniale, famoso, disperato: che aveva in precedenza e anche dopo averla incontrata, per averla incontrata, “sofferto” [8] quant’altri mai; un uomo che a lei si era volto come la sua divinità [9], la sua ispiratrice [10], soprattutto il suo ‘tu’, quel respiro confidente dell’anima che non aveva mai sperimentato [11]: pur sapendola renitente per tanti motivi, che egli probabilmente conosceva o intuiva ma che oggi, dall’esterno, non si ha pieno diritto né di sondare né, peraltro, di aggirarli per mettere in dubbio la densità del rapporto.

Pirandello legge a Marta Abba "Trovarsi", Lido di Camaiore, Agosto? 1932

Pirandello legge a Marta Abba “Trovarsi”, Lido di Camaiore, Agosto? 1932

Si riconoscono nelle lettere, infatti, indizi fulminei che in pochi tratti evidenziano come quella relazione vivesse di un’“intimità non intima” [12]: eppure intimità.

Tali indizi disvelerebbero anche da parte dell’attrice un “autentico affetto” [13], una confidenza profonda che non teme il confronto e persino il disaccordo (che non è tuttavia mai dis-cordia, divisione tra i corda) …

Marta AbbaSi indovinano momenti di non più che rari abbandono ed effusione, in cui ella giunge a confidarsi, con la difficoltà propria di un tormentato riserbo e spesso chiedendo al Maestro di distruggere [14] le lettere – cosa che Egli, spesso, fa malgrado le resistenze affettive -, e ad affidarsi a Lui

«giacché  – gli scrive – Lei è un altro me stesso» [15].

Sprazzi quali appunto talora baluginano e subito si rifugiano nel non detto, nell’impossibile, nella riservatezza e nell’estremo pudore di una scelta altra.

Pirandello alla cerimonia di premiazione del Nobel: 10 Dicembre 1934Il 10 Dicembre 1934, Luigi Pirandello ricevette a Stoccolma il Premio Nobel per la Letteratura [16].

La motivazione

“For his bold and ingenious revival of dramatic and scenic art 

– Per lo  schietto e geniale rinnovamento da Lui proposto nell’arte scenica e drammatica – ”,

pur senza tralasciarne l’esperienza narrativa, si riaggancia – è evidente nel discorso di Per Hallström, segretario permanente dell’Accademia di Svezia disponibile qui -, alla genialità [17] ispirata dello scrittore e drammaturgo e, oltre che alla coraggiosa – talora desolata – iniziativa di sperimentazione,

Luigi Pirandello, premio Nobel per la Letteratura 1934 - Il fotomontaggio, di immagini a bassissima qualità reperite sul web, è invece mio. I diritti appartengono ai rispettivi proprietari

Luigi Pirandello, premio Nobel per la Letteratura 1934 – Il fotomontaggio, di immagini a bassissima qualità reperite sul web, è invece mio. I diritti appartengono ai rispettivi proprietari

alla carica di modernità, tuttora insuperata, del suo Teatro, che tuttavia spesso gli alienarono il favore del pubblico, degli ‘addetti ai lavori’, della critica (o almeno parte consistente di essa), del potere: che non riuscivano a comprenderlo né a incapsularlo, a strumentalizzarlo.

Marta Abba, in una lettera da Milano indirizzata al Maestro a Praga, e che porta la data del 14 Dicembre 1934, risponde riferendogli risonanze e al contempo compenetrandosi nella stanchezza e nell’animo del suo amico e mentore, del quale non sottace l’anzianità né tuttavia la fibra. Nel comprenderlo e confortarlo allo stesso tempo, e non l’unica volta, lo ammonisce indirettamente, sentendo di poterselo permettere, e non esita – lei che peraltro rifugge dall’adulazione non ritraendosi da talune durezze -, a fargli notare:

Busta che contenne l'avviso di conferimento del Premio Nobel da Stoccolma; cartolina indirizzata presso Villino Abba, Lido di Camaiore: sulla scrivania di Pirandello nello studio in Via Antonio Bosio 15, Roma

Busta che contenne l’avviso di conferimento del Premio Nobel da Stoccolma; cartolina indirizzata presso Villino Abba, Lido di Camaiore: sulla scrivania di Pirandello nello studio in Via Antonio Bosio 15, Roma

«Caro Maestro,

la sua lettera di due giorni fa mi porta l’eco dei suoi [18] trionfi e delle feste che ha avuto, clamorosi. Dai nostri giornali abbiamo seguito le fasi, un bell’articolo sul Corriere illustrava la cerimonia solenne della premiazione, ieri, una fotografia, sempre sul Corriere, di Lei con la più grande scrittrice svedese. Immagino, caro Maestro, la sua stanchezza e ora quello che la aspetta a Praga… fortunatamente Lei è così forte!» [19]

banchetto al nobel 1934Malgrado il riconoscimento di spicco e la valutazione eccelsa, in Italia i festeggiamenti furono tuttavia più radi [20] di quali ci si sarebbe aspettato: peraltro Pirandello non ambiva ad essi e non solo per il carattere schivo e semplice. Negli anni – e purtroppo sia dalla riflessione esigente sia per esperienza di vita ne aveva ben donde -, il suo senso di solitudine e di ‘esclusione’ lo avevano spesso sopraffatto, divenendo una condizione esistenziale inestirpabile.

