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“A Marta Abba per non morire”: il ricordo di lei

Studio in via Antonio Bosio, 15 - Roma. La macchina da scrivere di Pirandello

Studio in via Antonio Bosio, 15 – Roma. La macchina da scrivere di Pirandello

Errabonda sulla rete, mi sono imbattuta, cercando tutt’altre scritture, in una puntata in particolare di “Con parole mie“, programma di RaiRadio1 a cura di Umberto Broccoli, tuttora in corso.
Una delle rare occasioni in cui la Rai, anche solo per pochi minuti, si ‘benigna’ di mettere a frutto il suo ricchissimo archivio, oscurato da una programmazione insignificante e mercenaria.

Risaliva al 10 maggio 2011* e proponeva, seguendo il filo tematico della ‘pubblicazione’, letture di brani di origini e funzioni diverse:

da una delle lettere di Plinio il Giovane in accompagnamento a un suo discorso non pubblicato che il destinatario avrebbe altrimenti tardato a leggere:

“Caro Arriano, poiché prevedo che la tua venuta ritarderà, ti faccio avere il testo del discorso che ti avevo promesso…”,

ad un amaro sfogo della filologa e scrittrice italiana Maria Corti bloccata non da una impasse creativa ma ..organizzativa:

“Il mio romanzo è fermo perché non ho tempo; è un brutto modo di lavorare”,

Marco_Aurelio giornalesino alla proposta di un aforisma sempreverde:

“Chi vede le cose presenti ha visto tutto…”

– una riflessione di Marco Aurelio (Ricordi, 6,37), approfondisco oggi:

“Chi vede le cose presenti ha visto tutto: quelle che sono state fin dall’origine dei tempi e quelle che saranno per tutta l’eternità, perché tutte sono di una stessa natura e di una stessa forma” -,

che potrebbe guidare il ricordo e la meditazione del lettore non disaccorto ancora indietro, sino all’impulso d’altra saggezza che evidentemente attraversava i secoli (e già da quasi mezzo millennio prima dell’imperatore filosofo) e che in latino suona:

nihil sub sole novi – niente di nuovo sotto il sole”.

Marta Abba, foto Moreschi

Marta Abba, foto Moreschi

Emergendo dalle spire del Tempo, nella rubrica realizzata in collaborazione con Rai Teche, a circa venti minuti dall’inizio (20′ 13”), era invece proposta, presentata con qualche imperfezione da cui non era peraltro esente essa stessa, una cosiddetta “testimonianza del 1986*, il frammento di un’intervista a Marta Abba, definita “attrice storica di Pirandello”.

Trovarsi, in "Maschere nude": in occhietto firme di Luigi Pirandello e, successiva?, di Marta Abba. Da collezione Abba?

Trovarsi, in “Maschere nude”: in occhietto firme di Luigi Pirandello e, successiva?, di Marta Abba

“D. – E’ vero che il Maestro ha scritto Trovarsi per lei, e modellando il personaggio della protagonista sulla sua personalità?

M. A. – Noi ci dimentichiamo -troppo- che Pirandello è stato un direttore di compagnia, oltre a essere il grande Autore che è, e allora Pirandello fu come Shakespeare in Inghilterra:

Pirandello dirige Marta Abba e Lamberto Picasso ne La nuova colonia, 1928.

Pirandello dirige Marta Abba e Lamberto Picasso ne La nuova colonia, 1928.

Lui viaggiò con la compagnia, studiò i Suoi attori – senza volerlo. E può darsi che abbia studiato anche me, e che qui ci sia qualche cosa di me*.

"Luigi Pirandello. Lido di Camaiore 1932, hóspede da família Abba, escreve ''Trovarsi''"

“Luigi Pirandello. Lido di Camaiore 1932, hóspede da família Abba, escreve ”Trovarsi””

D. – Ci potrebbe spiegare il significato profondo della frase di Pirandello, che dedicando a lei le sue opere scriveva:

.

“A Marta Abba per non morire?

