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In silenzio?

Il soggetto del primo film sonoro italiano in assoluto fu tratto da una novella di Luigi Pirandello.

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Eccone in alto, grazie alla solerzia di Silvia Montanari, la locandina; quella in basso è opera forse del pittore cartellonista Anselmo Ballester.

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La memoria, si sa, non mi assiste granché… ricordavo il fatto in sé, non il titolo: “La canzone dell’amore”.

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Fu effettivamente il primissimo film sonoro italiano, produzione nel 1930 di quella Cines di Pittaluga così spesso citata (e imprecata) da Pirandello in pittoreschi brani di lettere a Marta Abba.
(Mal) ricavato dalla novella “In silenzio”, opportun(istic)amente rimaneggiata da regista e sceneggiatore (rispettivamente Gennaro Righelli e Giorgio Simonelli), il film durante la lavorazione mutò titolo da “La piccola Butterfly” a “In silenzio” all’attuale. La decisione finale fu forse dettata da intenti promozionali, perché esso fosse sospinto di più grazie alla canzone del famoso, apprezzato C.A.Bixio: “Solo per te, Lucia”…

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La pellicola non ebbe però gran successo di pubblico, se non per la novità sorprendente, quindi solo in prima battuta. Tra gli spettatori, molti non capirono la difficoltà e il mancato effetto nel soggetto; i più raffinati non apprezzarono lo stravolgimento della novella, volgarmente banalizzata e cui fu imposto un lieto fine. Invece proprio la canzone restò, e resta tuttora, nell’ immaginario sonoro collettivo…

…et quod sequitur

Maria Amici

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Chi ha capito il gioco…

immagine di base reperita su web – via medias.en.expertissim.com – con modifiche personali e citazione (c)

immagine di base reperita su web – via medias.en.expertissim.com – con modifiche personali e citazione (c)


“La vita in Italia s’è fatta irrespirabile„

Ultima facciata di una lettera a Marta Abba, da Nettuno 8.7.1928. Immagine reperita sul web, i diritti appartengono tassativamente ai rispettivi proprietari. Link: http://www.nettunocitta.it/OPERE/pirandello/immagini/081.jpg

Ultima facciata di una lettera di Luigi Pirandello a Marta Abba, da Nettuno, 8.7.1928. – Immagine reperita sul web, i diritti appartengono tassativamente ai rispettivi proprietari. – http://www.nettunocitta.it/OPERE/pirandello/lettera4.html

Pirandello.

.

La vita, in Italia, 

s’è fatta irrespirabile.

  Fuori! fuori! 

 lontano! lontano! „


“Una giornata” di Luigi Pirandello

– Novelle per un anno –

Una giornata

Una delle più intense novelle di Pirandello, Una giornata, del 1935 e compresa poi nell’omonima raccolta pubblicata postuma in Novelle per un anno, nel 1937,Nettuno, Anni '30 . Effetto seppia - Diritti appartenenti ai rispettivi proprietari – la si può leggere qui, sul meritorio PirandelloWeb

Ineludibile il senso di
riconoscimento
vertiginoso, nell’ ‘io’ personaggio, narratore autodiegetico, dell’Uomo che, dalla vita attraversata come un |sogno| – quasi come in un trompe l’œil, che diventa un fil rouge nella raccolta- , in una atmosfera onirica e surreale si risveglia, in una irriconoscibile stazione – il che probabilmente Tornatore ricorderà in parte, nel suo Una pura formalità – :

una stazione ottenebrata dal buio appena scalfito da un “lanternino cieco” (cieca lanterninosofia..?)

Una stazione ferroviaria nella notte . I diritti appartengono ai rispettivi proprietariIl lumicino, lungi dal soccorrere il viaggiatore, è accorso per sanzionare la sua |esclusione| dal |treno|, vita e rifugio; per “rigettarlo” nell’oscurità.

.

una scena di "Una pura formalità", di G.Tornatore - i diritti appartengono ai rispettivi proprietariDisorientato, senza memoria, sbalestrato in mezzo alla superficiale cortesia della comune indifferenza – da parte della totalità degli ‘altri’, che in lui riconoscono l’|estrinseco|, non l’uomo -, guidato solo da indizi frammentari così come si rivelano i rapporti più cari, più tormentosi, “portat[i] via da tutto quel vento che […] scompiglia la testa”:

Sulla scrivania di Pirandello nella casa di Via Bosio 15, Roma, carte e documenti dal portafogli: carta di libera circolazione sulla linea ferroviaria del 1930 e foto con autografo di Marta Abba tutta gualcita

Sulla scrivania di Pirandello nella casa di Via Bosio 15, Roma, carte e documenti dal portafogli: carta di libera circolazione sulla linea ferroviaria del 1930 e foto con autografo di Marta Abba tutta gualcita

persino quella donna bellissima e lontana, rifratta in una fotografia gualcita, che gli dà sì il senso di appartenenza del perfetto incastro, del ‘suo’ posto, ma inconoscibile e lontana al risveglio dal sonno nel gelo sepolcrale del letto dove forse era solo un sogno che l’avesse stretto a sé.