La targa del Premio Nobel, nello studio di Pirandello a Roma, via Antonio Bosio 15

La targa del Premio Nobel, nello studio di Pirandello a Roma, via Antonio Bosio 15

L’anno successivo, inaspettatamente – e non solo dacché l’evento su cui era incentrato il documentario era.. dell’anno precedente! -, Marta Abba nella lettera del 18 dicembre 1935 [21] dà vita, con ogni probabilità inconsapevolmente, ad uno scenario particolarissimo: se stessa al cinema con il Maestro [22].

Nel vertiginoso caleidoscopio di dilatate lontananze che ci si presenta alla mente, ricordiamo che l’attrice era però a Milano, Pirandello a Roma: e.. da Stoccolma, per di più da un anno di distanza, provenivano i fotogrammi che tanto avevano colpito la Abba (segue infra).

E lei al Maestro li ripropone, in una rilettura in cui non paiono mancare nodi commoventi di ammirazione – per lo scrittore e l’uomo di teatro e la guida non meno che per l’uomo -, di affetto e coinvolgimento, un’intimità e un’intesa profondi, che forse si possono indovinare, tra il ‘non dire dicendo’ e il ‘dire non dicendo’:

Pirandello alla cerimonia di premiazione Nobel, 10 Dicembre 1934“Sono stata, dopo parecchi giorni di permanenza in casa, fuori con Lei ieri sera al cinema, felice di vederla nel film-Luce [23] in occasione della consegna della medaglia “Nobel”.

E’ fotogenico in modo straordinario, e Le ho già detto la sua testa si stacca con linee scultoree magnifiche di bellezza„

____________________

Bibliografia e Video

(nella sezione successiva, Crediti)

[1] ** Al carteggio, che anche secondo gli specialisti meriterebbe ben maggiore attenzione, come pure alla novità dell’interpretazione attoriale in Pirandello quale fu incarnata da Marta Abba, qui si accenna soltanto, come anche in quest’altro post su Nephelai: “A Marta Abba per non morire: il ricordo di lei”.

Talune considerazioni, col dovuto rispetto, saranno riprese e sviluppate altrove.

[2] Nell’Introduzione, p. 10, al libro di Marta Abba, Caro Maestro… Lettere a Luigi Pirandello (1926-1936), a cura di Pietro Frassica, Milano : Mursia c1994.

Pirandello's love letters to Marta Abba, copertinaFrassica era professor di Letteratura italiana alla Princeton University, NewJersey, destinataria della donazione delle lettere indirizzatele da Pirandello da parte di Marta Abba nel 1986 e pubblicate negli Stati Uniti nel 1994 (mi pare inizialmente in una selezione in lingua inglese – vedi articolo su Italica, 72/3) e successivamente in Italia -non peraltro tutte-, in Luigi Pirandello, Lettere a Marta Abba, a cura di Benito Ortolani, Milano : Arnoldo Mondadori, 1995.

Marta Abba sarebbe scomparsa il 24 Giugno 1988; le lettere scritte a Pirandello da lei sarebbero state invece ereditate dalla sorella Cele (anch’ella attrice e interprete del personaggio di Diamante nella prima dei Giganti della Montagna al Giardino di Boboli, nel 1937) e in seguito dai nipoti; sono state pubblicate nel su citato libro a cura di P. Frassica nel 1994.

Marta Abba

Marta Abba

[3] Frassica allude, mediante l’aggettivo “inutile”, ad un passaggio di una lettera di  Marta Abba scritta da una Messina che ancora recava i segni della devastazione del terremoto, il 12 aprile 1930 (in Abba, Caro.. cit., pp. 77-78): in cui l’attrice, stanca dopo le prove ma più per le preoccupazioni e gli attacchi che riceveva sul lavoro, e ferita dai rimproveri di un esigente, disperato (anzi disperatissimo, direbbe Pietro Citati) Pirandello, definiva le lettere di lui

«volumi di parole inutili, che mi contristano, mi irritano, mi fanno star male!»

Sulla valenza di quell’«inutili» non ci si sofferma qui: anche su ciò in seguito si avrà forse modo, mai mancando all’obbligo, al desiderio e all’istanza del rispetto, di sviluppare alcune riflessioni.

Sulla scrivania di Pirandello nella casa di Via Bosio 15, Roma, carte e documenti dal portafogli: carta di libera circolazione sulla linea ferroviaria del 1930 e foto con autografo di Marta Abba tutta gualcita

Sulla scrivania di Pirandello nella casa di Via Bosio 15, Roma, carte e documenti dal portafogli: carta di libera circolazione sulla linea ferroviaria del 1930 e foto con autografo di Marta Abba tutta gualcita

[4] Pirandello nell’epistolario più volte (alcune per tutte: nelle lettere del 4 Aprile del 1929 e del 9 Giugno dello stesso anno, in Lettere.. cit.) rassicura l’interlocutrice di lacerare le sue lettere subito dopo averle lette: tuttavia ciò non implica – né risulta dalle risposte di Lui – che ella abbia corrisposto esprimendosi esplicitamente come Egli desiderava.