Pirandello legge a Marta Abba "Trovarsi", Lido di Camaiore, Agosto? 1932

Pirandello legge a Marta Abba “Trovarsi”, Lido di Camaiore, Agosto? 1932

M. A. – Io ne fui per un po’ di tempo quasi atterrita, di dover dare in pasto al pubblico questa dedica: e ..dico, chissà come la prenderanno..? E poi dopo mi sono fatta più.. più adulta e ho detto «basta, la prendano come vogliano, ma è così: “A Marta Abba per non morire”»: perché la Sua opera non muoia..
Lui voleva che io recitassi le sue opere„

Pirandello con Marta Abba e Sir James Barrie - LIFE 28 dic 1936, London

Pirandello con Marta Abba e Sir James Barrie – LIFE 28 dic 1936, London

Come sempre, come già un’altra volta ascoltando e stavolta anche vedendo una sua intervista*, mi ha commosso sentir parlare di Pirandello e vieppiù da chi gli è stato vicino e tanto ha condiviso con lui.

Marta Abba specchioE con quella voce di cui anche nelle tonalità più scure e rugginose si avvertono (persino oggi. E un tempo?) il calore e la dolcezza, e questi i critici alternativamente notavano insieme con i toni metallici e scattosi, l’impostazione troppo marcata,  la freddezza, il distacco e l’implosione del tragico…**

Quella voce di chi “recita anche fuori della scena”, come sogghignava il

"L'amica delle mogli": una scena con Marta Abba e Lamberto Picasso

“L’amica delle mogli”: una scena con Marta Abba e Lamberto Picasso

conduttore (peraltro un refrain abusato di cui s’è voluto spesso, non del tutto inconsapevole lei, rivestire e mascherare Marta Abba da Norma Desmond), piuttosto che come in altri infastidirmi o destarmi sin troppo facili ironie, a me infondeva sempre più invece il desiderio -il rimpianto- di sentirla quando recitava Pirandello..

Perché Pirandello il suo modo di recitare e di essere attrice, e di essere?, aveva amatostudiato e guidato in una continua osmosi reciproca**: di lei che ora persino frasi semplicissime (pur vive di una profonda consapevolezza) anche da anziana – lo sentiamo – era capace di variare nei toni e nell’intensità e nel significato, e non di meno con un certo filo di ‘estraneità’ tuttavia: giocando con la verità? col ricordo? col suo particolarissimo – e incompreso e raramente apprezzato – modo d’essere attrice?**

Ritratti di Marta Abba nello studio di Pirandello, via Bosio 15, Roma

Ritratti di Marta Abba nello studio di Pirandello, via Bosio 15, Roma

E l’aveva tenuta -sebbene spesso lei fosse lontana- accanto a sé (e più avrebbe voluto) non solo come “musa” – altra sin troppo sbrigativa definizione – ma quale eccezionale sonda della propria ispirazione e dell’Enigma profondo, complesso,  stratificato e sommerso, della propria umanità -anzi dell’Umanità, dell’essere umani-, nella scintilla più alta e nella compromissione più cogente e amara della resa dei conti con se stesso, nella disperazione assoluta e nella vividezza sognante, che impietrite dal e nel silenzio, e nell’abbandono e nel rifiuto e dall’impenetrabilità, si fanno Parola e Arte.

Pirandello alle prove della rappresentazione de La figlia di Jorio dirige Marta Abba. Teatro Argentina, ottobre 1934

Pirandello alle prove della rappresentazione de La figlia di Jorio dirige Marta Abba. Teatro Argentina, ottobre 1934

E mi dava ancora forte il senso che Marta Abba interpretasse Pirandello quando lo recitava e anche non recitandolo (non recitando un suo testo ma rievocando, spiegando, qualcosa di lui). Che lei che peraltro, rinunziando a ancora maggiori e più facili guadagni e a viversene tranquilla e non “odiata”, dell’opera che Qualcuno le aveva affidato s’era fatta Vestale, una volta ancora se ne facesse tedofora, e quel fuoco lo portasse in sé e con sé attraverso lo spazio e il tempo, e oltre il diaframma della morte…

..Eppure, sempre arrestandosi, nel ritegno comune a entrambi – quello che poi solo in parte e combattuta sviò, con la trasmissione in dono delle lettere (non tutte peraltro date alla pubblicazione) all’Università di Princeton -, sempre un passo al di qua del Mistero.