E però anche ineludibile la commozione nel riconoscere, in quell’eluso personaggio, e tale da portare in sé tutte le stigmate della sua stessa intuizione teoretica e artistica sull’Uomo, l’uomo Pirandello, quel vecchio dal cuore “giovine, il più giovine di tutti”, ma – sempre nel fondo inconoscibile, incompreso o, percependosi tale, soprattutto escluso – ‘viaggiatore senza bagaglio’, oppresso quasi dalla vivezza prodigiosa di quegli occhi che erano i suoi di bambino.

Pirandello ed il padre vecchissimo nella casa di Pirandello a Pietralata a Roma, 1922. – Spesso, guardandolo, si era inquietato della propria somiglianza con il genitore, uno specchio oscuro. –  Public domain in Italy, L.633:1941

Quegli occhi che sempre come da una remota inattingibile (da quale?) lontananza gli restituisce, “sbarrati dal terrore”, lo specchio, arbitro inquietante e intertestualmente ubiquo della frammentazione dell’io e di una ricerca tuttavia inesausta; quegli stessi occhi, e sono i suoi, che gli ‘tornano’ a specchio dai bambini, man mano che li guarda già cresciuti, figli dei suoi figli: proiettati nel tempo e – alcuni – nello stesso amaro ‘male di vivere’.

In una lettera a Marta Abba del 15 ottobre 1930 Pirandello si era scritto:

Marta Abba

“senza più casa, senza più nulla; ho dato a tutti tutto quello che avevo; disposto a dare ancora e sempre tutto quello che ho, nessuno più [mi] vuole, tutti, dovunque vada, mi fanno capire che sono di più, e che è bene che me ne vada e stia lontano. Me ne andrò. Devo morir solo: voltare la faccia al muro e chiudere gli occhi per sempre, se non voglio più vedermi e sentirmi attorno questa disperata solitudine e quest’orrendo abbandono”.

Non fu così, ma forse unicamente nel momento stesso della morte, che lo sorprese improvvisa, in pochi giorni, ma non da lui inaspettata: quel freddo 10 dicembre in cui i figli (e in questo rimpiango di non averne condiviso la sorte) colgono l’attimo in cui cessa di respirare, di cui i nipoti ricordano il trapestio, al piano di sopra, dei genitori squassati – specie Stefano che ha un mancamento -;  e Corrado Alvaro – ma in casa propria – uno “schianto”, come un “avviso”, “come se avesse picchiato forte chissà a quale porta”.

Chissà, piuttosto, se e dove si sarà acceso,

“così, improvvisamente, qualche fiore: e nessuno sa spiegarsene la ragione”.

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Né si spegne.

.

*La testimonianza di Corrado Alvaro si legge nella sua prefazione alle Novelle per un anno, Mondadori 1957; delle reazioni dei congiunti ho letto o ascoltato non recentemente – al momento non ricordo dove – in memorie dei nipoti. L’ultima citazione è tratta dalla novella Di sera, un geranio, apparsa sul “Corriere della Sera” il 6 Maggio 1934.

– Immagini trovate su internet;
l’elaborazione grafica delle due foto di stazione è mia.

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Un consiglio per la bibliografia

– Giacomo Debenedetti, “Una giornata” di Pirandello, in ID., Saggi critici. Seconda serie, a cura di W. Pedullà, Marsilio, Venezia 1990 (ma il saggio è del 1937: in esso consiste la recensione di Debenedetti a Una giornata di Pirandello pubblicata nel “Meridiano di Roma” dell’8-15 agosto 1937);

 un trompe-l’oeil ulteriore, rispetto a quello individuato dalla studiosa infra citata, è il  ‘riuso’ del saggio debenedettiano nel suo:
Franca Angelini, Parricidi: Debenedetti legge Pirandello,
consultabile su PirandelloWeb;

– Giuseppina Scognamiglio, Lo sconvolgimento del tempo e la drammatica delle apparenze in «Una giornata» di Luigi Pirandello, «Critica letteraria» XXIV (1996), n. 91/92 (Miscellanea di studi critici in onore di Pompeo Giannantonio, III. Letteratura contemporanea), pp. 235-45.