[5] Vedi nota 1**.

[6] Cfr. inoltre le considerazioni di Frassica in A Marta Abba per non morire. Sull’epistolario inedito tra Pirandello e la sua attrice, Milano : Mursia 1991, p. 122 e in Abba, Caro.. cit., pp. 23-24, ma in generale da p. 20; se peraltro non isolate nel panorama della critica, assai rare.

[7] Nella definizione ci si riferisce a Quando si è Qualcuno, dramma di Pirandello del 1932, rappresentato nel 1933. Qui è disponibile il testo.

Marta Abba, foto Moreschi

Marta Abba, foto Moreschi

[8] L’attento, non meno che sensibile, curatore Benito Ortolani nell’introduzione a Luigi Pirandello, Lettere a.., cit., p. xi, esordisce chiarendo che

“Marta [gli] confidò più volte che si era determinata a questo passo «per far capire quanto avesse sofferto quell’uomo», e soggiungeva che per lei era molto importante farlo conoscere nella sua infelicità esistenziale”:

e ciò malgrado l’attrice “per decenni” avesse evitato di fatto la pubblicazione dell’epistolario, pur talora considerandone l’opportunità.

Luigi Pirandello – Orio Vergani, uno degli Undici del Teatro d’Arte –qui su Nephelai – e fratello della Vera interprete della Figliastra nella prima del Sei personaggi in cerca d’autore diretta da Dario Niccodemi, ne ricorda, nel modo grossolano che gli è forse consono, in Misure del tempo. Diario, a cura di Nico Naldini, Milano, Baldini & Castoldi, 2003, pp. 39-41 – qui un’anteprima – , un’occasione fallita dacché Marta Abba accortamente e insieme, credo, per ritegno e delicatezza dissimulati dietro l’usuale velo di ruvidità, se ne ritrasse: per il (ben comprensibile)

“pudore – notava Ortolani che a Vergani non fa cenno – d’infrangere il velo di riserbo su un rapporto d’amore che i più non avrebbero capito e che forse qualcuno avrebbe profanato”.

Ritratti di Marta Abba nello studio di Pirandello, via Bosio 15, Roma

Ritratti di Marta Abba nello studio di Pirandello, via Bosio 15, Roma

[9] «Santa Marta», «eletta», «divinità» “adorata” e «premio divino» sono alcune delle espressioni, ferventi di trasporto passionale e sentimentale e contemplata elezione, che Pirandello usa nelle lettere, ininterrottamente in un arco di tempo che va dal 20 Marzo del 1930 al 27 Gennaio del 1931, dall’Aprile del 1930 al Novembre inoltrato del 1936, sino alla malattia fatale.

Un’elezione fondata non “teisticamente” – è anche la nota di Ortolani, Lettere cit., cfr. anche p. xix – ma sulle qualità umane e morali della donna.

Si veda anche, ma non solo, Donne e teatro. Atti del Convegno, Venezia, Auditorium Santa Margherita 6 ottobre 2003, a cura di Daria Perocco, n. 5, pp. 146-147; reperibile qui.

Una volta per tutte, si sottolinea che le occorrenze testuali e bibliografiche riportate sono consapevolmente incomplete: ma alla mancanza di esaustività compensa, in parte!, che non siano mai di seconda mano.

[10] Nella lettera del 7 Marzo del 1931, da Parigi a Marta Abba a Firenze, Pirandello scrive un passo esemplare, che riferisce direttamente ai Giganti della Montagna ma per esteso all’ultima voluta della sua opera:

Pirandello dopo Nobel 12 Dicembre 1934 ringrazia i lettori francesi_2«So io che sforzi faccio per tirarmi su da questa morte, e lavorare, come sto lavorando! Non potrei farlo, se non ci fossi Tu, il pensiero continuo di Te, l’immagine Tua che viene come un Angelo a porgermi la mano; e poi subito si cangia e diventa come una fiamma che mi riaccende l’estro, incarna il personaggio della Contessa, m’illumina tutta la scena, mi detta le parole, mi apre tutte le vie per andare avanti, fino in cima alla Montagna. E tutte le potenze del mio spirito, così accese da Te, mandano lume, Marta mia, e creano quest’opera insolita, magica, che non ha riscontro in nessun’altra, e resterà unica al mondo: opera Tua».

Cfr. Lettere…, cit., p. 675.

Pirandello dirige Marta Abba e Lamberto Picasso ne La nuova colonia, 1928.

Pirandello dirige Marta Abba e Lamberto Picasso ne La nuova colonia, 1928.

