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Un invito: COSI’ E’ (A CASA PIRANDELLO)

Da Istituto di Studi pirandelliani - immagine reperita su web

Da Istituto di Studi pirandelliani – immagine reperita su web

Accorriamo, altresì, in sostegno all’ Istituto di Studi Pirandelliani , che tra le sue meritorie attività comprende l’avere in carico la gestione della Casa romana di Pirandello in via Bosio e tutti i suoi preziosi contenuti…
-qui su Facebook ; qui sul web

COSI’ E’ (A CASA PIRANDELLO)
Uno studio sulle Novelle per un annolink
organizzato in collaborazione con DANAD
(Diplomati Accademia Nazionale di Arte drammatica “Silvio d’Amico”)

Da Istituto di Studi pirandelliani - Immagine reperita su web

Dalla scrivania del Maestro – in via Bosio – Da Istituto di Studi pirandelliani

Giovanni Briganti, Cecilia D’Amico, Gianluca Enria, Maria Scorza
danno vita ai personaggi di alcune Novelle di Luigi Pirandello

Martedì 7 – Mercoledì 8 luglio — ore 20.00
Martedì 14 – Mercoledì 15 luglio — ore 20.00
Martedì 21 – Mercoledì 22 luglio — ore 20.00
Martedì 28 – Mercoledì 29 luglio — ore 20.00

La vita nuda Bemporad 1922 prima edizione copertina

La vita nuda Bemporad 1922 prima edizione copertina

Pirandello Fausto Xilografia della copertina di Novelle per un anno VII

Fausto Pirandello Xilografia della copertina di Novelle per un anno VII

Brindisi in terrazza.

Agli spettatori viene richiesta una donazione di 10,00 euro.

Ingresso su prenotazione:
posta@studiodiluigipirandello.it
Tel: 0644291853 – 3490712661

– Su Nephelai, studi sulle Novelle per un anno qui (link) (le critiche sono desiderate e ben accolte)

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In morte di Antonietta

Ugo Fleres: Ritratto di M. Antonietta Portulano

Ugo Fleres: Ritratto di M. Antonietta Portolano

Il 17 dicembre 1959 moriva Maria Antonietta Portolano*, che tanto segnò l’avventura umana, spirituale e artistica del marito, Luigi Pirandello.
–Egli l’aveva preceduta quasi d’un quarto di secolo– .

Antonietta PortulanoIl figlio Fausto – e oggi anche questa pagina (per rispetto, senz’altri commenti) – la ricorda in una «riflessione amara, per nulla consolatoria… degna del destino tragico di Antonietta»: così la riprende La copertina di "Vivere con Pirandello" di Maria Luisa Aguirre D'Amiconel suo Vivere con Pirandello la nipote di questi, figlia di Lietta, Maria Luisa Aguirre D’Amico (al libro –Milano 1989–, abbiamo già accennato su Nephelai qui e qui)

“Ah, no, non posso piangere questi altri morti quando mi sono, zitto zitto, inghiottito tra l’indifferenza di tutti, la stretta partecipazione di tutti,

Luigi, Antonietta, Lietta e Fausto in una fotografia che fu inviata a Stefano sottotenente prigioniero a Mauthausen tra il 1915 e il 1918 - This photograph is in the public domain in Italy, L.633/1941

Luigi, Antonietta, Lietta e Fausto in una fotografia che fu inviata a Stefano sottotenente prigioniero a Mauthausen tra il 1915 e il 1918 – Fotografia in pubblico dominio – This photograph is in the public domain in Italy, L.633/1941

questa casa squallida, questa tremendamente irrimediata miseria, e tutta la mia miseria venuta a galla, questa viltà eroica, tant’è spudorata e scoperta. L’essermi sentito insieme così chiamato a essere partecipe, eppure restato così distante, così discosto dalla cosa veniente e poi avvenuta. L’annullamento di un nulla.

Un nonnulla, la propria madre, una quisquilia di affetto materno, una cura peregrina, astratta, un timore atavico, un’apprensione vaga e incerta: la vita si avesse a riscontrare alla morte, o al semplice dolore, o all’irregolare deforme.

Fausto Pirandello: Ritratto di Luigi Pirandello, 1936 da «Meridiano di Roma» 20 dicembre XV [1936] p. VI - via web, da Istituto Studi Pirandelliani

Fausto Pirandello: Ritratto di Luigi Pirandello, 1936 da «Meridiano di Roma» 20 dicembre XV [1936] p. VI – via web, da Istituto Studi Pirandelliani

Ma era già deforme la sua grave vecchiezza, la squallida età dai moti lenti, dal fiato corto, dai voleri aggiogati, dai ricordi spenti. Una constatazione di elementi disunentisi”.


Nota

*M. Antonietta Portolano “fu sepolta accanto al genero e al nipotino**. Sulla pietra tombale ci sono due cognomi: Aguirre Pirandello. Nella piccola tomba del cimitero romano […] del Verano […] riposa anche Lietta, dal marzo 1971”  [dal citato Vivere con Pirandello, p. 174].


** [Manuel Aguirre e Manolo Aguirre Pirandello, rispettivamente marito e figlio primogenito di Lietta].

La nota risponde alla gentile domanda rivoltami da Michaela Di Cesare, commediografa canadese, che ringrazio dell’attenzione dimostratami.

et quod sequitur

Maria Amici


“A Marta Abba per non morire”: il ricordo di lei

Studio in via Antonio Bosio, 15 - Roma. La macchina da scrivere di Pirandello

Studio in via Antonio Bosio, 15 – Roma. La macchina da scrivere di Pirandello

Errabonda sulla rete, mi sono imbattuta, cercando tutt’altre scritture, in una puntata in particolare di “Con parole mie“, programma di RaiRadio1 a cura di Umberto Broccoli, tuttora in corso.
Una delle rare occasioni in cui la Rai, anche solo per pochi minuti, si ‘benigna’ di mettere a frutto il suo ricchissimo archivio, oscurato da una programmazione insignificante e mercenaria.

Risaliva al 10 maggio 2011* e proponeva, seguendo il filo tematico della ‘pubblicazione’, letture di brani di origini e funzioni diverse:

da una delle lettere di Plinio il Giovane in accompagnamento a un suo discorso non pubblicato che il destinatario avrebbe altrimenti tardato a leggere:

“Caro Arriano, poiché prevedo che la tua venuta ritarderà, ti faccio avere il testo del discorso che ti avevo promesso…”,

ad un amaro sfogo della filologa e scrittrice italiana Maria Corti bloccata non da una impasse creativa ma ..organizzativa:

“Il mio romanzo è fermo perché non ho tempo; è un brutto modo di lavorare”,

Marco_Aurelio giornalesino alla proposta di un aforisma sempreverde:

“Chi vede le cose presenti ha visto tutto…”

– una riflessione di Marco Aurelio (Ricordi, 6,37), approfondisco oggi:

“Chi vede le cose presenti ha visto tutto: quelle che sono state fin dall’origine dei tempi e quelle che saranno per tutta l’eternità, perché tutte sono di una stessa natura e di una stessa forma” -,

che potrebbe guidare il ricordo e la meditazione del lettore non disaccorto ancora indietro, sino all’impulso d’altra saggezza che evidentemente attraversava i secoli (e già da quasi mezzo millennio prima dell’imperatore filosofo) e che in latino suona:

nihil sub sole novi – niente di nuovo sotto il sole”.

