Archivi categoria: Graziano Versace

Scrittori e lettori. ‘Il ragazzo che giocava con le stelle’ di G.Versace

VOLANTINO versace RC 72Nei boschi narrativi. Scrittori e lettori a confronto”. Dal sapore ‘echiano‘ il “percorso di letture e approfondimenti ideato dall’Associazione culturale Pietre di Scarto”, che ospita il 31 gennaio 2014 a Reggio Calabria due conversazioni con Graziano Versace , autore del libro “ Il ragazzo che giocava con le stelle „ , ed. San Paolo 2013*, articolate in un incontro mattutino con alunni del Liceo Scientifico e un momento di dialogo nel pomeriggio.

la copertina del libro

Dalla matrice del decimo Convegno Nazionale sulla letteratura organizzato dall’associazione nell’aprile 2013, “Nei Boschi narrativi alla ricerca del lupo”, continua l’osmosi tra fruitori di letteratura -scrittori e lettori- e studenti, educatori e amanti della lettura quali interlocutori privilegiati.

Un'immagine di Graziano Versace, l'AutoreIl nuovo romanzo di Versace offrirà spunto di riflessione e confronto su temi che coinvolgono, nella Storia e travalicandola, il nodo esistenziale ineludibile dell’Uomo stesso alle prese con il proprio essere e quanto di esso, intriso dolorosamente di terreno, si fa metafisica e scintilla dell’Oltre.

Siamo tutti invitati.

..et quod sequitur…

Maria Amici

VOLANTINO versace RC 72

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Perché non sia solo oggi…

il ragazzo versace imgFAC

Desidero ricordare questo libro:

 Il ragazzo che giocava con le stelle „

di Graziano Versace *

Soprattutto oggi, perché non sia solo oggi
#‎GiornataDellaMemoria‬

Semplicemente,
G r a z i e 
.

..et quod sequitur…

Maria Amici

la copertina del libro

la copertina del libro ((C) dell’autore); l’immagine precedente ne è una mia rielaborazione


Grazie…

disegno del piccolo Enzo Frateili ritraente Pirandello e se stesso - Reperito sul web

disegno del piccolo Enzo Frateili ritraente Pirandello e se stesso – Reperito su web

…Ringrazio tutti coloro che hanno voluto seguire questo esperimento e questo nuvoloso phrontisterion

e coloro che vi si sono imbattuti per caso,

coloro che hanno voluto con me condividere alcune passioni e alcuni studii, stimolandomi e credendo in me e suggerendomi progetti,

Le immagini appartengono ai rispettivi proprietari. Il fotomontaggio è curato da me.

Le immagini appartengono ai rispettivi proprietari. Il fotomontaggio è curato da me.

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.

e chi è con la sua scrittura vivo nella mia mente, nei miei interessi, nella ricerca, accompagnandomi nel cammino,Pirandello dopo Nobel 12 Dicembre 1934 ringrazia i lettori francesi_2

.

chi ha ritenuto che alcune mie analisi fossero di interesse comune e mi ha onorato di condividere i miei scritti su un portale, quale il prezioso PirandelloWeb, di

mia elaborazione di una schermata della home page di PirandelloWeb

mia elaborazione di una schermata della home page di PirandelloWeb

grandi spessore e diffusione;

i pochi che posso dire miei amici,
i tanti che conosco
e chi non conosco ma potrei,

chi pensa, con ragione, che stia scivolando nella retorica e chi sa cogliere l’autenticità,

coloro che restano e coloro che vanno.

Luigi Pirandello - disegno di De Chirico - Immagine reperita sul web

Luigi Pirandello – disegno di De Chirico – Immagine reperita su web

A tutti auguro un sereno e culturalmente proficuo 2013!

Maria Amici

Maria Callas interpreta la Medea di P.P. Pasolini (1969) - Immagine reperita su web

Maria Callas interpreta la Medea di P.P. Pasolini (1969) – Immagine reperita su web


L’amor sospeso, di Graziano Versace – invito

Graziano VersaceDa qualche tempo seguo con estremo interesse l’attività letteraria di Graziano Versace, che mi onora del dono della sua amicizia ma in cui soprattutto ho ritrovato, dopo anni, non solo la stessa naturale comunione di un tempo ma che l’amore per la lettura s’era fuso col δαίμων (dàimon) della scrittura.