In estrema sintesi

“Strappato dal sonno, forse per sbaglio” un uomo si riscuote dopo essere stato “espulso” da un treno, in una stazione sconosciuta, in piena notte, nel buio. Non ricorda nulla di sé se non vagamente d’aver lavorato, molto e sempre; nella città a lui ignota, lo conoscono, infatti, malgrado egli non si conosca né li conosca, anzi si senta un “estraneo” e un “intruso”: né può esser certo che ciò che gli accade sia vero. Un autista lo porta a casa, da una donna sconosciuta ma ‘sua’: al risveglio, da un sogno, come in un sogno, ma sempre lo stesso, è solo, ed è vecchio: i suoi stessi figli, entrati nella sua stanza, li vede incanutirsi man mano che si avvicinano, seguiti dai loro figli, che lo guardano col suo stesso sguardo..

et quod sequitur

Maria Amici


un Gran Me e un piccolo me: c’è qualcuno che sta vivendo la mia vita

Luigi Pirandello, professore di Estetica

Luigi Pirandello, professore di Estetica

“In me son quasi due persone:
Tu già ne conosci una;
l’altra, neppure la conosco bene io stesso.

Voglio dire, ch’io conto d’un gran me e di un piccolo me:
questi due signori sono quasi sempre in guerra tra di loro:
l’uno è spesso all’altro sommamente antipatico.

Il primo è taciturno e assorto continuamente,
il secondo parla facilmente, scherza e non è alieno dal ridere e dal far ridere.

Io sono perpetuamente diviso tra queste due persone.
Ora impera l’una, ora l’altra. Io tengo naturalmente moltissimo di più alla prima,
voglio dire al mio gran me; mi adatto e compatisco la seconda, che è in fondo un essere come tutti gli altri, coi suoi pregi comuni e coi comuni difetti.

Luigi Pirandello e Antonietta nella casa in via Sistina, Roma - immagine in pubblico dominio in Italia

Luigi Pirandello e Antonietta nella casa in via Sistina, Roma

Quale dei due amerai di più,

Antonietta mia?

In questo consisterà
in gran parte
il segreto della nostra felicità„

Dalla lettera di Luigi Pirandello alla fidanzata, Antonietta Portulano,
del 17 gennaio 1894

.

.

Il 2 novembre 1895, Pirandello pubblicherà sulla rivista “La Tavola rotonda” la prima parte dei Dialoghi tra il Gran Me e il piccolo me – seguitando poi altrove sino al 1906 -.

(Qui è reperibile il testo dei Dialoghi)

La frase del titolo del post

“c’è qualcuno che sta vivendo la mia vita. Io non ne so nulla„

è tratta da uno dei Taccuini di Luigi Pirandello.

et quod sequitur

Maria Amici

Pirandello, foto di famiglia con moglie e bambini piccoli (Lietta, Fausto, Stefano seduto a terra)

Pirandello, foto di famiglia con moglie e bambini piccoli (Lietta, Fausto, Stefano seduto a terra)


Tra gioia e dolore…

‎… la gustosa fase di ..‘imbecillimento’ di un nonno illustre, un’eccezione in epistolari segnati dalla sofferenza e dal ‘male di vivere’.

Pirandello con la nipote Maria Antonietta, Ninnì, tra il 1920 e il 1922 - This photograph is in the public domain in Italy, L.633:1941

“..La pupina cresce a vista d’occhio, grassottella e vivace.

Somiglia molto a Stenù piccolo;

ha gli stessi occhi turchini intensi, ma con due vispi puntini di luce; e già a un mese e qualche giorno comincia a far qualche smorfietta con la bocca che si può interpretare come un sorrisino.

  Sorrisini veri, sorrisini di qualità, sorrisini di chi sa il fatto suo, sono quelli di Manolo, non confondiamo, ormai vecchio d’esperienza, a otto mesi sonati, che certe pupine alte come un soldo di cacio, puh! appena appena con la coda dell’occhio le vogliamo guadare, passando, e dall’alto in basso.

Manolo Aguirre Pirandello, primogenito di Lietta (1922+1925). Photo in public domain

  Ma qua la pupina dice che, femminuccia com’è, quando lo vedrà, se lui vorrà far lo sdegnoso, farà la sdegnosa anche lei, e ci riuscirà meglio, femminuccia com’è!

  Allora Nonno persuaderà Manolo che con le femminucce è meglio non mettercisi, perché nascono sempre, in certe cose, più vecchie dei maschietti.
– Datevi la manina; datevi un bel bacino; e non ne parliamo più. – 

  Manolo son sicuro che m’ubbidirà.
Caro Manolo mio, che ci vuoi fare? Femminucce, si dànno le arie: bisogna compatirle. Accavalciamo una gamba, e mettiamoci a pensare ad altro. Hai letto che belle notizie portano oggi i giornali? No, la pipa ancora no; ti farò un rotolino di carta e così farai vedere alla pipetta che tu sai già fumare e leggere il giornale. Credi che questo al tuo amor proprio maschile può bastare…”

“…Lillinetta mia, ti dò un saggio di come il vecchio papà tuo è disposto a imbecillirsi coi suoi nipotini. Ma ci vuole presto qua la mia Lillinetta col mio piccolo Manolo; se no il giuoco non si può fare. Quando sarà?..”