[11] Si legga Gaspare Giudice, Luigi Pirandello, Torino : UTET 1963 (rist. 1980) p. 509:

“quali che possano essere oggi le nostre riserve critiche sull’opera ispirata dall’attrice, dobbiamo testimoniare, sul piano diverso della biografia dello scrittore, questo avvenimento finale dell’amore e dell’illusione, dell’incantarsi e del soffrire, un rivolo di speranza e di umano impegno che fu anche, nonostante tutto, un ricupero di beni perduti, mai prima posseduti” (il corsivo è mio).

[12] L’espressione è di Ortolani, in Lettere.. cit., p. 1418.

[13] L’espressione è di Frassica in Abba, Caro.. cit., p. 19.

[14] Vedi n. 4.

Pirandello con Marta Abba (venuta a salutarlo) e Paola Masino a Genova all'imbarco per Buenos Aires sulla Duilio: 17 Agosto 1933

Pirandello con Marta Abba (venuta a salutarlo) e Paola Masino a Genova all’imbarco per Buenos Aires sulla Duilio: 17 Agosto 1933

[15] Si cita p.es. la lettera di Marta Abba dell’1 Agosto 1931 (in Caro Maestro.., cit., p. 204), che, come alcune delle precedenti del Luglio, intrise di progetti sul piano professionale e di formazione personale e intellettuale da parte della Abba come di incertezze e momenti di ponderazione sul lavoro, e punteggiate di qualche cenno sulla vita privata, in Pirandello suscitano il senso di ricevere finalmente una

«lettera – questa sì – tutta […] della ‘sua’ Marta» :

è la lettera del 3 Agosto del 1931, in Pirandello, Lettere.. cit., p. 843. Il mio corsivo sostituisce “mia”; l’inciso e le virgolette, a sottolineare la gratitudine di ricevere una lettera più personale e intima, così come continuamente Egli le implorava, e con uno

«spirito di presenza viva e vera in tutto ciò che scriveva» – si cita la lettera del 2 Aprile del 1930, in Lettere.. cit., p. 350 –, sono immesse da Pirandello.

Pirandello poco dopo non dissimula la felicità e il trasporto di ricambiare, nella lettera dell’11 Agosto del 1931 (in Lettere.. cit., p. 855), quel senso di identità e di coinvolgimento:

Marta Abba specchio«Sono felice, Marta mia, che Ti stai divertendo, e che mi dici tutto come a un’altra Te stessa. Sono, sono veramente un’altra Te stessa, come Tu sei per me un altro me stesso, in tutto, in tutto e per tutto».

[16] Qui un videoclip, da nobelprize.org, della cerimonia del 1934, «From SF Veckorevy 1934-12-10. Copyright © Sveriges Television AB 2005».

Pirandello intervistato dopo il Nobel, 12 Dicembre 1934Dallo stesso sito si segnala qui il ringraziamento in lingua da parte di Pirandello ai lettori francofoni.

[17] Tra l’altro Hallström nel suo: P. Hallström, Luigi Pirandello. The Nobel Prize in Literature 1934, in Nobel Lectures. Literature 1901-1967, Amsterdam 1969), rilevò:

“L’esuberante manifestazione di un sentire appassionato e di un’attività intellettuale di superiore caratura, carica di poesia, costituisce la vera ispirazione del genio”.

[18] Marta Abba né nell’epistolario né nella frequentazione comune né nel ricordo ha mai cessato di rivolgersi o di alludere a Pirandello con il Lei né di usare sempre e unicamente l’appellativo di Maestro.

[19] In Caro Maestro.. cit., pp. 270-271.

Didascalia scritta da Stefano Pirandello:(Oggi 9 novembre 1934 mio Padre scriveva a macchina su questo foglietto mentre i fotografi e i cinematografisti lo riprendevano in posa). Stefano Pirandello. Data del (Conferimento del Premio Nobel)

Didascalia scritta da Stefano Pirandello:
(Oggi 9 novembre 1934 mio Padre scriveva a macchina su questo foglietto mentre i fotografi e i cinematografisti lo riprendevano in posa). Stefano Pirandello. Data del (Conferimento del Premio Nobel)

[20] Si legga per esempio la utile e gettonatissima Biografia di Pirandello a cura di Giuseppe Bonghi, qui, 07-b: Il premio Nobel, pag. 3 di 12. La biografia si trova anche su PirandelloWeb ma in altra stesura.

Pirandello immortalato dai fotografi alla notizia del conferimento del Nobel (mentre scrive: "Pagliacciate!") - Studio di via Antonio Bosio 15, Roma, 9 Novembre 1934

Pirandello immortalato dai fotografi alla notizia del conferimento del Nobel (mentre scrive: “Pagliacciate!”) – Studio di via Antonio Bosio 15, Roma, 9 Novembre 1934

Peraltro, Pirandello non aveva esitato a definire una volta di più onori feste e attenzioni dettate dalle occasioni: «pagliacciate», nel famigerato foglio “monodattilo”-scritto a macchina mentre veniva immortalato nel suo studio dai paparazzi sovreccitati dalla notizia del conferimento del Premio Nobel, il 9 Novembre 1934.  Cfr. p.es. Giudice, Luigi Pirandello, cit., p. 531.