La mia copia de L'angelo spezzato, di Graziano Versace

La mia copia de L’angelo spezzato, di Graziano Versace

Nel mese scorso ho salutato l’imminente uscita in libreria del suo “I dodici punti”, edito da Leucotea; quasi in  contemporanea, ho avuto il piacere di dedicare forse la ..prima ‘recensione’ su web al suo “L’angelo spezzato”, che ha seguito ancora in novembre “Ladri di locandine” nei tipi delle Edizioni San Paolo, riscuotendo già vivo interesse.

Leopardi ritratto da Morelli - ritenuta l'immagine più fedele del poeta

All’inizio di dicembre,  sul noto  Samgha. I suicidati della società letteraria, viene pubblicato e reso interamente disponibile al pubblico un attesissimo racconto inedito, il vibrante e vertiginoso L’amor sospeso, che ad insolito protagonista assume Giacomo Leopardi: affascinante non meno che scabro e sgradevole.

Samgha si propone quale comunità di lettori che diviene circuito di scrittura e lettura, di “lettori che raccontano i loro incontri con i libri” al di là degli stereotipi, delle tendenze, delle logiche di mercato.

E il racconto inedito di Graziano Versace che ospita, insieme con una breve intervista all’Autore (“uno scrittore fuori dal giro”), in effetti si distacca dagli schemi, per profondità, sensibilità artistica, sapiente attenzione alla competenza storica e letteraria – peraltro Versace è da anni docente di Materie letterarie e latino – e uno stile avvolgente, denso e lieve al tempo stesso.

Un’esperienza in bilico sulla linea indefinita tra proiezione onirica, storia della letteratura, scintilla dell’Arte e dell’Uomo ed empatia, quella de L’amor sospeso, a ricercare le scaturigini della Poesia tra emarginazione e comunione umana, tra lacerazione e mìasma –e nella deturpazione eccezionalità nella vocazione artistica-, tra sofferenza e desiderio, non meno che nel Mistero insondabile che procrastina non solo i tempi ma i termini stessi della risposta, suscitando – ma quali valori – dubbio, domanda, ricerca..

E l’inesausta nostalgia d’Amore..

et quod sequitur
Maria Amici


“L’angelo spezzato”: presentazione a Barcellona

Locandina della presentazione de L'angelo spezzato a BarcellonaUn libro, quello di Graziano Versace, che esprime significati profondi, senza paura di radicarsi in valori fondamentali: in più con estrema delicatezza, con fine e intuitivo rispetto.

Come sa chi abbia seguito il blog, ho avuto il privilegio e la gioia d’essere tra i primissimi lettori di questa opera, recentemente pubblicata:  su Nephelai infatti sono reperibili le recensioni, tra cui quella de L’angelo spezzato – una delle prime ad apparire sul web se non addirittura la prima – e una scheda di presentazione dell’Autore.

La prima pagina de L'angelo spezzato, di Graziano Versace - Foto di Maria Amici

La prima pagina de L’angelo spezzato, di Graziano Versace – Foto di Maria Amici

Graziano Versace non mancherà alla presentazione del suo L’angelo spezzato, venerdì 14 dicembre, alle ore 18.00, alla Biblioteca comunale “Nannino di Giovanni” di Barcellona Pozzo di Gotto (ME): a lui  rinnovo i miei più affettuosi auguri, come uomo e come scrittore, di ricevere le meritate gratificazioni che la sua opera, ormai densa di parecchi titoli notevoli, merita, in un panorama culturale che ne è sicuramente non solo arricchito ma valorizzato.

Maria Amici

La mia copia de L'angelo spezzato, di Graziano Versace - foto di Maria Amici


L’angelo spezzato, di Graziano Versace

La copertina de “L’angelo spezzato”, il nuovo libro di Graziano VersaceEdizioni San Paolo 2012.