Marta Abba, foto Moreschi

Marta Abba, foto Moreschi

Emergendo dalle spire del Tempo, nella rubrica realizzata in collaborazione con Rai Teche, a circa venti minuti dall’inizio (20′ 13”), era invece proposta, presentata con qualche imperfezione da cui non era peraltro esente essa stessa, una cosiddetta “testimonianza del 1986*, il frammento di un’intervista a Marta Abba, definita “attrice storica di Pirandello”.

Trovarsi, in "Maschere nude": in occhietto firme di Luigi Pirandello e, successiva?, di Marta Abba. Da collezione Abba?

Trovarsi, in “Maschere nude”: in occhietto firme di Luigi Pirandello e, successiva?, di Marta Abba

“D. – E’ vero che il Maestro ha scritto Trovarsi per lei, e modellando il personaggio della protagonista sulla sua personalità?

M. A. – Noi ci dimentichiamo -troppo- che Pirandello è stato un direttore di compagnia, oltre a essere il grande Autore che è, e allora Pirandello fu come Shakespeare in Inghilterra:

Pirandello dirige Marta Abba e Lamberto Picasso ne La nuova colonia, 1928.

Pirandello dirige Marta Abba e Lamberto Picasso ne La nuova colonia, 1928.

Lui viaggiò con la compagnia, studiò i Suoi attori – senza volerlo. E può darsi che abbia studiato anche me, e che qui ci sia qualche cosa di me*.

"Luigi Pirandello. Lido di Camaiore 1932, hóspede da família Abba, escreve ''Trovarsi''"

“Luigi Pirandello. Lido di Camaiore 1932, hóspede da família Abba, escreve ”Trovarsi””

D. – Ci potrebbe spiegare il significato profondo della frase di Pirandello, che dedicando a lei le sue opere scriveva:

.

“A Marta Abba per non morire?

Pirandello legge a Marta Abba "Trovarsi", Lido di Camaiore, Agosto? 1932

Pirandello legge a Marta Abba “Trovarsi”, Lido di Camaiore, Agosto? 1932

M. A. – Io ne fui per un po’ di tempo quasi atterrita, di dover dare in pasto al pubblico questa dedica: e ..dico, chissà come la prenderanno..? E poi dopo mi sono fatta più.. più adulta e ho detto «basta, la prendano come vogliano, ma è così: “A Marta Abba per non morire”»: perché la Sua opera non muoia..
Lui voleva che io recitassi le sue opere„

Pirandello con Marta Abba e Sir James Barrie - LIFE 28 dic 1936, London

Pirandello con Marta Abba e Sir James Barrie – LIFE 28 dic 1936, London

Come sempre, come già un’altra volta ascoltando e stavolta anche vedendo una sua intervista*, mi ha commosso sentir parlare di Pirandello e vieppiù da chi gli è stato vicino e tanto ha condiviso con lui.

Marta Abba specchioE con quella voce di cui anche nelle tonalità più scure e rugginose si avvertono (persino oggi. E un tempo?) il calore e la dolcezza, e questi i critici alternativamente notavano insieme con i toni metallici e scattosi, l’impostazione troppo marcata,  la freddezza, il distacco e l’implosione del tragico…**

Quella voce di chi “recita anche fuori della scena”, come sogghignava il

"L'amica delle mogli": una scena con Marta Abba e Lamberto Picasso

“L’amica delle mogli”: una scena con Marta Abba e Lamberto Picasso

conduttore (peraltro un refrain abusato di cui s’è voluto spesso, non del tutto inconsapevole lei, rivestire e mascherare Marta Abba da Norma Desmond), piuttosto che come in altri infastidirmi o destarmi sin troppo facili ironie, a me infondeva sempre più invece il desiderio -il rimpianto- di sentirla quando recitava Pirandello..

Perché Pirandello il suo modo di recitare e di essere attrice, e di essere?, aveva amatostudiato e guidato in una continua osmosi reciproca**: di lei che ora persino frasi semplicissime (pur vive di una profonda consapevolezza) anche da anziana – lo sentiamo – era capace di variare nei toni e nell’intensità e nel significato, e non di meno con un certo filo di ‘estraneità’ tuttavia: giocando con la verità? col ricordo? col suo particolarissimo – e incompreso e raramente apprezzato – modo d’essere attrice?**

Ritratti di Marta Abba nello studio di Pirandello, via Bosio 15, Roma

Ritratti di Marta Abba nello studio di Pirandello, via Bosio 15, Roma

E l’aveva tenuta -sebbene spesso lei fosse lontana- accanto a sé (e più avrebbe voluto) non solo come “musa” – altra sin troppo sbrigativa definizione – ma quale eccezionale sonda della propria ispirazione e dell’Enigma profondo, complesso,  stratificato e sommerso, della propria umanità -anzi dell’Umanità, dell’essere umani-, nella scintilla più alta e nella compromissione più cogente e amara della resa dei conti con se stesso, nella disperazione assoluta e nella vividezza sognante, che impietrite dal e nel silenzio, e nell’abbandono e nel rifiuto e dall’impenetrabilità, si fanno Parola e Arte.

Pirandello alle prove della rappresentazione de La figlia di Jorio dirige Marta Abba. Teatro Argentina, ottobre 1934

Pirandello alle prove della rappresentazione de La figlia di Jorio dirige Marta Abba. Teatro Argentina, ottobre 1934

E mi dava ancora forte il senso che Marta Abba interpretasse Pirandello quando lo recitava e anche non recitandolo (non recitando un suo testo ma rievocando, spiegando, qualcosa di lui). Che lei che peraltro, rinunziando a ancora maggiori e più facili guadagni e a viversene tranquilla e non “odiata”, dell’opera che Qualcuno le aveva affidato s’era fatta Vestale, una volta ancora se ne facesse tedofora, e quel fuoco lo portasse in sé e con sé attraverso lo spazio e il tempo, e oltre il diaframma della morte…

..Eppure, sempre arrestandosi, nel ritegno comune a entrambi – quello che poi solo in parte e combattuta sviò, con la trasmissione in dono delle lettere (non tutte peraltro date alla pubblicazione) all’Università di Princeton -, sempre un passo al di qua del Mistero.

Marta Abba e Palazzeschi tra il pubblico alla commemorazione di Pirandello. Roma Teatro Valle a Roma 27.06.1961

Marta Abba e Palazzeschi tra il pubblico alla commemorazione di Pirandello. Roma Teatro Valle a Roma 27.06.1961

Non solo la Sua opera non muore, affidata alla severa, devota Vestale che in vita preferì (o dovette) venerarlo ad amarlo, ma è il ricordo di lei (di lei e soprattutto da parte di lei e da lei tramandato) a non morire, attraversando i secoli: e anche in questo, appunto, capii cosa forse il Maestro avesse inteso – e cosa lei: che forse dovette prima respingere per poi comprendere – quando, non solo sul piano professionale e artistico, Egli scrisse quella famosa ..polisemica.. dedica:

A Marta Abba per non morire

__________________________________

“Bibliografia” – e note –

* Il link della puntata di Con parole mie del 10 maggio 2011.
L’intervista parte dal minuto 20′ 13”.