[21] In Caro Maestro.., cit., p. 324.

Pirandello con Marta Abba e Sir James Barrie - LIFE 28 dic 1936, London

Pirandello con Marta Abba e Sir James Barrie – LIFE 28 dic 1936, London

[22] Effettivamente insieme con il quale peraltro ricordiamo che talora frequentasse i teatri, come spettatrice, a Berlino nei cinque mesi di ‘esilio’ condivisi – vicini e lontani allo stesso tempo – e occasionalmente a Londra e altrove. Un riferimento per tutti, la nota di Ortolani, in Lettere.. cit., p. 58.

[23] Forse Marta Abba si riferisce al Giornale Luce B0596 del 12/1934, su ripreso, disponibile sul canale YouTube di CinecittaLuce.

..et quod sequitur…

Maria Amici

_______________________

Crediti

Ringrazio Silvia Montanari per la gentilezza, l’umanità e.. la possibilità di condividere con lei la viva passione per Pirandello, per la sua personalità e per i suoi scritti. Silvia ha recentemente proposto il link del “film Luce” qui riportato, che mi ha richiamato alla memoria le parole di Marta Abba nella lettera al Protagonista.

Di Silvia, è un piacere segnalare i blog Ab hic et ab hoc con il suo Dicono di Pirandello  e “La Locandiera” e, in esso, post interessantissimi, tra i quali il ricordo del comico Ettore Petrolini affidato a Pirandello e Petrolini e soprattutto di Una prima tumultuosa, quella dei Sei personaggi in cerca d’Autore a Roma il 10 Maggio 1921, di un incontro fatidico in Un drammaturgo, un’attrice e una città!, tra Luigi Pirandello e Marta Abba, e un interessante giro Nello studio di Pirandello, nelle parole di Giovanni Macchia

“casa viva degna di uno scrittore più che mai vivo!”

E come dargli torto..?

Maria Amici


Grazie…

disegno del piccolo Enzo Frateili ritraente Pirandello e se stesso - Reperito sul web

disegno del piccolo Enzo Frateili ritraente Pirandello e se stesso – Reperito su web

…Ringrazio tutti coloro che hanno voluto seguire questo esperimento e questo nuvoloso phrontisterion

e coloro che vi si sono imbattuti per caso,

coloro che hanno voluto con me condividere alcune passioni e alcuni studii, stimolandomi e credendo in me e suggerendomi progetti,

Le immagini appartengono ai rispettivi proprietari. Il fotomontaggio è curato da me.

Le immagini appartengono ai rispettivi proprietari. Il fotomontaggio è curato da me.

.

.

e chi è con la sua scrittura vivo nella mia mente, nei miei interessi, nella ricerca, accompagnandomi nel cammino,Pirandello dopo Nobel 12 Dicembre 1934 ringrazia i lettori francesi_2

.

chi ha ritenuto che alcune mie analisi fossero di interesse comune e mi ha onorato di condividere i miei scritti su un portale, quale il prezioso PirandelloWeb, di

mia elaborazione di una schermata della home page di PirandelloWeb

mia elaborazione di una schermata della home page di PirandelloWeb

grandi spessore e diffusione;

i pochi che posso dire miei amici,
i tanti che conosco
e chi non conosco ma potrei,

chi pensa, con ragione, che stia scivolando nella retorica e chi sa cogliere l’autenticità,

coloro che restano e coloro che vanno.

Luigi Pirandello - disegno di De Chirico - Immagine reperita sul web

Luigi Pirandello – disegno di De Chirico – Immagine reperita su web

A tutti auguro un sereno e culturalmente proficuo 2013!

Maria Amici

Maria Callas interpreta la Medea di P.P. Pasolini (1969) - Immagine reperita su web

Maria Callas interpreta la Medea di P.P. Pasolini (1969) – Immagine reperita su web


L’amor sospeso, di Graziano Versace – invito

Graziano VersaceDa qualche tempo seguo con estremo interesse l’attività letteraria di Graziano Versace, che mi onora del dono della sua amicizia ma in cui soprattutto ho ritrovato, dopo anni, non solo la stessa naturale comunione di un tempo ma che l’amore per la lettura s’era fuso col δαίμων (dàimon) della scrittura.

La mia copia de L'angelo spezzato, di Graziano Versace

La mia copia de L’angelo spezzato, di Graziano Versace

Nel mese scorso ho salutato l’imminente uscita in libreria del suo “I dodici punti”, edito da Leucotea; quasi in  contemporanea, ho avuto il piacere di dedicare forse la ..prima ‘recensione’ su web al suo “L’angelo spezzato”, che ha seguito ancora in novembre “Ladri di locandine” nei tipi delle Edizioni San Paolo, riscuotendo già vivo interesse.

