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Tra Croce e Pirandello: appunti su un gioco di impermeabilità…

Benedetto Croce con Stefano Jacini Giovanni Laterza in una foto degli anni '20 - Immagine reperita su web, da filosofico.net

Benedetto Croce con Stefano Jacini Giovanni Laterza in una foto degli anni ’20 – Immagine reperita su web, da filosofico.net

Oggi, 25 febbraio, giorno di nascita di Benedetto Croce, ricordiamo che nei confronti di Pirandello diede vita alla famigerata polemica annosa e spesso miope tra due grandi che però partivano da punti di vista inconciliabili -e inconciliati-?

Uno status quaestionis può essere reperito nella voce dedicata a Benedetto Croce nel libro di M. Manotta su Luigi Pirandello qui presente solo in anteprima.

Per l’excursus di proposte di lettura, utilizzo come base materiali forniti dall’eccellente portale PirandelloWeb.

Luigi Pirandello: "Arte e Scienza", Saggi, Roma 1908

Luigi Pirandello: “Arte e Scienza”, Saggi, Roma 1908

Cominciamo dalla… imparziale … penna di Pirandello, che si difendeva, in Arte e scienza?

Prima degli altri, tuttavia, mi è d’uopo presentare un’acuta disamina, senza peli sulla lingua, dei motivi della spietata operazione di ‘espunzione’ di Pirandello dalla storia della cultura da parte, anche, di Croce: nell’analisi di Leone De Castris, ripresa poi anche da Petrella.

Ancora dallo stesso portale, il fraintendimento, analizzato da Leonardo Sciascia, in Pirandello e il pirandellismo, dell’«uomo più libero che sia possibile trovare nell’Italia del fascismo» da parte dell’altro!…

…fraintendimento, come nota Sciascia, e individuato anche nel saggio di Angelini su Debenedetti,  di radice comune anche a Adriano Tilgher e fonte dell’altra annosa polemica.

L'umorismo, saggio di Luigi Pirandello - copertina 1908.

Dal citato PirandelloWeb, la ripresa della critica crociana all’Umorismo nel saggio di Paolo Spinicci dedicato alla suddetta teoria in Pirandello, e da parte di Corrado Alvaro, nella sua Prefazione alle Novelle per un anno; interessante anche un saggio in spagnolo sul tema.

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Dispaccio sorveglianza Croce

Una sintetica ripresa dei punti di collisione con Croce è nel saggio di T. Marciano su La crisi del poeta-vate.

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Pirandello sorvegliato dalla Polizia Politica fascista

-Didascalia: Pirandello e Croce oggetto di ‘attenzioni’ da parte della Polizia politica fascista-

Pirandello dopo Nobel 12 Dicembre 1934 ringrazia i lettori francesi_3

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Posso permettermi una considerazione, non meno estemporanea che questa veloce panoramica?

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Oggi, proprio per rendergli omaggio nell’anniversario di nascita di Croce, è forse da allontanare, pur senza ignorarla, proprio una delle idee-pregiudizio che lo mossero, che Pirandello non fosse che – con le parole di Manotta – un «parvenu» della letteratura con ambizioni filosofiche.

Pirandello

Allo scrittore siciliano poco interessavano i distinzionismi filosofici e ben altro motivo aveva il suo (parole di Croce) «convulso inconcludente filosofare»: piuttosto – se è concessa quale definizione parziale di un uomo e uno scrittore indefinibile – in lui ebbe lo spessore di tormentata esperienza, umana e artistica, del relativismo, della scomposizione dell’io e del reale, del nulla di un’esistenza eternamente in sé rappresentazione dell’Enigma irrisolvibile perché nulla in se stesso: e della dignità di una sofferenza intima, inestinguibile, affrontata con una lucidità e un coraggio senza pari.

benedetto croce legge - Immagine reperita su web, da mizarmizar.

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Se possiamo consegnare proprio oggi al domani, pur necessariamente imperfetta, un’espressione di Croce su Luigi Pirandello, sceglieremmo forse invece questa:

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«Uomo tormentato e non un semplice industriante teatrale sulla materia di un immaginario tormento».

et quod sequitur
Maria Amici

Pirandello alla scrivania del suo studio a Monteluco, dov'è in vacanza col figlio Stefano e la sua famiglia nell'estate del 1924 (ritaglio) - This photograph is in the public domain in Italy, L.633/1941

Pirandello alla scrivania del suo studio a Monteluco, dov’è in vacanza col figlio Stefano e la sua famiglia nell’estate del 1924 (ritaglio) – This photograph is in the public domain in Italy, L.633/1941


“Jeri sera sono andato a vedere…„

Pirandello nel 1929?

