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Del candore…

  Pirandello dopo Nobel 12 Dicembre 1934 ringrazia i lettori francesi_3Felice di aver potuto essere utile, con semplicità, ad una giovane studiosa di Pirandello, Pina Spampanato, autrice di un contributo recentemente presentato a Praga, in corso di stampa (e dal titolo assai accattivante: “Risate pirandelliane come meccanismo di disvelamento”).

pirandelloPina ha chiesto al gruppo PirandelloWeb (afferente al qui più volte citato sito padre) di procurarle il raro testo della commemorazione funebre tenuta da Massimo BontempelliPirandello, o del candore, pronunciata dinanzi alla Regia Accademia d’Italia in Roma il 17 gennaio 1937. Grazie ad una fortunata consultazione di qualche anno fa – e al mio famigerato archivio, ricco unicamente per motivi di studio – ho potuto far opera di servizio culturale: e io ci credo veramente.Nuova Antologia 1937.1feb.1557 Bontempelli Massimo Pirandello o del candore Prima pagina

Che cosa vi aspettate da me?… Penso che qui siamo già in troppi

Così esordiva l’amico Bontempelli – amico che non sempre Pirandello poté forse considerare tale, ma che aveva colto uno dei tratti fondamentali del Maestro, dell’Uomo oltre che nell’Autore: il candore, la purezza, il pudore.


 La conferenza fu pubblicata sulla Nuova Antologia dell’1 febbraio 1937, n.1557, quindi in Massimo Bontempelli, Introduzioni e discorsi, Milano : Bompiani, 1964. Qui ne ho accennato commentando “La rosa“, una delle Novelle per un anno.

   Il sommario e la prima pagina della commemorazione sulla Nuova Antologia (tutti i diritti appartengono ai rispettivi proprietari)

..et quod sequitur
Maria Amici


«È Pirandello! È Pirandello!»

 “Pochi anni dopo la fine dell’ultima guerra, sono stato invitato a tenere a Roma, al Teatro Eliseo, una conferenza sulla psicoanalisi. Si trattava allora per il nostro paese, che si trovava in grande ritardo, quasi di una novità, la quale attraeva quel pubblico che desidera presentarsi come amante della cultura.

PirandelloTenni la mia conferenza; ma quando mi ritirai dietro il sipario fuori dal quale avevo parlato, fui bloccato dal Capo macchinista del teatro, che era lì sul posto a far la guardia a tutto il materiale di palcoscenico appartenente alla sua giurisdizione.
 Aveva ascoltato il mio discorso, e mi affrontò quasi abbracciandomi, ed esclamando:

«È Pirandello! È Pirandello!».

Allora mi raccontò di essere stato in dimestichezza con il Maestro, e di aver allestito lui personalmente le scene di molti suoi spettacoli, assistendo sempre alle prime, quando erano date in quello stesso Teatro Eliseo.

Lamberto Picasso e Marta Abba nei Sei personaggi

Lamberto Picasso e Marta Abba nei Sei personaggi

Il pensiero di Pirandello riteneva di averlo assimilato, ed ora, a parer suo, gli sembrava di averlo sentito ripetere da me: in forma astratta e col tono dottrinale del Professore che tiene una conferenza, ma per lui identico. E mi ripeteva in romanesco:

La locandina de "La Moreno che..", lo psicodramma di Rosati su "Ciascuno a suo modo"

«Perché me creda, Professore mio, noi non semo uno solo!». Cioè ciascuno di noi non è una persona sola.

Questa frase mi parve bella, ed io gli promisi che una volta o l’altra in un mio qualche discorso, avrei citato questa espressione del macchinista del Teatro Eliseo, innamorato di Pirandello.

Assolvo dunque anche di fronte a voi la promessa fatta allora.

Sei personaggi Carlo Giuffrè Pino Micol

Carlo Giuffrè e Pino Micol nei Sei personaggi (Teatro Eliseo-Teatro Stabile Biondo)

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Ma quella frase è proprio di Pirandello. La dice nei Sei personaggi, il Padre, poco prima dell’Intervallo:


«II dramma per me è tutto qui, signore: nella coscienza che ho, che ciascuno di noi, veda, si crede “uno”, ma non è vero: è “tanti”, signore, “tanti”, secondo tutte le possibilità d’essere che sono in noi: “uno” con questo, “uno” con quello; diversissimi! E con l’illusione, intanto, d’essere “uno per tutti”, e sempre “questo uno” che ci crediamo, in ogni nostro atto».„

Musatti Psicoanalisti e pazienti a teatro, a teatro copertinaL’aneddoto è tratto da La struttura della persona in Pirandello e la psicanalisi, di Cesare Musatti.

Sul sito che ospita il saggio, collegato all’Istituto per lo Psicodramma a Orientamento Dinamico, naturalmente sono parecchi i riferimenti a Pirandello, che conobbe il metodo di terapia di Jacob Levi Moreno e il suo nome utilizzò come ‘spia’ intertestuale in alcune delle opere intrise delle proprie elaborazioni peraltro del tutto autonome, come non esita a puntualizzare anche Musatti.

Al momento non mi occupo di tale connessione, che spesso m’ha d’altronde interessato, la lascio galleggiare così: colpita e affratellata, io, nell’entusiasmo di quel Capo macchinista innamorato di Pirandello, e così sensibile a risentirne l’eco, e a rimodularla dentro di sé.

et quod sequitur

Maria Amici


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Bibliotecaria, copywriter, scrittrice con un passato da redattore editoriale. Amante dei libri, della lettura, sensibile al piacere del testo e al grado zero della scrittura, mi occupo di Letteratura, amica esistenziale fin dai tempi dell'infanzia, poi alleata negli studi, infine compagna fedele di vita. I miei campi d'azione: la critica, la riflessione sul romanzo, sui miti, su temi e topoi; la poesia come flusso di coscienza e sottile tecnica semantica; il racconto, finestra aperta su un mondo interiore da narrare con parole in libertà. Postilla doverosa per caratterizzarmi ulteriormente: oltre ai libri, l'enorme, smodata, incontenibile passione per il cinema (sono cresciuta nella videoteca di famiglia, l'ormai serrata Video Days) e per la musica (colonne sonore di film e tanto, tanto, tanto, metal e rock in tutte le sfumature).

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