Leopardi ritratto da Morelli - ritenuta l'immagine più fedele del poeta

All’inizio di dicembre,  sul noto  Samgha. I suicidati della società letteraria, viene pubblicato e reso interamente disponibile al pubblico un attesissimo racconto inedito, il vibrante e vertiginoso L’amor sospeso, che ad insolito protagonista assume Giacomo Leopardi: affascinante non meno che scabro e sgradevole.

Samgha si propone quale comunità di lettori che diviene circuito di scrittura e lettura, di “lettori che raccontano i loro incontri con i libri” al di là degli stereotipi, delle tendenze, delle logiche di mercato.

E il racconto inedito di Graziano Versace che ospita, insieme con una breve intervista all’Autore (“uno scrittore fuori dal giro”), in effetti si distacca dagli schemi, per profondità, sensibilità artistica, sapiente attenzione alla competenza storica e letteraria – peraltro Versace è da anni docente di Materie letterarie e latino – e uno stile avvolgente, denso e lieve al tempo stesso.

Un’esperienza in bilico sulla linea indefinita tra proiezione onirica, storia della letteratura, scintilla dell’Arte e dell’Uomo ed empatia, quella de L’amor sospeso, a ricercare le scaturigini della Poesia tra emarginazione e comunione umana, tra lacerazione e mìasma –e nella deturpazione eccezionalità nella vocazione artistica-, tra sofferenza e desiderio, non meno che nel Mistero insondabile che procrastina non solo i tempi ma i termini stessi della risposta, suscitando – ma quali valori – dubbio, domanda, ricerca..

E l’inesausta nostalgia d’Amore..

et quod sequitur
Maria Amici


“Zia Michelina”, una novella ..pirandelliana

– Novelle per un anno –

Zia Michelina

Novella di Luigi Pirandello pubblicata nel maggio 1914 su Noi e il mondo – rivista diretta da Lucio D’Ambra legata al quotidiano romano La Tribuna -, nel 1922 confluita ne L’uomo solo, quarto volume delle Novelle per un anno.

Si segnalano, nell’edizione del 1922 rispetto a quella del ’14, non soltanto varianti linguistiche ma consistenti divergenze strutturali: addirittura il radicale cambiamento del finale altera profondamente la chiave interpretativa dalla centralità consolatoria della dimensione materna a un sostanziale pessimismo.

Nell’edizione del 1922, che seguiamo nella presente lettura, la novella è disponibile su questa pagina dell’insostituibile PirandelloWeb.

Luigi Pirandello, Paesaggio di Anticoli Corrado (1936). Collezione privata

Nella novella, pseudovalori atavici quali il predominio dell’interesse economico – che per di più vincola le unioni matrimoniali -, la soggezione e reificazione della donna, la virilità dell’uomo quale sua sola identità e qualità, pesano in maniera determinante sui comportamenti, sui giudizi, sul senso di sé.

Dove più la novella tuttavia si distingue dal suo substrato naturalistico positivista, è nel sottolineare l’ontologico peso delle ‘maschere’ che la convivenza sia con la società sia con se stessi impone alla persona, non meno che la ‘camera della tortura’ (si cita la preziosa espressione esegetica di Giovanni Macchia) imposta dal pensiero comune che finisce per accerchiare l’individuo e fagocitarne le scelte e l’esistenza. Gli snodi narrativi sono continuamente segnati da un turbinio di progressive mistificazioni cui sono sottoposti i comportamenti e le motivazioni dei personaggi, specialmente della protagonista, la più lontana dal sentire comune, alle cui contraddizioni ella oppone una stridente disperata estraneità.

La situazione iniziale della novella vede il giovane Simonello, da tutti detto “Marruchino”, partire per il servizio militare proprio in concomitanza alla morte del vecchio Marruca, che lasciava lui erede delle sue proprietà, e la moglie usufruttuaria.

Egli era infatti stato adottato dallo zio paterno Marruca, vedovo. Era, questi, un contadino arricchito, che lo aveva voluto con sé sin dalla tenera età e che, pur di testimoniare la propria virilità – sminuita nell’opinione comune dal non aver generato figli suoi -, oltre che per fornire cure materne al bambino, aveva preso in moglie l’ideale di donna in quella società di valori arcaici fortemente maschilisti: una giovanissima di carattere arrendevole, Michelina appunto, che non solo aveva ben adempiuto, in quell’ottica, ai suoi doveri di moglie, in più persino affezionandosi al marito, ma si sentiva, del nipote acquisito, madre a tutti gli effetti.

Fausto Pirandello, Donna con bambino (1929-30, Roma, Via Bosio)

Il nipote, secondo gli schemi consueti renitente a qualsiasi proposta di istruzione come di esperienza esterna, invece, dopo esser partito fa sapere di non voler tornare a casa, per una qualche sua pena segreta: la matrigna non riesce a farsela confidare neppure quando torna in licenza, durante la quale anzi egli è scontroso, arriva persino a rifugiarsi in campagna evitandola.