La copertina de L'angelo spezzato, di Graziano Versace

  Un altro preadolescente, il protagonista del nuovo Bildungsroman di Graziano Versace, appena pubblicato dallo stesso editore che ha ospitato il suo “Ladri di locandine” e “Tutto il mondo dentro”, mentre aspettiamo di poter leggere “I dodici punti, edito in questo stesso anno da Leucotea.

  Il dodicenne Matteo vive anch’egli in Calabria (nel nostro immaginario, non lontano da Daniele o da Maria, protagonisti di libri precedenti di Versace), in un paesino della provincia, che si riconosce ed egli stesso riconosce dai profumi dell’«olio nuovo», dall’odore della pioggia e della nebbia che confonde i contorni delle cose, delle persone, eppure non tutte insensibili alla solidarietà inaspettata, delle case via via disabitate in borghi e in un Paese che sembrano abbandonati.

  Vive in un contesto sociale, se non di abbandono, di grave difficoltà, in cui una figura indimenticabile di madre è costretta ai lavori più faticosi e agli orari più proibitivi per mantenere quanto rimane della propria famiglia, lei e il loro bambino, dopo la morte del marito in un incidente sul lavoro.

  Vive, Matteo, nondimeno in un ambiente “magico”, grazie al ricordo dell’insegnamento sorridente di un padre che mai era stato lontano: «Guarda che la natura, e la vita, sono  belle e misteriose».

  E, mentre cala la notte, il fanciullo più ne prende coscienza: «C’era la magia, fuori. Ma per trovarla, bisognava imparare a cercarla».

La prima pagina de L'angelo spezzato, di Graziano Versace - Foto di Maria Amici

  La sua ricerca prende l’avvio da una difficoltà imprevista e traumatica: a causa di un’intemperanza di quella stessa natura da rispettare quantunque sappia far danni, l’angelo di gesso, regalo della nonna morta alla sua mamma, l’angelo che li avrebbe salvati dalla miseria, l’angelo che aveva vegliato sulla sua famiglia, e di cui lui, Matteo, era diventato il custode, invece caduto per terra s’era spaccato, aveva perso le ali.

  Quell’angelo spezzato non è forse il segno materiale di un trauma che, dalla morte, dalle difficoltà, dalle ingiustizie, dalle assenze irreversibili, da una società assente che non sa elaborare una rete di protezione nelle disgrazie e nella povertà, la sua famiglia e il ragazzo stesso subiscono?

  Non è l’amara condizione del ragazzo stesso, della madre, dell’Uomo?

  Di lì a poco infatti Matteo incontrerà un altro uomo non meno spezzato, non meno travolto dalla povertà e dal lutto, «scavato» dal dubbio, dal ricordo, dal dolore: il misterioso zi’ Giovanni.

  Il «vecchio, metà del viso in ombra», gli farà da mistagogo nella quest e in un borgo fantasma, all’interno del palazzo della marchesa, vecchia anche più di lui, appena ripartita da un palazzo di cui non cura di chiudere le porte, un palazzo altrettanto sepolto nell’ombra in cui galleggiano «bomboniere, statuette, bambole, macinini da caffè, qualche libro ingiallito, piatti e bicchieri decorativi, teiere, clessidre, cornici» significativamente «senza fotografia, orologi, bottigliette verdi e gialle».

  Nelle stanze padronali del palazzo, solo le polverose collezioni di cianfrusaglie – che si possono indovinare appena, nel buio e nella accumulazione, anche narrativa, quasi caotica e preziosa – emergono alla coscienza, e per di più quali “buone cose di pessimo gusto”, “le cose che potevano essere e non sono state”, reperti incomunicanti da un passato che non ha saputo spiegare né le proprie incongruenze, né perché non sappia mantenere le promesse, sfumando la figura quasi «rimbambita», e assente, della vecchia signora.

  In paese lo chiamano «l’angelo dei poveri», zi’ Giovanni, perché quel vecchio abbattuto, strano e inoffensivo, «prega per tutti», «sempre poveri disgraziati come lui», sebbene magari i soldi li abbiano: perché in fondo il male non guarda in faccia nessuno.