Marta Abba e Palazzeschi tra il pubblico alla commemorazione di Pirandello. Roma Teatro Valle a Roma 27.06.1961

Marta Abba e Palazzeschi tra il pubblico alla commemorazione di Pirandello. Roma Teatro Valle a Roma 27.06.1961

Non solo la Sua opera non muore, affidata alla severa, devota Vestale che in vita preferì (o dovette) venerarlo ad amarlo, ma è il ricordo di lei (di lei e soprattutto da parte di lei e da lei tramandato) a non morire, attraversando i secoli: e anche in questo, appunto, capii cosa forse il Maestro avesse inteso – e cosa lei: che forse dovette prima respingere per poi comprendere – quando, non solo sul piano professionale e artistico, Egli scrisse quella famosa ..polisemica.. dedica:

A Marta Abba per non morire

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“Bibliografia” – e note –

* Il link della puntata di Con parole mie del 10 maggio 2011.
L’intervista parte dal minuto 20′ 13”.

* Non sono riuscita a trovare tracce (almeno sul web) dell’intervista “del 1986”.

Ne esiste un’altra (è la stessa? Sono addirittura altre due?), indicata come Marta Abba a Lugano, di Grytzko Mascioni, realizzazione di Paolo Lehner; produzione della Rtsi:

  • del 1980, come indicato qui nella scheda della tls.theaterwissenschaft  di Mascioni – regista “nel 1980” per la RSI di un Trovarsi interpretato da Marta Abba e accorpato, in un “documento storico” eccezionale e unico, con una “lunga intervista televisiva” all’attrice – e in effetti su Trovarsi è la domanda che qui ascoltiamo per prima – ;
  • o del 1983, sempre per la TV svizzera, come indicato nell’articolo di Repubblica dell’8 Gennaio 1986: C’è anche ‘la divina’ Garbo tra molti grandissimi attori .
Marta Abba posa in due pezzi a Castiglioncello accanto a Silvio D'Amico - Immagine reperita su web, i diritti appartengono ai rispettivi proprietari

Marta Abba posa in due pezzi a Castiglioncello accanto a Silvio D’Amico – Immagine reperita su web, i diritti appartengono ai rispettivi proprietari

Questa intervista è evidentemente di difficile reperimento, tanto che Gigi Livio (nel saggio infra** citato, n. 32) ringrazia d’avergliene procurata la registrazione radiofonica Sandro D’Amico (uno dei figli dell’influente Silvio e, come l’omonimo cugino Luigi Filippo, marito d’una figlia di Lietta – nel caso di Sandro la Maria Luisa Aguirre D’Amico già citata in queste pagine per il suo Vivere con Pirandello)…?

Del 1986 è generalmente riportata invece un’intervista a Paolo Stoppa.

Su RSI sono stati trasmessi anche, tra l’altro, Suo marito, di Luigi Pirandello,  adattamento e regia di Fabio Battistini con Stefano Santospago, Nicoletta Bertorelli, K. Fusco, A. Zanoletti – prod. RSI 2006 –
e, con adattamento e regia dello stesso Battistini, Caro Maestro… Marta mia, delicato testo radiofonico tratto dal carteggio di Luigi Pirandello con Marta Abba, con Marina Bonfigli (Marta Abba), Giulio Bosetti (Pirandello) e Massimo Loreto.

Pirandello, Uno nessuno e centomila, Firenze 1926, nell'occhietto dedica a Marta Abba A Marta una e unica, Pola 09.12.1926

Pirandello, Uno nessuno e centomila, Firenze 1926, nell’occhietto dedica a Marta Abba: A Marta una e unica, Pola 09.12.1926

Battistini aveva improntato la propria attività forse anche prima del passaggio alla Radiotelevisione svizzera a scelte preziose, a realizzazioni molto curate, pur talora di opere meno note, tratte anche dal repertorio pirandelliano. Forse per tale sua impostazione e per riguardo alla loro amicizia, Marta Abba gli aveva lasciato in eredità scritti e fotografie del Maestro.

* Di Marta Abba in audio e/o video ho reperito solo un’altra testimonianza – e vi pregherei di segnalarmene altre – : un’intervista rilasciata nel 1978 (?) a latere di un altro dramma di Pirandello: Non si sa come – sull’occasione non ho potuto trovar altro su web.

Il video è reperibile qui e qui.