Mi affascina la ricezione della forma teatrale da parte di un autore che di quell’arte sia Maestro: autentico, non per inflazionato titolo; non meno che la capacità del teatro di vivere in sé dei problemi della società, non solo assorbendo ma imprimendo di sé, per come quei problemi elabora, l’immaginario comune e le coscienze, o talora soltanto nel promuovere la discussione.

Ho letto recentemente un articolo pubblicato su “Revista Persona” – che ne esercita il copyright – : Pirandello e la bioetica, di Luisella Battaglia.

“In questo quadro appare complessivamente di grande rilievo per la bioetica la via tracciata da Luigi Pirandello che nella sua opera ha saputo affrontare non solo i temi esistenziali innescati dal rapporto problematico tra scienza ed etica, ma ha precorso i dilemmi morali posti oggi alla nostra coscienza dalle sfide delle scienze della vita: la medicina, la biologia, l’ecologia, l’etologia… [eqs.]

Mi è sembrato nel suo insieme interessante e desidero proporlo anche alla vostra lettura – miei quattroventiquattro lettori – , senza intriderlo della mia paene ad verbum.

La copertina de L’innesto, ed. Bemporad, 1926

L’unico punto in cui – pur non essendo io non favorevole alla inseminazione eterologa quando necessaria – mi ha suscitato un qualche fastidio, al di là della profonda solidarietà umana per il problema, è stato  a latere de L’innesto, dove l’autrice obnubila volontariamente il significato profondo (e terribile: ma sublime) della vicenda e della scelta personale che ne scaturisce, per come Pirandello la presentava.
Probabilmente, un tentativo nel senso del “politically correct”, anche un po’ un ammicco alla opinione vigente (e un po’ alla ‘moda’, non strictu sensu intesa).

Luigi Pirandello: “Arte e Scienza”, Saggi, Roma 1908

Dagli scritti di  Pirandello non meno che dalle testimonianze di intellettuali che lo conobbero e a tratti gli furono vicini, emerge che nel suo ultimo cosmopolita decennio egli frequentò spesso il teatro e la vita culturale, vivendo diversamente il riserbo intimo in cui si era mantenuto per anni. Tuttavia anche nel passato era apparso sempre attento – e ricettivo in maniera complessa – ai dibattiti della modernità, pure di carattere etico-scientifico: lo dimostrò sia utilizzando la sua scrittura per far riflettere, sia con suoi giudizi tranchant ma acuti, motivati, espressi in pubblico come in privato.

Marta Abba nel 1928?

Per esempio, su una tematica diversa: in una lettera del settembre 1929, scritta dal suo “esilio” a Berlino a Marta Abba – l’attrice che per più di undici anni fu sua interprete, collaboratrice, amica -, lo scrittore e regista teatrale che cinque anni dopo avrebbe ricevuto il Premio Nobel per la Letteratura, criticava – sdegnato – un dramma di nome Chiangali allora rappresentato:

Foto con dedica a Pirandello di Angelo Musco, il primo Liolà. 1916

“Jeri sera sono andato a vedere Chiangali, l’unico successo, per modo di dire, della stagione: è un dramma a tendenza anch’esso, per difendere il diritto alla donna d’abortire, figurati con questi lumi di luna in Italia: ‘Chiangali’ è un rimedio, o meglio, un veleno che procura l’aborto. E si vede a teatro questo magnifico spettacolo, con certe tirate che mandano in visibilio tutti i comunisti seguaci del verbo di Mosca…„

Non interessa qui soffermarsi sulle sue idee politiche: la loro complessità peraltro, che si desume anche a una lettura non superficiale di queste poche righe, non è sempre stata indagata con imparzialità.

Pirandello a Berlino

Piuttosto, si nota con evidenza, in un intellettuale che non ha mai sentito di doversi esimere dallo stimolare il pubblico al confronto e alla critica,  che sia la ‘strumentalizzazione’ a muovergli indignazione, in quanto irrispettosa del teatro non meno che le incursioni, nei suoi drammi, della farsa di un Musco – con il quale non a caso i rapporti non furono mai sereni.
Che poi tali mezzi potessero e possano riscuotere successo di pubblico, è un fatto, e i motivi si radicano nella qualità della vita sociale e culturale: ma il teatro per Pirandello è tutt’altro che un solleticare l’audience con ciò ch’è moda o in cui la pubblica opinione si pasce – a qualunque tendenza afferisca – come del ‘nuovo “verbo” ‘…

et quod sequitur

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