* Non sono riuscita a trovare tracce (almeno sul web) dell’intervista “del 1986”.

Ne esiste un’altra (è la stessa? Sono addirittura altre due?), indicata come Marta Abba a Lugano, di Grytzko Mascioni, realizzazione di Paolo Lehner; produzione della Rtsi:

  • del 1980, come indicato qui nella scheda della tls.theaterwissenschaft  di Mascioni – regista “nel 1980” per la RSI di un Trovarsi interpretato da Marta Abba e accorpato, in un “documento storico” eccezionale e unico, con una “lunga intervista televisiva” all’attrice – e in effetti su Trovarsi è la domanda che qui ascoltiamo per prima – ;
  • o del 1983, sempre per la TV svizzera, come indicato nell’articolo di Repubblica dell’8 Gennaio 1986: C’è anche ‘la divina’ Garbo tra molti grandissimi attori .
Marta Abba posa in due pezzi a Castiglioncello accanto a Silvio D'Amico - Immagine reperita su web, i diritti appartengono ai rispettivi proprietari

Marta Abba posa in due pezzi a Castiglioncello accanto a Silvio D’Amico – Immagine reperita su web, i diritti appartengono ai rispettivi proprietari

Questa intervista è evidentemente di difficile reperimento, tanto che Gigi Livio (nel saggio infra** citato, n. 32) ringrazia d’avergliene procurata la registrazione radiofonica Sandro D’Amico (uno dei figli dell’influente Silvio e, come l’omonimo cugino Luigi Filippo, marito d’una figlia di Lietta – nel caso di Sandro la Maria Luisa Aguirre D’Amico già citata in queste pagine per il suo Vivere con Pirandello)…?

Del 1986 è generalmente riportata invece un’intervista a Paolo Stoppa.

Su RSI sono stati trasmessi anche, tra l’altro, Suo marito, di Luigi Pirandello,  adattamento e regia di Fabio Battistini con Stefano Santospago, Nicoletta Bertorelli, K. Fusco, A. Zanoletti – prod. RSI 2006 –
e, con adattamento e regia dello stesso Battistini, Caro Maestro… Marta mia, delicato testo radiofonico tratto dal carteggio di Luigi Pirandello con Marta Abba, con Marina Bonfigli (Marta Abba), Giulio Bosetti (Pirandello) e Massimo Loreto.

Pirandello, Uno nessuno e centomila, Firenze 1926, nell'occhietto dedica a Marta Abba A Marta una e unica, Pola 09.12.1926

Pirandello, Uno nessuno e centomila, Firenze 1926, nell’occhietto dedica a Marta Abba: A Marta una e unica, Pola 09.12.1926

Battistini aveva improntato la propria attività forse anche prima del passaggio alla Radiotelevisione svizzera a scelte preziose, a realizzazioni molto curate, pur talora di opere meno note, tratte anche dal repertorio pirandelliano. Forse per tale sua impostazione e per riguardo alla loro amicizia, Marta Abba gli aveva lasciato in eredità scritti e fotografie del Maestro.

* Di Marta Abba in audio e/o video ho reperito solo un’altra testimonianza – e vi pregherei di segnalarmene altre – : un’intervista rilasciata nel 1978 (?) a latere di un altro dramma di Pirandello: Non si sa come – sull’occasione non ho potuto trovar altro su web.

Il video è reperibile qui e qui.

Marta Abba

Marta Abba

** Sul tema, la recitazione di Marta Abba come paradigma della interpretazione dell’Attore in Pirandello – e non solo -, sto studiando il poco cui posso attingere e qui per varie ragioni, tra cui ..l’indegnità mia, non mi ci soffermo. Su Marta Abba attrice il contributo a mio parere più interessante tra i molti che ho letto è di Gigi Livio, “Fiamma del diavolo che non consuma”. Marta Abba attrice “frigida” – le virgolette sono d’obbligo –, nella rivista “L’Asino di B.” 2006/11 – reperibile su L’Asino Vola ed anche sul meritorio PirandelloWeb qui.

* Consciamente o no, Marta Abba, che tanta confidenza riservata ha con le parole di Pirandello, usa un sintagma significativo, tratto da Trovarsi, uno dei più intensi e complessi drammi – e studii – a lei dedicati.
Il testo è reperibile su PirandelloWebqui.

Et quod sequitur
Maria Amici


“Prima notte”, novella di Luigi Pirandello

– Novelle per un anno –

Prima notte

Novella di Luigi Pirandello, pubblicata sul settimanale Il Marzocco, rivista fiorentina di letteratura e arte, il 18 novembre 1900; confluì nella raccolta Bianche e nere, Renzo Streglio e C. Editori, Torino, 1904; poi in Novelle per un anno: Scialle nero, 1922.

In tale edizione, qui ripresa, è reperibile sul meritorio PirandelloWeb

Il Marzocco n. 48 del 2 Dicembre 1900. - Firenze : Tip. L. Franceschini, 1896-1932. - 37 v. ; 58 cm. Settimanale. - Poi editore: Vallecchi. - 50 cm.

Il Marzocco n. 48 del 2 Dicembre 1900

L’amore, la sessualità – specie, ma non solo, se negati da altri o inibiti per scelta personale propria –, il matrimonio, si ritrovano spesso nell’opera pirandelliana indissolubilmente legati al dominio lessicale e metaforico, contestuale e narrativo della
| morte | : tanto che Sciascia noterà: «Sempre in Pirandello l’amore avrà questo sentore di morte»*.

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Pirandello tra il 1870 e il 1873 – Immagine in pubblico dominio

Né sarà necessario scomodare il precoce macabro episodio* dell’iniziazione indiretta tra i cadaveri nella camera mortuaria – e quindi indelebilmente connotata dall’oscurità della colpa, tra «un frullìo e un ansimare» di una coppia clandestina, e dall’opprimente orrore della morte, della fragilità, del degrado –, a spiegare un personalissimo, intimo sgomento psicologico che non solo rifugge da spiegazioni sovrastrutturali (sociali, etiche, religiose..) ma soprattutto, malgrado gli accenni anche a particolari biografici nella sua opera, dall’Autore girgentino è schermato da un velo di enigmatica discrezione che tali allusioni proietta, sfuggenti, nell’indeterminatezza.

Se il matrimonio può essere considerato un trapasso ad altra vita, quale ne sia la consistenza reale si può ben comprendere infatti dalle connotazioni lugubri, funeree, luttuose che esso assume: e la novella che qui leggiamo ne è una chiara metafora.

Famiglia Pirandello a Soriano nel Cimino, con Rosso di San Secondo? e altri - forse Romagnoli?-, 1908-1912?