Quando la donna comprende infine, turbata e quasi inorridita, il motivo della disperazione del figlio-nipote acquisito – questi si sarebbe innamorato di lei -, il rimedio suggerito dal cognato e da vicini insinuanti e malevoli le appare assurdo, anzi abominevole, poiché domina in lei il sentimento materno: tuttavia, non solo nessuno è disposto a intenderlo, così come d’altronde neppure che sia amore quello di Marruchino, bensì tutto è riportato alle sottese questioni economiche, all’eredità inattingibile al giovane in maniera autonoma finché lei viva.

“Zia Michelina si vide, si sentì sola. Sola e come sperduta.
Ma dunque, se questo era il mondo, se in questo mondo, di fronte all’interesse, non si capiva più nulla, neppure il sentimento più santo, quello dell’amor materno, che credevano tutti? che la vera «interessata» fosse lei? che volesse rimaner padrona di tutto e tener soggetto il nipote? Questo credevano? Interessata, lei! Ah, se veramente..„

Così, la donna, la sensibilità esacerbata dal peso dell’incomprensione e del sospetto, giunge addirittura alla decisione di riprender marito, contro ogni logica, contro le proprie stesse dirittura umana e coerenza sentimentale, pur di estrarsi dalla linea ereditaria: una volta ancora nel gioco di sovrapposizioni di giudizi esterni, dell'”opinione comune”, viene, la sua, considerata una “pazzia”, dacché ..non è comprensibile come la donna possa rinunciare all’eredità per inseguire il piacere cui si potrebbe dare ugualmente, anche senza sposare! Si ribadisce quindi l’ennesima mistificazione degli invece puri moventi della protagonista.

Fausto Pirandello: Mosè salvato, 1934

Persino al padre di Marruchino -un vecchio laido che per di più la diffama- ella giunge ad offrirsi, per liberarsi dall’ulteriore equivoco che sposi per interesse, ma l’orrore fisico e morale e il desiderio di preservare l’eredità per il nipote prevalgono.

Michelina dunque, stravolta, irriconoscibile, affronta con inusitata durezza il giovane e finisce anch’ella per ritorcergli il travisamento dei suoi sentimenti di donna e madre, fraintendendo a sua volta quelli di lui, in più rinfacciandogli mire fondate non di meno sulla convenienza; si dice infine disponibile a sposarlo: purché il matrimonio sia solo formale.

Il giovane accetta: però, dopo lo sposalizio, “un po’ [per] vanità, un po’ [per] le beffe della gente”, un po’ per tener fede alla “parte che s’era assunta d’innamorato”, esige di far consistere la forma del matrimonio nell’atto inteso comunemente quale sostanziale, il coronamento sessuale, e, stravolgendo -e invertendo- la originaria autenticità del suo sentimento, violenta Michelina, la quale si difende invano con tutte le proprie forze, suicidandosi infine.

Così rielaborato, il finale della novella del 1922 diverge dalla precedente edizione, in cui il valore della maternità aveva una connotazione consolatoria e di risarcimento umano e sociale per la protagonista.

“Marruchino”, dopo questo tragico trapasso all’età adulta e ormai inserito a pieno titolo nella società, perfettamente integrato, verrà assolto non solo dalle accuse di stupro, protestando d’aver fatto solo valere quello che la pubblica opinione gli riconosceva quale “diritto”, ma dall’omicidio: dacché con il matrimonio aveva ottenuto sia la donna che i suoi averi, a che compierlo?

Segnata dal ricorrere ossessivo dei lemmi “pazza” e “pazzia”, utilizzati nella prospettiva della gente a lessicalizzare l’abnegazione e il disinteresse della protagonista, persino il suo spirito materno, quando invece al contrario proprio in questi sarebbero da riconoscere dei valori, la novella si conclude infatti con la sanzione definitiva della completa inversione nel pensiero comune della logica, dell’umanità, della scala dei valori, un’inversione tipicamente pirandelliana: anche se quel ragazzo lei “l’amava come un figliuolo” (anzi quasi proprio per questo), in fin dei conti, cosa sarebbe costato a quella “pazza” di Michelina, dato che “era divenuto suo marito, fargli da moglie”?

__________________________________

Un consiglio per la bibliografia

Raffaele Messina, Zia Michelina e le sue storie. Lettura stratigrafica di una novella di Luigi Pirandello, Napoli : Loffredo Editore, 2010.

Il saggio è anche nella rivista “Critica letteraria” (Napoli: Loffredo; Anno XXXVIII (2010), Fasc. I, n. 146, pp. 77-103); ne è qui reperibile  in lingua inglese la presentazione.

In esso si fa notare come la novella, non particolarmente famosa ma generalmente richiamata paradigmaticamente dai critici che si siano occupati della gestione dei personaggi femminili e del tema della maternità nelle Novelle pirandelliane,  nelle varianti intercorse tra le due edizioni si faccia veicolo, specie per la differenza di conclusione tra l’una e l’altra, di un sostanziale mutamento nell’Autore della visione della vita, maturato negli anni della Prima Guerra mondiale nel senso di un pessimismo sofferente e oscuro.