  E il vecchio, il nonno che Matteo rimpiange di non aver avuto, gli si fa angelo, ‘aiutante’, messaggero e testimone: gli insegna a pregare, a nutrire speranza, ad affidarsi, a vegliare.
Salva e si lascia salvare: è custode e insegna indirettamente a Matteo cosa significhi essere realmente custode, per se stesso, per la famiglia, per il mondo fuori.

  Grazie a lui e al suo esempio, Matteo scopre non solo e non tanto l’esperienza e la pratica dell’orazione, ma l’infinita intima potenzialità della preghiera di avvivarsi vera e di segnare la vita, proprio e solo quando essa non è la superstiziosa monetina gettata nel juke box a favore di se stessi ma uno sconvolgente, critico atto di abnegazione, di dono.

  Solo questa, la preghiera che sa accendere gli animi e le anime, nata dalla generosità e che provoca generosità, è la preghiera autentica, il vero rapporto con un Dio la cui autenticità è l’Offerta estrema d’Amore.

  Alla fine, la formazione e il romanzo di formazione sono compiuti. Il piccolo eroe trova un ‘tu’ nella corresponsione limpida di una coetanea; saprà lenire il dolore dell’uomo perché anch’egli deprivato e altruista; saprà riscoprirsi accanto, vivo, il ricordo ‘vigilante’ del papà e ancora di più essere vicino alla mamma e sostenerla; saprà tornare alla sua vita, cosciente del fatto che non si “rimette a posto da sola”, ma ognuno debba saper fare «la sua parte», angeli spezzati ma solidali l’uno all’altro.

  L’Autore, in questo Canto di Natale la cui lettura continuerà a sapersi rendere interlocutrice in qualsiasi periodo dell’anno e della vita, ha saputo di nuovo mettersi a confronto con la fase critica dell’acquisizione -da parte dell’uomo- della maturità e della coscienza del proprio significato e della propria vocazione: che in tutti i personaggi, a loro volta “angeli spezzati”, si rivela essere la donatività.

  Con la forza e l’estrema delicatezza di lessico e di sentimenti che lo contraddistinguono, Versace ha calibrato storia e personaggi vividi e riconoscibili, così da gradualmente coinvolgerli – come in ogni narrazione sapiente, che riesca ad evocare la tradizione millenaria del racconto – ognuno nella propria quest “risolutiva”.

  E ognuno l’Autore ha saputo rendere indimenticabile, dai due protagonisti alla figura dolente e fratta, ma generosa, della madre di Matteo, che per la maggior parte del tempo è “fuori scena”, sì, ma proprio lei, che Matteo sa che si sarebbe sentita persa senza l’angelo, resta così pregnante che, quando torna a casa e nella scrittura, il lettore rimane stravolto dalla forza del suo dolore, del suo amore, della sua dedizione, fulgidi nell’abbraccio tenero al figlio e in quegli occhi «così stanchi ma così belli, due grandi olive che sprigionavano bontà e calore».

  La generosità si vive ma non si racconta: così la madre, ora protetta, non saprà dell’“avventura” del figlio, tuttavia questi, accanto a lei e nel mondo, è ormai, finalmente, «una luce. Una piccola luce piena di vita. O una preghiera, si disse [Matteo] pensando a zi’ Giovanni. Una preghiera che finalmente è stata esaudita».

Maria Amici

La prima pagina de L'angelo spezzato, di Graziano Versace - Foto di Maria Amici


Su 
Nephelai è disponibile alla lettura l’incipit del libro (>>non per il momento<<). 

  Nelle immagini , la mia copia de “L’angelo spezzato”, di Graziano VersaceEdizioni San Paolo 2012 – Foto di Maria Amici

La mia copia de L'angelo spezzato, di Graziano Versace

La mia copia de L’angelo spezzato, di Graziano Versace – Immagine realizzata da Maria Amici


Protetto: “L’angelo spezzato”, di Graziano Versace: incipit

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Protetto: “Tutto il mondo dentro”, di Graziano Versace: Incipit

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Ladri di locandine, di Graziano Versace

La copertina di "Ladri di locandine" di Graziano Versace

– Qui c’è la versione precedente della scheda –

  La copertina di  “Ladri di locandine” di Graziano Versacepubblicato nel 2009 da Edizioni San Paolo.