Famiglia Pirandello a Soriano nel Cimino, con Rosso di San Secondo(?) e altri, tra il 1908 e il 1912(?)*

Il mutamento sotteso al coinvolgimento nell’amore è di per sé frequentemente significato da Pirandello quale accesso (quasi un salto) in un «cerchio magico»*, un tuffo “ad occhi chiusi”* che può tradursi ugualmente in vita o morte: e morte anche dell’amore, nel momento stesso in cui quel cerchio allude alla realizzazione dell’amore stesso*.

Nelle opere del Girgentino, quasi mai amore e suo culmine-concretizzazione nel matrimonio – unica scelta ritenuta possibile ma ugualmente esiziale – si rivelano dinamiche strettamente collegate e compatibili. Se persiste l’uno, l’altro è

Pirandello legge a Marta Abba "Trovarsi", Lido di Camaiore, Agosto? 1932

Pirandello legge a Marta Abba “Trovarsi”, Lido di Camaiore, Agosto? 1932

per una rete di reciproci ‘veti’ impossibilitato quasi per proteggere quell’amore; se si addiviene all’altro, non è con chi si ama, o proprio il matrimonio catalizza una serie di sventure rovinose che annichilano l’amore e la persona stessa, come puntualizzano il citato Gioanola ma soprattutto una serie di occorrenze nell’opera pirandelliana*.

Tale concezione, come premesso, non si rifà solo alle contingenze sociali e storiche o biografiche, ma ritrova echi in un’intimità misteriosa, pura e turbata insieme, radicata nell’uomo Pirandello a profondità primigenie:  tuttavia, come l’Autore implicitamente denuncia, nella società a lui contemporanea – e ben al di là della propria esperienza sa che

Quietanza di Stefano Pirandello per somme prestategli dal genero Alfonso Agrò, 1900

Quietanza di Stefano Pirandello per somme prestategli dal genero Alfonso Agrò, 1900

l’uso percorre i secoli –, l’impulso al matrimonio di solito non ha connessione alcuna con motivazioni sentimentali ma proviene, particolare usuale e già svilente, dall’interesse economico.

Nel caso di Prima notte, si profila la necessità di dare sistemazione alla figlia, dopo la tragica morte del padre doganiere, che con altri due colleghi è perito in mare: e quel mare la cui massa livida e grigia si richiude sui naufraghi greve come il coperchio di una bara, ai lettori non solo di Verga e di Melville evoca e ribadisce associazioni funebri.

Di esse la novella è intessuta.

donne con scialle nero - immagine reperita su webNon solo il padre è morto, alla protagonista allora giovanissima, Marastella, pregiudicandole così – in un tale contesto – il futuro, ma altresì, nello stesso incidente sul lavoro, l’uomo segretamente amato. Ai funerali, quando le sfugge un singhiozzo disperato, inequivocabile, la madre di questi, stringendola a sé

«come per farla sua, sua e di lui, del figlio morto»

e ‘riconoscendola’ come «figlia», a lui assimilandola, per i parametri di quel sistema culturale atavico la ‘seppellisce’ socialmente insieme col proprio figlio.

La madre di lei, Mamm’Anto’, tuttavia non demorde: per sette anni tutto sacrifica per prepararle un corredo, con l’enumerazione delle componenti del quale la novella si apre: ma subito interviene a riaffermare il quadro di riferimento fondamentale la cassa in cui sono conservati i capi del corredo, che dovrebbero essere promessa di un futuro nuovo, di una nuova vita, e invece acquistano la connotazione d’un sudario:

«la vecchia cassapanca d’abete, lunga e stretta che pareva una bara».

D’altronde, anche l’abito da sposa non è bianco ma grigio: «una galanteria», ma perfettamente consono.

Lo sposo, don Lisi Chirico, non sfugge alla medesima atmosfera.

Foto scattata nel giorno del fidanzamento di Lietta. Da sinistra, Fausto, Luigi, Lietta, ?, Stefano?; alle spalle di Lietta, il fidanzato, il maggiore Manuel Aguirre Humeres, addetto militare dell'Ambasciata del Cile presso il Quirinale

Foto scattata nel giorno del fidanzamento di Lietta. Da sinistra, Fausto, Luigi, Lietta, ?, Stefano?; alle spalle di Lietta, il fidanzato, il maggiore Manuel Aguirre Humeres, addetto militare dell’Ambasciata del Cile presso il Quirinale

La prima considerazione che su di lui oppone alla scelta materna Marastella è il suo esser «quasi vecchio». Non è naturalmente solo un dato fisiologico ma storico-antropologico: come tipico sin dalle società arcaiche, in cui frequente e prevista in una prospettiva di potere e autorità era la distanza anagrafica tra sposo e consorte, per cui la fanciulla dalla tutela paterna passava a quella analoga del marito – coetaneo del padre,

«sarebbe stato […], di quest’altra [moglie], padre e marito insieme»,

così si propone lo stesso Chirico.

Man mano nella novella si punteggiano le osservazioni sull’aspetto fatiscente dello sposo, aggravato sia dalla barba bianca sia dall’impressione delle guance incavate dopo che se la rade per apparire ..più giovane.

In più egli, sì, ha uno stipendio fisso, però come becchino, e infatti abita accanto al cimitero: cosicché la sposa andrebbe ad abitare in una «cameretta bianca, pulita, piena d’aria»: un’aggettivazione che talora accompagna nell’immaginario comune la camera mortuaria.

E’ inoltre un vedovo inconsolabile – tanto che si lamenta con la sorella perché vorrebbe limitare i ‘festeggiamenti’ sponsali per non distaccarsi da un’atmosfera di lutto -: ma subito interviene, in quelle mentalità primitive, la motivazione greve, materiale e utilitaristica. Principalmente, si risposava

«più per forza che per amore, dopo un anno appena di vedovanza, perché aveva bisogno d’una donna lassù, che badasse alla casa e gli cucinasse la sera. Ecco perché si riammogliava»:

perché ha bisogno, dunque, e un bisogno che non ha nulla di spirituale.

Foto di famiglia 1888: i genitori Stefano e Caterina, i fratelli Enzo e Giovanni, la  sorella Annetta. N.b. sul libro che il padre tiene fra le mani, una mano ignota ha scritto a penna Mal Giocondo

Foto di famiglia 1888: i genitori Stefano e Caterina, i fratelli Enzo e Giovanni, la sorella Annetta. N.b. sul libro che il padre tiene fra le mani, una mano ignota ha scritto a penna Mal Giocondo

Anche questo risulta dato assolutamente non insolito sia nella società e nella psicologia indotta, sia nella pensosa, corrosiva elaborazione nelle novelle pirandelliane: un dato che, insieme con l’interesse della famiglia d’origine alla ‘sistemazione’ della figlia, ribadisce la condizione femminile di sudditanza all’interesse economico e materiale in ogni senso, così come l’interesse spesso eminentemente legato, nel maschio, a risolvere il soddisfacimento del bisogno sessuale e dell’economia domestica, a ribadire la traumatica condizione umana, esistenziale, per come essa via via s’aggroviglia.