Marta Abba

Marta Abba

** Sul tema, la recitazione di Marta Abba come paradigma della interpretazione dell’Attore in Pirandello – e non solo -, sto studiando il poco cui posso attingere e qui per varie ragioni, tra cui ..l’indegnità mia, non mi ci soffermo. Su Marta Abba attrice il contributo a mio parere più interessante tra i molti che ho letto è di Gigi Livio, “Fiamma del diavolo che non consuma”. Marta Abba attrice “frigida” – le virgolette sono d’obbligo –, nella rivista “L’Asino di B.” 2006/11 – reperibile su L’Asino Vola ed anche sul meritorio PirandelloWeb qui.

* Consciamente o no, Marta Abba, che tanta confidenza riservata ha con le parole di Pirandello, usa un sintagma significativo, tratto da Trovarsi, uno dei più intensi e complessi drammi – e studii – a lei dedicati.
Il testo è reperibile su PirandelloWebqui.

Et quod sequitur
Maria Amici


“Una giornata” di Luigi Pirandello

– Novelle per un anno –

Una giornata

Una delle più intense novelle di Pirandello, Una giornata, del 1935 e compresa poi nell’omonima raccolta pubblicata postuma in Novelle per un anno, nel 1937,Nettuno, Anni '30 . Effetto seppia - Diritti appartenenti ai rispettivi proprietari – la si può leggere qui, sul meritorio PirandelloWeb

Ineludibile il senso di
riconoscimento
vertiginoso, nell’ ‘io’ personaggio, narratore autodiegetico, dell’Uomo che, dalla vita attraversata come un |sogno| – quasi come in un trompe l’œil, che diventa un fil rouge nella raccolta- , in una atmosfera onirica e surreale si risveglia, in una irriconoscibile stazione – il che probabilmente Tornatore ricorderà in parte, nel suo Una pura formalità – :

una stazione ottenebrata dal buio appena scalfito da un “lanternino cieco” (cieca lanterninosofia..?)

Una stazione ferroviaria nella notte . I diritti appartengono ai rispettivi proprietariIl lumicino, lungi dal soccorrere il viaggiatore, è accorso per sanzionare la sua |esclusione| dal |treno|, vita e rifugio; per “rigettarlo” nell’oscurità.

.

una scena di "Una pura formalità", di G.Tornatore - i diritti appartengono ai rispettivi proprietariDisorientato, senza memoria, sbalestrato in mezzo alla superficiale cortesia della comune indifferenza – da parte della totalità degli ‘altri’, che in lui riconoscono l’|estrinseco|, non l’uomo -, guidato solo da indizi frammentari così come si rivelano i rapporti più cari, più tormentosi, “portat[i] via da tutto quel vento che […] scompiglia la testa”:

Sulla scrivania di Pirandello nella casa di Via Bosio 15, Roma, carte e documenti dal portafogli: carta di libera circolazione sulla linea ferroviaria del 1930 e foto con autografo di Marta Abba tutta gualcita

Sulla scrivania di Pirandello nella casa di Via Bosio 15, Roma, carte e documenti dal portafogli: carta di libera circolazione sulla linea ferroviaria del 1930 e foto con autografo di Marta Abba tutta gualcita

persino quella donna bellissima e lontana, rifratta in una fotografia gualcita, che gli dà sì il senso di appartenenza del perfetto incastro, del ‘suo’ posto, ma inconoscibile e lontana al risveglio dal sonno nel gelo sepolcrale del letto dove forse era solo un sogno che l’avesse stretto a sé.

E però anche ineludibile la commozione nel riconoscere, in quell’eluso personaggio, e tale da portare in sé tutte le stigmate della sua stessa intuizione teoretica e artistica sull’Uomo, l’uomo Pirandello, quel vecchio dal cuore “giovine, il più giovine di tutti”, ma – sempre nel fondo inconoscibile, incompreso o, percependosi tale, soprattutto escluso – ‘viaggiatore senza bagaglio’, oppresso quasi dalla vivezza prodigiosa di quegli occhi che erano i suoi di bambino.

Pirandello ed il padre vecchissimo nella casa di Pirandello a Pietralata a Roma, 1922. – Spesso, guardandolo, si era inquietato della propria somiglianza con il genitore, uno specchio oscuro. –  Public domain in Italy, L.633:1941

Quegli occhi che sempre come da una remota inattingibile (da quale?) lontananza gli restituisce, “sbarrati dal terrore”, lo specchio, arbitro inquietante e intertestualmente ubiquo della frammentazione dell’io e di una ricerca tuttavia inesausta; quegli stessi occhi, e sono i suoi, che gli ‘tornano’ a specchio dai bambini, man mano che li guarda già cresciuti, figli dei suoi figli: proiettati nel tempo e – alcuni – nello stesso amaro ‘male di vivere’.