  Fresco, con un assetto linguistico appropriato e significativo, profondo e coinvolgente nei contenuti e nell’espressione. Un libro che può leggersi d’un fiato ma non si dimentica, poi si cerca ancora: ed è quanto di più vicino, in un panorama editoriale generalmente smozzicato e di involontaria vacuità, a diventare, nell’immaginario comune del lettore, un ‘classico’.

  Centrale è la figura dei protagonisti, due dodicenni che vivono in un paesino della provincia di Reggio Calabria.

  In specie (ma non solo) per chi non ne è nato lontano – o per chi respira aria e senso del “Sud”, dovunque esso significhi -, di quel paesino si risente l’atmosfera: la latente disperazione, la parlata arcaizzante, fitta di espirate e dura, quasi brusca, asfittica.
Asfittica come quel mondo ‘costretto’ in un corto orizzonte di scelte dettate dalle convenzioni ma, di più, dal sospetto, dall’irriflesso guardarsi le spalle. Dal vivere la vita al livello minimo necessario, l’unico disponibile.

  In questo agile ma profondo “romanzo di formazione”, la focalizzazione sui comportamenti e negli occhi dei due ragazzi è tale da appannare – apparentemente.. – il riflesso sinistro dell’ambiente segnato dalle faide e dalla sfiducia in cui essi vivono.

     Ma solo apparentemente.
Man mano dal racconto, seguiti con discrezione, emergono vivaci e naturali, ma non fiaccati da verismi di maniera né da forzate retoriche, i personaggi dei due ragazzini, Francesco e Daniele.
  Francesco vive con amarezza il rapporto col padre e con la società. Quegli, sì, peraltro lo picchia spesso ma, altrettanto frequentemente, quasi per paura che il figlio resti coinvolto nella rete di vendette trasversali che pur collateralmente coinvolgono anche la sua famiglia, tuttavia isolandosi affettivamente e isolandolo. Se, infatti, dinanzi a “Cesco” – rifugiatosi dietro al soprannome a metà tra fumetti e spaghetti-western “Cesco Kid” –  coetanei e adulti si trovano per una volta solidali, lo sono per respingerlo perché la sua è “gente brutta”.
  Daniele è figlio di emigrati da poco ritrasferitisi in Calabria da un altro Sud, l’Australia: una scelta non sua, che lo costringe ad una diversa forma di emarginazione, indefinita ma penosa. I genitori sono spesso impensieriti dalla frequentazione dei due ragazzi per via della famiglia di origine di Francesco, ma il ragazzo non molla. Anzi, se il profilo di Daniele sembra quasi impallidire rispetto a quello del compagno, non si può non notare che la figura di Cesco non sarebbe così grande se non meditata e sentita e compresa dall’amico.

  Solo apparentemente, si diceva, viene tuttavia dissimulato il peso della dis-cultura  dominante: perché, pur serbando malgrado tutto uno sguardo limpido – ma non ingenuo e forse neppure del tutto innocente – , in quell’ambiente i due ragazzini sono immersi, e ne fanno da reagente seppur in maniera indiretta.

Una significativa immagine di Ladri di biciclette, film del 1948 di Vittorio De Sica

  Ecco allora che la passione per il cinema – che li accomuna tra loro non meno che al Totò di Nuovo Cinema Paradiso eppure con connotazioni originalissime – diviene codice di comportamenti e di lessico non meno che luogo della fantasia e possibilità di farla slargare nella vita.
Quella passione diviene un prendere coscienza e commisurarsi con il senso della realtà e dei fallimenti degli adulti: non solo dei genitori e dei gestori dei locali ma, primo fra tutti, del proiezionista, figura che potrebbe o sarebbe potuta essere di maestro e idolo, ma che forse non sa più neppure lui se ha vissuto i suoi ricordi o piuttosto suoi sogni.
Diviene, quella passione,  specchio del desiderio di un ‘altrove’ nello spazio ma anche nel tempo, in prospettiva nella loro maturazione.