Che la cerimonia nuziale sia un corrispettivo di quella funebre è sottolineato da più segnali: l’accompagnamento alla sposa nella sua nuova casa e poi lo sfilare degli invitati nel loro ritorno verso le proprie case si configura come un corteo funebre, senz’altro ribadito sia dai partecipanti sia dagli osservatori:

«Pareva un mortorio, anziché un corteo nuziale. E nel vederlo passare, la gente, affacciata alle porte, alle finestre, o fermandosi per via, sospirava: – Povera sposa!»

Come si confà più al funerale che alle nozze, bagnate tradizionalmente di un pianto diverso

(«Piange la figlia nel lasciare la madre; piange la madre nel lasciare la figlia. Si sa!»),

scorrono lacrime continue, prima e dopo il momento dell’unione in matrimonio, e soprattutto quando, dopo la festa nuziale, gli invitati defluiscono, e poi coloro che hanno accompagnato la sposa alla sua nuova residenza se ne tornano a casa lasciandola sola con la madre e due amiche, allontanatosi lo sposo per suonare l’avemaria serale, interpretabile in tanti sensi come un segnale di congedo.

Luigi Pirandello, La Trappola. Progetti di copertina per libro. Olio su tela. Collez. privata. Immagine reperita su web

Luigi Pirandello, La Trappola. Progetti di copertina per libro. Olio su tela. Collez. privata. Immagine reperita su web

Ricollegabile al, tutto pirandelliano, sistema di apparenze e finzioni che la madre della sposa e la sorella dello sposo tentano di costruire per invogliare (intrappolare, si direbbe, con parola chiave?) la sposina, e intanto mistificandone e fraintendendone le reazioni, già attivato nell’iniziale tentativo di mitigare le perplessità di Marastella sul ‘pretendente’, la madre di fronte alle sue lacrime risulta estranea alle ragioni intime del dolore della figlia, le reinterpreta nel modo che più può a sua volta seppellire non solo nel non detto ma nell’obnubilamento della consapevolezza. (Altro che profondità del legame affettivo familiare, di cui cianciano alcune analisi non solo su web quale tema della novella…)

Più sagace invece lo sposo:

«Comprendeva e compativa. Aveva coscienza che la sua persona triste, invecchiata, imbruttita, non poteva ispirare alla sposa né affetto né confidenza: si sentiva anche lui il cuore pieno di lagrime».

La commozione è peraltro subito riportata ad una chiusura nell’ego: non può ammettere in sé che la moglie precedente, nessun’altra che la moglie defunta egli può piangere. E tuttavia dinanzi alla ‘sua’ «crocetta di quel camposanto» da lei aveva preso commiato, s’era «licenziato», dacché aveva promesso che

«sarebbe stato tutto di quest’altra, padre e marito insieme; ma le nuove cure per la sposa non gli avrebbero fatto trascurare quelle che da tant’anni si prendeva amorosamente di tutti coloro, amici o ignoti, che dormivano lassù sotto la sua custodia.
Lo aveva promesso a tutte le croci in quel giro notturno, la sera avanti».

In definitiva, il legame avvertito come insolubile, imprescindibile, non è quello con la donna, non con la moglie morta né con quella viva: bensì quello con i ‘suoi’ morti, ribadito dalla promessa di proseguirne la cura, la «custodia». Non si vive che in funzione della morte.

La conclusione della novella, con quella sua venatura di paradosso umoristico, è consequenziale, e ancora una volta si distacca dall’ambito realistico-naturalista che pur fa da ambientazione alle novelle di Pirandello.

Ormai soli, la sposa chiede allo sposo di condurla alla tomba del padre, ma il becchino sa bene chi ella cerchi: «C’è anche lo Sparti», l’avverte brevemente.

L’uomo un tempo amato condivide la porzione del cimitero così come il regno dei morti col padre (nuovamente unificate, le due figure), ed entrambi di fatto avevano seppellito e assimilato a sé anche Marastella*.

Cimitero di Pere Lachaise

Cimitero di Pere Lachaise

I due così, marito e moglie, si aggirano nel cimitero, al «lume» evocativo della «lanterna del cielo», alla ricerca dell’altro, del proprio doppio, del corrispettivo in cui sono evidentemente annullati, assimilati e morti essi stessi al mondo, in un’esclusione sancita come definitiva.

Marastella sulla tomba del suo vecchio pretendente, don Lisi su quella della moglie, si abbandonano al pianto disperato e da esso più che da ogni altra cosa sono accomunati: ed è questa la loro Prima notte, in cui pure, presenziando Ecate – la luna – si celebra un’unione e una ulteriore comunanza alternativa, ancora più ancestrale, col mondo dei morti.

Così come la vita presente e reale in tutte le sue componenti, personaggi, atti, luoghi, parole, è continuamente rimetaforizzata dai rinvii lessicali al dominio funebre, altresì di fatto sfuma continuamente nella predominante, ingombrante presenza e contiguità della morte, del cimitero, delle tombe, di una devozione persistente che, nella prospettiva dell’effimero di fronte ad una condizione segnata dall’eterno, soggioga ed esclude ogni altra.

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 Un consiglio per la bibliografia
– e note –

* Leonardo Sciascia, Pirandello e la Sicilia, Caltanissetta-Roma : S.Sciascia, 1961; Milano : Adelphi, 1996. E precisamente:

«Sempre in Pirandello l’amore avrà questo sentore di morte. Non l’idea della morte: ma la fisica putrescente presenza della morte. O sarà intorbidato dalla pazzia. O avvelenato dalla incomprensione e dai tradimenti».

La copertina de "L'uomo delle contraddizioni. Pirandello visto da vicino", di Luigi Filippo D'Amico

La copertina de “L’uomo delle contraddizioni. Pirandello visto da vicino”, di Luigi Filippo D’Amico

* Alla traumatica rivelazione dell’amore carnale che sarebbe incolta al Pirandello bambino nella torre adibita a obitorio, si trova cenno in Luigi Filippo D’Amico, L’uomo delle contraddizioni: Pirandello visto da vicino, Palermo : Sellerio, 2007 (anche in Pirandello visto da vicino. Dieci conversazioni di L.F. Camilleri, Biografia del figlio cambiato copertinaD’Amico per il Terzo Anello di Radio3), che farebbe tesoro di racconti della suocera Lietta; in Marco Manotta: Luigi Pirandello, Milano : B. Mondadori, 1998; in Andrea Camilleri, Biografia del figlio cambiato,  Milano : Rizzoli 2000; in Elio Gioanola, Pirandello’s story: la vita o si vive o si scrive, Milano: Jaca Book, 2007; e inoltre in Luciano Lucignani, Un uomo solo, laRepubblica 02.12.1986.

Valeria Moriconi in Trovarsi, di Luigi Pirandello, regia G. Patroni Griffi

Valeria Moriconi in Trovarsi, di Luigi Pirandello, regia G. Patroni Griffi

* Il «cerchio magico» ha una valenza misterica, secondo la concezione atavica ripresa dalla Grecia arcaica, così come la ha in quella sorta di girotondo delle bambine che, tradotto, si chiamava tartatartaruga; il sintagma è ad esempio tratto da La rosa, reperibile su PirandelloWeb. Ci si sofferma su di esso nella lettura de La rosa su Nephelai).