In una lettera a Marta Abba del 15 ottobre 1930 Pirandello si era scritto:

Marta Abba

“senza più casa, senza più nulla; ho dato a tutti tutto quello che avevo; disposto a dare ancora e sempre tutto quello che ho, nessuno più [mi] vuole, tutti, dovunque vada, mi fanno capire che sono di più, e che è bene che me ne vada e stia lontano. Me ne andrò. Devo morir solo: voltare la faccia al muro e chiudere gli occhi per sempre, se non voglio più vedermi e sentirmi attorno questa disperata solitudine e quest’orrendo abbandono”.

Non fu così, ma forse unicamente nel momento stesso della morte, che lo sorprese improvvisa, in pochi giorni, ma non da lui inaspettata: quel freddo 10 dicembre in cui i figli (e in questo rimpiango di non averne condiviso la sorte) colgono l’attimo in cui cessa di respirare, di cui i nipoti ricordano il trapestio, al piano di sopra, dei genitori squassati – specie Stefano che ha un mancamento -;  e Corrado Alvaro – ma in casa propria – uno “schianto”, come un “avviso”, “come se avesse picchiato forte chissà a quale porta”.

Chissà, piuttosto, se e dove si sarà acceso,

“così, improvvisamente, qualche fiore: e nessuno sa spiegarsene la ragione”.

.

Né si spegne.

.

*La testimonianza di Corrado Alvaro si legge nella sua prefazione alle Novelle per un anno, Mondadori 1957; delle reazioni dei congiunti ho letto o ascoltato non recentemente – al momento non ricordo dove – in memorie dei nipoti. L’ultima citazione è tratta dalla novella Di sera, un geranio, apparsa sul “Corriere della Sera” il 6 Maggio 1934.

– Immagini trovate su internet;
l’elaborazione grafica delle due foto di stazione è mia.

__________________________________

Un consiglio per la bibliografia

– Giacomo Debenedetti, “Una giornata” di Pirandello, in ID., Saggi critici. Seconda serie, a cura di W. Pedullà, Marsilio, Venezia 1990 (ma il saggio è del 1937: in esso consiste la recensione di Debenedetti a Una giornata di Pirandello pubblicata nel “Meridiano di Roma” dell’8-15 agosto 1937);

 un trompe-l’oeil ulteriore, rispetto a quello individuato dalla studiosa infra citata, è il  ‘riuso’ del saggio debenedettiano nel suo:
Franca Angelini, Parricidi: Debenedetti legge Pirandello,
consultabile su PirandelloWeb;

– Giuseppina Scognamiglio, Lo sconvolgimento del tempo e la drammatica delle apparenze in «Una giornata» di Luigi Pirandello, «Critica letteraria» XXIV (1996), n. 91/92 (Miscellanea di studi critici in onore di Pompeo Giannantonio, III. Letteratura contemporanea), pp. 235-45.

In estrema sintesi

“Strappato dal sonno, forse per sbaglio” un uomo si riscuote dopo essere stato “espulso” da un treno, in una stazione sconosciuta, in piena notte, nel buio. Non ricorda nulla di sé se non vagamente d’aver lavorato, molto e sempre; nella città a lui ignota, lo conoscono, infatti, malgrado egli non si conosca né li conosca, anzi si senta un “estraneo” e un “intruso”: né può esser certo che ciò che gli accade sia vero. Un autista lo porta a casa, da una donna sconosciuta ma ‘sua’: al risveglio, da un sogno, come in un sogno, ma sempre lo stesso, è solo, ed è vecchio: i suoi stessi figli, entrati nella sua stanza, li vede incanutirsi man mano che si avvicinano, seguiti dai loro figli, che lo guardano col suo stesso sguardo..

et quod sequitur

Maria Amici


“Jeri sera sono andato a vedere…„

Pirandello nel 1929?