  In questa dinamica si inserisce il furto delle locandine, che i ragazzi, intimamente solidali eppure in competizione reciproca non meno che ognuno con se stesso, sottraggono alla bacheca del bar e del cinema del paese, sfidandolo.
Le locandine si rivelano dunque ‘emblema’ della vita stessa. In un ambiente che proprio la vita non garantisce come diritto – né all’esistenza fisica né alla partecipazione pubblica né a chance culturali ed esperienziali -,  i due tendono a ‘rubare’, locandine e vita, appunto come rivendicazione di quel diritto: il diritto al sogno, all’aspirazione, a non essere risucchiati da un contesto che, immiserito da se stesso e dalla negligenza a livello nazionale,  nega accoglienza all’individuo come persona, tanto meno lo sostiene quale cittadino titolare di diritti e doveri, quale uomo portatore di valori.

  E infatti “l’ambiente”, “la vita” non tardano a incrinare quel plastico di celluloide, carta e colla, che i due, col candore non infantile dei piccoli, avevano tentato di costruirsi a fini apotropaici:  ne risulta così ribadita la caratteristica di provvisorietà che il gioco aveva provato ad ‘incantare’.  E non solo per l’atto violento che causa la divisione del connubio, ma perché di esso non resta quasi che il filo del ricordo.

  Quasi: perché invero, ai protagonisti come al lettore – tenuto a bada da un autore che con chiarezza meritevolmente evita i toni consolatori o ottimistici – resta la consapevolezza che, per quanto della vita reale possa condividere il carattere precario, solo l’amicizia in qualche modo sopravvive: fatta di comprensione, di complicità, di insegnamento senza supponenze, di reciprocità, di mutuo sostegno e affetto, di comunione: pur nella lontananza, pur nella definitiva assenza dell’altro.

  Ed è l’amicizia a strutturare l’essere umano, l’essere umani: a favorire la maturazione di una coscienza adulta.

Maria Amici


Raimondo Mirabile, futurista, di Graziano Versace

La copertina di "Raimondo Mirabile, futurista", di Graziano Versace  “Raimondo Mirabile, Futurista” è il romanzo grazie al quale Graziano Versace si è affermato quale vincitore del  Premio  iNarratori 2008, sezione Fantascienza; Edizioni XII ha in seguito confermato l’apprezzamento pubblicandolo nel 2010 nella collana Eclissi.

Una scelta affascinante, quella di ambientare la storia – appoggiata su un narratore omodiegetico nella tradizione del maggiore romanzo d’investigazione – in una fumosa Milano degli inizi del Novecento, propriamente ancora ottocentesca ma già proiettata nel futuro, che niente potrebbe invidiare ad una città partorita dalla fantasia di Jules Verne e al contempo è attraversata dal subbuglio e dalla verve marinettiani: per ritrovarsi invasa da una setta esoterica aliena che…

Maria Amici

Una recensione dal sito della Casa editrice XII

Una serie di recensioni esterne presentate dal sito della casa editrice

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Bibliotecaria, copywriter, scrittrice con un passato da redattore editoriale. Amante dei libri, della lettura, sensibile al piacere del testo e al grado zero della scrittura, mi occupo di Letteratura, amica esistenziale fin dai tempi dell'infanzia, poi alleata negli studi, infine compagna fedele di vita. I miei campi d'azione: la critica, la riflessione sul romanzo, sui miti, su temi e topoi; la poesia come flusso di coscienza e sottile tecnica semantica; il racconto, finestra aperta su un mondo interiore da narrare con parole in libertà. Postilla doverosa per caratterizzarmi ulteriormente: oltre ai libri, l'enorme, smodata, incontenibile passione per il cinema (sono cresciuta nella videoteca di famiglia, l'ormai serrata Video Days) e per la musica (colonne sonore di film e tanto, tanto, tanto, metal e rock in tutte le sfumature).

Andrea Amici

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