Pirandello: Trovarsi, ed. Mursia. In copertina, Marta Abba

Pirandello: Trovarsi, ed. Mursia. In copertina, Marta Abba

* «Chi ama, chiude gli occhi» è, per esempio, proprio uno dei nodi fondamentali (ribadito dalle numerose occorrenze del sintagma ‘chiudere gli occhi’) che aggruma la situazione umana ed esistenziale della donna e della donna-attrice, e in assoluto dell’Uomo, nel Trovarsi scritto nel luglio-agosto 1932 e rappresentato il successivo 4 novembre. Reperibile su PirandelloWeb qui.

* Forse su questa stessa foto a Soriano – che, nel caso, sarebbe “datata 1910: con alle spalle la mole del Castello Orsini, un gruppo di signori posa davanti all’obiettivo. Pirandello vi appare con la moglie e i figli, accanto al commediografo Pier Maria Rosso di San Secondo e al grecista Ettore Romagnoli” – si veda l’articolo di Matteo Collura Pirandello in fuga dal suo “personaggio”, pubblicato sul Corriere della Sera dell’11 agosto 1997, reperito su web.

* Si legga per esempio la già citata La rosa su Nephelai.

* Per tali considerazioni in particolare non ci si limita a Gioanola, infra citato, p. 261.

Maria Callas interpreta la Medea di P.P. Pasolini (1969)* Nell’antichità greca e latina era connesso al processo di identificazione nel lutto, per esempio, che specie le donne (ma non solo) nel compianto funebre si strappassero i capelli, si lacerassero gli abiti e si coprissero il capo di terra e cenere per rendersi simili, identificandosi, ai loro morti.
Tanto che presto, per chi se lo poteva permettere, si ovviò al disagio con la creazione di una figura ‘professionale’, la prefica (il lemma deriva dal latino praefica), che compiva, prezzolata, quegli atti e tramandava le nenie funebri.

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In estrema sintesi

La sintesi è di
Elio Gioanola, in Pirandello’s story: la vita o si vive o si scrive, Milano: Jaca Book, 2007, p. 261.

“Una ragazza perde il fidanzato in un naufragio e la madre le trova come marito un vedovo che può contare, come becchino, su una paga di cinque lire al giorno: «Pareva un mortorio, anziché un corteo nuziale»”.

Nota bene.

– Le immagini riguardanti la famiglia Pirandello o Marta Abba o chiunque non hanno riferimento diretto col testo. –

et quod sequitur

Maria Amici


“La rosa”, novella di Luigi Pirandello

– Novelle per un anno –

La rosa

Novella di Luigi Pirandello pubblicata ne La lettura (rivista mensile del Corriere della Sera) di Novembre 1914, poi in E domani, lunedì, Treves, Milano 1917; quindi confluita in Novelle per un anno, La candelora, edita nel 1928.
In tale redazione è reperibile qui, sul più che meritorio PirandelloWeb

La protagonista, Lucietta, sin dall’esordio della novella si rivela personaggio già variato. In treno – il luogo pirandelliano tipico dei momenti di ‘rivelazione’ e di ‘svolta’ –, si reca alla sua nuova destinazione, in cui è stata assunta quale telegrafista, con i due figli piccoli: è vedova di un uomo che la sposò, giovanissima, suggerisce Nettuno, Anni '30 . Effetto seppia - Diritti appartenenti ai rispettivi proprietaril’Autore, come una «bamboletta»; la morte di quegli, dai contorni ambigui, l’ha costretta a vender casa, e l’‘occhio sociale’, cui non sa sfuggire, a considerare da un lato la vita di prima più agiata di quanto non fosse, e dall’altro la condotta del marito più onesta, la sua morte più lineare se non addirittura eroica, «una vendetta politica».

Nelle pieghe della narrazione, trapela la critica alla disagiata condizione femminile reificata e manipolata per sottintesi interessi sessuali, così come la reazione della donna, che ad un livello morale mediocre e alle convenzioni non sfugge.

Pirandello nel 1932?Sul treno, la donna incontra il segretario comunale dello stesso paese verso cui sta viaggiando, un uomo malinconico, che la colpisce superficialmente per la sua aria e le sue parole da pensatore, da «filosofo»; i suoi «due occhi grandi, intenti e tristi», anzi, senza che lui lo voglia la infastidiscono, come segno dell’estraneità del mondo che le sarebbe sempre rimasto «lontano, lontanissimo e ignoto».

Ugualmente, l’uomo appare remoto, lui e le sue osservazioni vaghe – come una di esse, interessante per i richiami intertestuali pirandelliani che evoca, a specchio come il riflesso del lanternino dello scompartimento che appare, ‘dietro il vetro’, come una luce esterna che segue l’essere umano ed esiste solo con lui e per lui:

«come la fede… [ – quegli nota – ].  Accendiamo noi il lume di qua, nella vita; e lo vediamo anche di là; senza pensare che se si spegne qua, di là non c’è più lume».

La lettura, rivista mensile del Corriere della Sera. Anno 1914

La lettura, rivista mensile del Corriere della Sera. Anno 1914

Il sonnacchioso paese è pressoché sconvolto dall’arrivo della nuova telegrafista, sia nella componente maschile, che entra in uno stato di sovraeccitazione che non ha come sfogarsi se non, nel tocco paradossale e corrosivo di Pirandello, con ..pedate a tradimento ai cani randagi, quegli stessi che, nella conversazione in treno, alla vedova avevano significato l’accidia costante del paese; sia in quella femminile, specialmente tra le «brutte donne», improvvisamente, per reazione di gelosia, solidale alle «povere bestie».

E domani lunedì, Treves rist. 1919 (prima ed. 1917) . copertina

E domani lunedì, Treves rist. 1919 (prima ed. 1917) . copertina

Significativamente stretta dall’anellino nuziale che non riesce più a levarsi dalla mano cresciuta, l’attraente vedova rinuncerebbe all’invito a una festa da ballo rivoltole dai soliti ‘ronzoni’ così spesso impietosamente ritratti dall’Autore, se inaspettata, in un vaso dentro casa, altrettanto allusivamente non fosse spuntata una «magnifica rosa rossa» a risvegliare vanità, forse sensualità, desiderio di ammirazione, la sua «gioja vestita di nero», la «gioja» dei suoi «vent’anni».

Già durante il viaggio il segretario aveva preannunciato alla signora l’avvenimento:

«fra pochi giorni avremo al Circolo una festa da ballo.
– Ah…
E la signora Lucietta lo guardò come colta in un lampo dal sospetto, che anche questo signore si volesse burlar di lei.
– Ballano i cani? – domandò.
– No: i “civili” di Pèola…»

Appunto tra questi «“civili”», causticamente virgolettati, nell’amaro umorismo pirandelliano «tragici in quel loro furore senile», appena la vedova fa il suo ingresso, di nuovo

«Fu l’ebbrezza, fu il delirio, fu la pazzia».

Velazquez, La Venere allo specchio  . Immagine in  pubblico dominio

Velazquez, La Venere allo specchio . Immagine in pubblico dominio

L’arrivo della donna, della sua femminilità sbocciata come la rosa – non una metafora sconosciuta, per lo studioso di letteratura – e, involontariamente?, offerta, sfrena le invidie cariche di ripicca delle donne e soprattutto il parossismo del desiderio nei maschi eccitati.