Mi affascina la ricezione della forma teatrale da parte di un autore che di quell’arte sia Maestro: autentico, non per inflazionato titolo; non meno che la capacità del teatro di vivere in sé dei problemi della società, non solo assorbendo ma imprimendo di sé, per come quei problemi elabora, l’immaginario comune e le coscienze, o talora soltanto nel promuovere la discussione.

Ho letto recentemente un articolo pubblicato su “Revista Persona” – che ne esercita il copyright – : Pirandello e la bioetica, di Luisella Battaglia.

“In questo quadro appare complessivamente di grande rilievo per la bioetica la via tracciata da Luigi Pirandello che nella sua opera ha saputo affrontare non solo i temi esistenziali innescati dal rapporto problematico tra scienza ed etica, ma ha precorso i dilemmi morali posti oggi alla nostra coscienza dalle sfide delle scienze della vita: la medicina, la biologia, l’ecologia, l’etologia… [eqs.]

Mi è sembrato nel suo insieme interessante e desidero proporlo anche alla vostra lettura – miei quattroventiquattro lettori – , senza intriderlo della mia paene ad verbum.

La copertina de L’innesto, ed. Bemporad, 1926

L’unico punto in cui – pur non essendo io non favorevole alla inseminazione eterologa quando necessaria – mi ha suscitato un qualche fastidio, al di là della profonda solidarietà umana per il problema, è stato  a latere de L’innesto, dove l’autrice obnubila volontariamente il significato profondo (e terribile: ma sublime) della vicenda e della scelta personale che ne scaturisce, per come Pirandello la presentava.
Probabilmente, un tentativo nel senso del “politically correct”, anche un po’ un ammicco alla opinione vigente (e un po’ alla ‘moda’, non strictu sensu intesa).

Luigi Pirandello: “Arte e Scienza”, Saggi, Roma 1908

Dagli scritti di  Pirandello non meno che dalle testimonianze di intellettuali che lo conobbero e a tratti gli furono vicini, emerge che nel suo ultimo cosmopolita decennio egli frequentò spesso il teatro e la vita culturale, vivendo diversamente il riserbo intimo in cui si era mantenuto per anni. Tuttavia anche nel passato era apparso sempre attento – e ricettivo in maniera complessa – ai dibattiti della modernità, pure di carattere etico-scientifico: lo dimostrò sia utilizzando la sua scrittura per far riflettere, sia con suoi giudizi tranchant ma acuti, motivati, espressi in pubblico come in privato.

Marta Abba nel 1928?

Per esempio, su una tematica diversa: in una lettera del settembre 1929, scritta dal suo “esilio” a Berlino a Marta Abba – l’attrice che per più di undici anni fu sua interprete, collaboratrice, amica -, lo scrittore e regista teatrale che cinque anni dopo avrebbe ricevuto il Premio Nobel per la Letteratura, criticava – sdegnato – un dramma di nome Chiangali allora rappresentato:

Foto con dedica a Pirandello di Angelo Musco, il primo Liolà. 1916

“Jeri sera sono andato a vedere Chiangali, l’unico successo, per modo di dire, della stagione: è un dramma a tendenza anch’esso, per difendere il diritto alla donna d’abortire, figurati con questi lumi di luna in Italia: ‘Chiangali’ è un rimedio, o meglio, un veleno che procura l’aborto. E si vede a teatro questo magnifico spettacolo, con certe tirate che mandano in visibilio tutti i comunisti seguaci del verbo di Mosca…„

Non interessa qui soffermarsi sulle sue idee politiche: la loro complessità peraltro, che si desume anche a una lettura non superficiale di queste poche righe, non è sempre stata indagata con imparzialità.

Pirandello a Berlino

Piuttosto, si nota con evidenza, in un intellettuale che non ha mai sentito di doversi esimere dallo stimolare il pubblico al confronto e alla critica,  che sia la ‘strumentalizzazione’ a muovergli indignazione, in quanto irrispettosa del teatro non meno che le incursioni, nei suoi drammi, della farsa di un Musco – con il quale non a caso i rapporti non furono mai sereni.
Che poi tali mezzi potessero e possano riscuotere successo di pubblico, è un fatto, e i motivi si radicano nella qualità della vita sociale e culturale: ma il teatro per Pirandello è tutt’altro che un solleticare l’audience con ciò ch’è moda o in cui la pubblica opinione si pasce – a qualunque tendenza afferisca – come del ‘nuovo “verbo” ‘…

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