__________________________________

In estrema sintesi

 

La copertina di “Pirandello’s Story. La vita o si vive o si scrive”, di E. Gioanola

La sintesi (non del tutto precisa) è di
Elio Gioanola, in Pirandello’s story: la vita o si vive o si scrive, Milano: Jaca Book, 2007, p. 266-267.

«Un bambino è allevato dallo zio vedovo che, per dargli una madre, si risposa. L’uomo muore, lasciando la giovane vedova con l’usufrutto dei beni lasciati al nipote. Questi, arrivato all’età del militare, s’incapriccia della zia, creandole un “sospetto che le fece orrore […] misto di schifo”, perché lei si sente madre, avendolo allevato da quando aveva due anni. Per reagire, smette i panni di vedova e va in cerca di un nuovo marito, ma se si risposasse perderebbe l’usufrutto. Finisce per cedere alla pressione dei famigliari interessati: sposerà il nipote, ma a patto che le nozze siano bianche. Il focoso ragazzo non resiste alla tentazione, va nel podere in cui la donna si è rifugiata e la violenta. Zia Michelina si uccide gettandosi in un burrone».

et quod sequitur
Maria Amici


“L’angelo spezzato”: presentazione a Barcellona

Locandina della presentazione de L'angelo spezzato a BarcellonaUn libro, quello di Graziano Versace, che esprime significati profondi, senza paura di radicarsi in valori fondamentali: in più con estrema delicatezza, con fine e intuitivo rispetto.

Come sa chi abbia seguito il blog, ho avuto il privilegio e la gioia d’essere tra i primissimi lettori di questa opera, recentemente pubblicata:  su Nephelai infatti sono reperibili le recensioni, tra cui quella de L’angelo spezzato – una delle prime ad apparire sul web se non addirittura la prima – e una scheda di presentazione dell’Autore.

La prima pagina de L'angelo spezzato, di Graziano Versace - Foto di Maria Amici

La prima pagina de L’angelo spezzato, di Graziano Versace – Foto di Maria Amici

Graziano Versace non mancherà alla presentazione del suo L’angelo spezzato, venerdì 14 dicembre, alle ore 18.00, alla Biblioteca comunale “Nannino di Giovanni” di Barcellona Pozzo di Gotto (ME): a lui  rinnovo i miei più affettuosi auguri, come uomo e come scrittore, di ricevere le meritate gratificazioni che la sua opera, ormai densa di parecchi titoli notevoli, merita, in un panorama culturale che ne è sicuramente non solo arricchito ma valorizzato.

Maria Amici

La mia copia de L'angelo spezzato, di Graziano Versace - foto di Maria Amici


Emeroteca Maurolico Messina

Emeroteca del Liceo Classico "Maurolico" di Messina

la Ciarla

a cura di Giovanni Pistolato

Oggi nella Storia

"Oggi nella Storia" è un almanacco storico. Ogni giorno, scorrendo il calendario all'indietro, l'appuntamento con un avvenimento del passato.

Non solo Mozart

Il blog di Rita Charbonnier: scritture, ascolti, visioni

L' occhio del cineasta

La porta su un altra dimensione

Nephelai

........................... phrontisterion sospeso di MARIA AMICI

Musica & Multimedia - Il blog di Andrea Amici

Pensieri, opinioni, attualità attraverso il labirinto della conoscenza umana

Il Blog di SanPaoloStore

Il Blog Ufficiale di San Paolo Store. Trovi recensioni e consigli su libri italiani, libri religiosi, libri per bambini, film in dvd e musica , oggetti sacri e articoli religiosi disponibili all'acquisto su SanPaolostore.it

Profumo d'antan

........................... phrontisterion sospeso di MARIA AMICI

LA LOCANDIERA

........................... phrontisterion sospeso di MARIA AMICI

aliceinwriting - vita da biblioteca e suggestioni sparse

Bibliotecaria, copywriter, scrittrice con un passato da redattore editoriale. Amante dei libri, della lettura, sensibile al piacere del testo e al grado zero della scrittura, mi occupo di Letteratura, amica esistenziale fin dai tempi dell'infanzia, poi alleata negli studi, infine compagna fedele di vita. I miei campi d'azione: la critica, la riflessione sul romanzo, sui miti, su temi e topoi; la poesia come flusso di coscienza e sottile tecnica semantica; il racconto, finestra aperta su un mondo interiore da narrare con parole in libertà. Postilla doverosa per caratterizzarmi ulteriormente: oltre ai libri, l'enorme, smodata, incontenibile passione per il cinema (sono cresciuta nella videoteca di famiglia, l'ormai serrata Video Days) e per la musica (colonne sonore di film e tanto, tanto, tanto, metal e rock in tutte le sfumature).

Andrea Amici

........................... phrontisterion sospeso di MARIA AMICI

Non solo Mozart

........................... phrontisterion sospeso di MARIA AMICI

existence!

Le site de Jean-Paul Galibert