Nella sala, si diffonde la «nebbia» vaporante della

«bestialità di tutti quegli uomini; bestialità ansante, bollente, paonazza, sudata, che del sudore, nelle brevi tregue allucinate, profittava con occhi folli per rassettarsi, incollarsi, rilisciarsi con mani tremanti sul capo, su le tempie, su la nuca, i capelli bagnati, irsuti»,

innescata dal richiamo erotico come dall’occasionalità, dall’eccezionalità del ballo: una vertigine che in diverso modo coinvolge anche la vedova.

Come dall’esterno, incarnazione mai vieta del pirandelliano osservatore spersonalizzato, estraneo, forestiero quasi, ancora una volta – ma ‘a specchio’ dacché la notazione era stata della vedova – «da lontano», il segretario comunale, distaccatosi dall’«esilio» che gli avevano imposto la delusione e l’infrangersi dei sogni, la segue con occhi inteneriti, ammirati, accesi da ben altro sentimento che i presenti, e che già l’aveva spinto a timide attenzioni nei giorni passati: «costernato» dall’attrazione che pur sente per quella rosa e ciò che essa in fondo significa nella vedova, in quel che egli reputa il suo coraggioso avventurarsi nella vita, eppure senza sapersi convincere ad avvicinarsi a quella «cara folle fatina vestita di nero», a distoglierla da quell’arena e i suoi fumi di bruta libidine, a proteggerla da quelli e da se stessa.

Non riesce: ma è lei, «con uno scatto da cerbiatta» – di biblica memoria di purezza – ad allontanarsi, nello «sgomento» che le suscita quella «bestiale sovreccitazione» maschile, nel «ribrezzo» e nell’«onta», entrambe, nel loro diverso portato accomunate, spesso parole chiave legate alla sfera della sensualità in Pirandello quando non sorvegliata dalla coscienza e dall’umanità.

Jenny Schulz-Lander

Jenny Schulz-Lander

Particolarmente «ribrezzo» è termine pirandelliano tipico a lessicalizzare la reazione della coscienza pura alla pulsione sessuale non solo non controllata ma di fatto svilita, disumanizzata, fondata su una visione strumentale dell’essere umano che la suscita, occasionale, di scarsa rilevanza e (ma si tratta piuttosto di un segno esteriore) non contestualizzata nell’unione matrimoniale.

E’, questo, uno degli indizi potenti del ‘pudore’, del ‘candore’* di Pirandello, non del suo moralismo – com’è stato spesso frettolosamente liquidato – ma di una concezione della donna e dei rapporti personali particolarmente elevata e vocata alla purezza, alla castità persino nel e dell’atto sessuale.
– Si sa peraltro che si ha difficoltà, e l’hanno anche i critici, a cogliere ciò che non appartiene.

Nell’atto subitaneo della vedova, la rosa, la magia e il mistero, soprattutto la naturalità e l’innocenza dell’attrattiva, le cade dai capelli ed è il sindaco, simbolicamente, a «ghermirla» con la mano animalesca perché la offra e si offra, lei, al suo favorito. La donna si ritrae, non sa come reagire a quel losco tentativo di compromissione.

Antonietta Portulano

Antonietta Portulano

Scorge allora – una scelta ben più rassicurante –, più «lontano», il segretario comunale, del quale non teme il coinvolgimento nella ridda dei desideri: gli altri insorgono per vendetta, con «sospetti maligni», denunciando, ma è un’illazione, l’intenzione riposta di quella scelta, nella donna: e, altrimenti, che comunque essa inveri il desiderio dell’uomo.

Luigi Pirandello.

Il turbamento del segretario, «la crudele sofferenza nei suoi occhi», a sua volta le inoculano il timore e il fastidio che quei sospetti, quella maldicenza gretta, fossero sì fondati, ma non su di lei, bensì nell’animo del timido segretario: che non aveva forse osato, per quella sua disposizione timida e distaccata, lontana, rivelarlesi e irresoluto non riesce adesso a schermirsi né ad opporsi alle insinuazioni, rivendicando la propria estraneità, peraltro non sentita.

Ecco allora che la vedova si rivolge a lui con incredulità e «dispetto», a difendere la propria onorabilità e nondimeno a ridimensionare e inibire, opponendo un veto implicito, i sentimenti e i desideri dell’uomo:

«E, facendosi innanzi al Silvagni, agitata da un fremito convulso, guardandolo negli occhi, gli domandò:
– Può lei credere sul serio che, offrendole codesta rosa, io abbia voluto farle una dichiarazione?»

Marta Abba, 1922 - Fondo Vittorio Martinelli Archivio della Cineteca di Bologna - foto a qualità impoverita reperita su web

Marta Abba, 1922 – Fondo Vittorio Martinelli -Archivio della Cineteca di Bologna – foto a qualità impoverita reperita su web

Ugualmente la donna, in definitiva, non sa sfuggire alla propria – già paventata – estraneità a quel mondo che in lei vede solo un corpo da possedere e tale fraintendimento estende decisamente, ciecamente, all’‘altro’, a chiunque; il «dispetto» ribadisce il suo «fastidio» già provato in precedenza per il segretario e per ciò che egli significava del mondo che, per lei, sarebbe stato sempre «indifferente» nei suoi confronti, o di lei avrebbe approfittato, ‘burlandosene’.

Entrambi condizionati dalla pressione inesorabile, e tràdita da secoli dalla Grecia omerica, di una tale ‘società di vergogna’, sintagma di doddsiana memoria*,

La copertina di The Greeks and the Irrational, di E. R. Dodds, reperita sul web

La copertina di The Greeks and the Irrational, di E. R. Dodds, reperita sul web

come lei ma con un più profondo senso di consapevolezza, anche l’uomo si trova intrappolato nella maschera impostagli successivamente da essa, dalla donna amata e dalla volontà di costei d’essere tutelata.

Pur di preservare, ancora, non solo l’onorabilità ma l’innocenza e la purezza della donna e dell’amore stesso, per fissare per sempre quell’amore nel «cerchio magico»* che lo sottragga allo svilirsi sulle bocche altrui e specialmente alla deperibilità e al decadimento della tensione spirituale e della dirittura morale, il segretario si rende conto che, così come lei imponeva, anche quel momento vertiginoso e critico della scelta

«esigeva da lui la rinunzia a un amore che sarebbe durata per tutta la vita, una risposta che valesse per ora e per sempre, la risposta che doveva far subito appassire tra le sue dita quella rosa».

Così, nell’atto di restituirle la rosa perché la butti via, da allora e per il futuro il segretario rinuncia alla vita, alla reciprocità dell’amore, e in fondo a sottrarsi alla sua dimensione di «lontano».

Luigi Pirandello L’amore, peraltro, per come Pirandello pare intenderlo, è sentimento così assoluto, eterno ed elevato e imprendibile, e in definitiva ‘altro’, da rivelarsi fragilissimo se trasferito sul piano del contingente e del temporale: se il vagheggiamento si traduce in relazione effettiva, l’amore, che non sopporta la materialità ma neanche la realizzazione, ne è vulnerato spesso irreparabilmente, fino a svanire: così la scelta possibile, l’unica, è la rinuncia, restare «lontano».

«La signora Lucietta riprese con mano non ben ferma quella rosa e la buttò via in un canto.

– Ecco, sì… grazie… – disse [il segretario]; sapendo bene ormai ciò che con quella rosa d’un momento aveva buttato via per sempre».

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L’esito cinematografico*

Olimpia Barroero, 1919 - Archivio della Cineteca di Bologna - foto a qualità impoverita reperita su web

Olimpia Barroero, 1919 – Archivio della Cineteca di Bologna, immagine impoverita reperita su web

Nel 1921 da La rosa sarà tratto, a cura di Stefano Landi (nome d’arte di Stefano Pirandello figlio), un film, per la regia di Arnaldo Frateili:

Lo scrittore Bruno Barilli - immagine in pubblico dominio, legge 633.1941-128.2004

Lo scrittore Bruno Barilli – immagine in pubblico dominio

nel cast tra vari D’Amico figurano gli attori Lamberto Picasso e Olimpia Barroero e, oggi diremmo quale special guest, lo scrittore Bruno Barilli.

Nello stesso anno, ancora da novelle di Pirandello, sarà tratto il soggetto di Ma non è una cosa seria di Augusto Camerini (adattamento e cura di Camerini e Frateili) e Il viaggio di Gennaro Righelli.

Pirandello con Gennaro Righelli e Angelo Musco

Pirandello con Gennaro Righelli e Angelo Musco

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 Un consiglio per la bibliografia
– e note –

* ‘Pudore’ e ‘candore’ sono espressioni tematiche rispettivamente di

La copertina de "L'uomo delle contraddizioni. Pirandello visto da vicino", di Luigi Filippo D'Amico

La copertina de “L’uomo delle contraddizioni. Pirandello visto da vicino”, di Luigi Filippo D’Amico

Luigi Filippo D’Amico ne L’uomo delle contraddizioni. Pirandello visto da vicino, Palermo : Sellerio, 2007; e

Massimo Bontempelli nell’orazione funebre Pirandello, o del candore, pronunciata dinanzi alla Regia Accademia d’Italia il 17 gennaio 1937, poi in Id., Introduzioni e discorsi, Milano : Bompiani, 1964.

Buenos Aires, 1933: Pirandello e Bontempelli visitano gli studi cinematografici della Lumitor

Buenos Aires, 1933: Pirandello e Bontempelli visitano gli studi cinematografici della Lumitor

Si tenga tuttavia presente che la definizione dell’autore de La vita intensa e Nostra Dea risente della sua impostazione teorica dell’approccio con la realtà tipica del suo ‘realismo magico’; con tutto ciò la lettura di Bontempelli ha punti interessanti, sia sul piano personale sia perché nella definizione della sincerità nell’anima candida nel suo istinto delle cose, nell’approccio dell’artista con il reale, con l’ingenuità del «bambino che è pirandello non parlo di me copertina feltrinellistato», riprende molto da vicino un articolo di Pirandello, Non parlo di me, pubblicato sulla rivista “Occidente” nel 1933 e altri, citati in Simona Micali, Pirandello e il mito come archetipo, reperibile su PirandelloWeb.

*Per la distinzione tra società-civiltà-cultura “della colpa” e “della vergogna”, si legga E. R. Dodds, The Greeks and the irrational, University of California, Berkeley & Los Angeles 1951: trad. it.:  I greci e l’irrazionale (con presentazione di Arnaldo Momigliano), Firenze : Sansoni, 2003.

* Sul «cerchio magico» ci si sofferma su Nephelai anche nella lettura della novella Prima notte.

* Un elenco su web di film tratti da opere di Pirandello si trova anche alla voce Pirandello, Luigi, nell’Enciclopedia del cinema Treccani e altrove.

* Sul film La rosa di Frateili – e anche sull’abitudine al coinvolgimento reciproco (esclusivo?) dei membri del ‘clan’ D’Amico-Frateili-(Cecchi) -, La forma del fuoco e la memoria del vento: Gabriele Baldini saggista e narratore, a cura di Viola Papetti, Roma : Edizioni di storia e letteratura, 2005.

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In estrema sintesi

La copertina di “Pirandello’s Story. La vita o si vive o si scrive”, di E. Gioanola

La sintesi è di
Elio Gioanola, in Pirandello’s story: la vita o si vive o si scrive, Milano: Jaca Book, 2007, p. 200.

“una bella vedova, giovanissima, […] si trova sbalestrata in un paese del sud a fare la telefonista. Qui è fatta oggetto della tenera ammirazione del segretario comunale e delle mire oscene dei notabili del luogo. Partecipa a un ballo con una rosa tra i capelli, «intatta e pura» nella sua gioia in mezzo alla «bestialità ansante, bollente, paonazza, sudata» dei ballerini, mentre il segretario la segue con lo sguardo estasiato.
«Egli solo intendeva tutta la purezza di quella folle gioja, e ne godeva; ne godeva come se quel tripudio innocente fosse un dono della sua tenerezza a lei». Il giovane è uno di quelli che guardano «come da lontano ogni cosa, perduto in un esilio angoscioso». Lei, accortasi a un tratto della «bestiale sovreccitazione» di quegli uomini, prova «ribrezzo e onta». La rosa le cade dai capelli, il sindaco la raccoglie e le propone di darla ad uno dei presenti in segno d’amore. La donna scarta tutti i ballerini e cerca il segretario, che impallidisce mortalmente, turbatissimo per la possibilità che gli si presenta. Tutti gridano che è una dichiarazione e lei gli chiede se davvero creda che lo sia. Lui, per salvaguardare l’innocente purezza della vedova, è costretto a dire di no e le restituisce la rosa.

Così rinuncia a realizzare l’amore, ma nello stesso tempo lo salvaguarda dal suo possibile degrado. Le rose si vagheggiano, non si colgono”.

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Nota bene

Le immagini di Jenny Schulz-Lander, Antonietta Portulano, Marta Abba non sono utilizzate in quanto allusive alla tematica della novella.

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Maria Amici


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Bibliotecaria, copywriter, scrittrice con un passato da redattore editoriale. Amante dei libri, della lettura, sensibile al piacere del testo e al grado zero della scrittura, mi occupo di Letteratura, amica esistenziale fin dai tempi dell'infanzia, poi alleata negli studi, infine compagna fedele di vita. I miei campi d'azione: la critica, la riflessione sul romanzo, sui miti, su temi e topoi; la poesia come flusso di coscienza e sottile tecnica semantica; il racconto, finestra aperta su un mondo interiore da narrare con parole in libertà. Postilla doverosa per caratterizzarmi ulteriormente: oltre ai libri, l'enorme, smodata, incontenibile passione per il cinema (sono cresciuta nella videoteca di famiglia, l'ormai serrata Video Days) e per la musica (colonne sonore di film e tanto, tanto, tanto, metal e rock in tutte le sfumature).

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