  Chi scrive – e spontaneamente ‘drammatizza’, in una divertita ‘messa in scena’, in pochi tratti – è Luigi Pirandello, in una lettera del 1923 alla figlia Lietta in Cile: uno spiraglio di gioia, in una lettera peraltro intrisa di nostalgia profonda e senso della perdita, che difficilmente sa trovare spiegazione a se stessa e non si dà requie.

  La “pupina” è Maria Antonietta, la figlia neonata del figlio Stefano e della moglie Olinda Labroca, fine musicista; Manolo è il cuginetto maggiore, figlio di Lietta e Manuel Aguirre Humeres, nato nel 1922.

  Maria Antonietta, “Ninnì”, fu tra i prediletti del nonno; non meno il cuginetto, segnato dai postumi di un parto dagli esiti tragici e da essi purtroppo morto in tenerissima età.

Aurelio De Felice, bustino in bronzo che ritrae Ninì (Maria Antonietta) Pirandello, 1942

 Anche Ninì Pirandello – come fu nota da adulta, gallerista e ispiratrice d’artisti – morì precocemente, nel 1971.  Aurelio De Felice la immortalò in un bustino in bronzo del 1942; a lei, post mortem, furono dedicati gli intriganti “Nini’s paintings” di Cy Twombly, tentativo arduo di esprimere su tela quel “dolore della perdita” che non ha nome né sa trovare parole né segni.

Maria Amici

“Nini’s paintings”, Cy Twombly, 1971 - Images in lowest resolution, used for illustrative purposes only“Nini’s paintings”, Cy Twombly, 1971 - Images in lowest resolution, used for illustrative purposes only

“Nini’s paintings”, Cy Twombly, 1971 - Images in lowest resolution, used for illustrative purposes only

“Nini’s paintings”, Cy Twombly, 1971 - Images in lowest resolution, used for illustrative purposes only“Nini’s paintings”, Cy Twombly, 1971 - Images in lowest resolution, used for illustrative purposes only


Pirandello e Einstein (riletture, riscritture, riletture…)

Qualche tempo fa mi sono imbattuta in questi testi, una lettera di Einstein e una “di” Pirandello, nel blog “CriticaMente, Filosofia e Teoria delle Scienze Umane – Fondatore e Curatore, Federico Sollazzo”.

Non posso pronunciarmi su Einstein.

La lettera di Pirandello è – a quanto ne so – una, pur suggestiva, riscrittura.
Suggestiva peraltro.

Dopo averlo approfondito (e anche insegnato..) nelle opere e nelle infinite – e non del tutto attendibili – analisi critiche, sto studiando con interesse – e con empatia – il Pirandello proporzionalmente più trascurato, frainteso e sottovalutato, quello del teatro dal 1925 in poi, quello dell’epistolario a Marta Abba, e la figura in sé dell’ |attrice|, dell’ |attore| per come da Pirandello teorizzata, delineata e voluta nella regia teatrale.

Tematica su cui di imparziale non c’è moltissimo.

Con empatia profonda ho letto anche la “riscrittura” da parte di Federico Sollazzo.

C’è molto dell’animo e dell’anima di Pirandello – non, peraltro, della reale scrittura, non stilisticamente e -ipotizzo- non, forse purtroppo per lui, della reale praticabilità e possibilità di esprimersi così con la “sua” Marta, che quando lui si esponeva tanto (e molte volte lo fa) o si lasciava andare a firmare col proprio nome o sognava un “tuo Luigi”, finiva per rispedirgli indietro le lettere o firmarsi a sua volta, invece, con nome e cognome, o addirittura con una sigla formale.

D’altronde, alcune lettere dell’epistolario neppure le abbiamo, o perché come promessole Pirandello le ha distrutte, persino inghiottite (quelle di Marta), o perché alcune la signora Abba non le ha pubblicate – e due di Pirandello non sono state sicuramente pubblicate dagli eredi (si sa che l’asse ereditario peraltro era complicato).

Considero, inoltre, anche queste mie letture con estremo ritegno nei loro confronti.

Tuttavia, per citare uno studio di Frassica – che ho appena iniziato (questo libro almeno) e mi pare delicato: e infine è il primo e l’unico che abbia letto che non tace che il prezzo più alto in fondo l’ha pagato Marta Abba -, l’epistolario mi resta irrinunciabile, dacché vi si prova un rapporto profondo, da vasi comunicanti, con l’opera pirandelliana, con il suo teatro…

..et quod sequitur...

Maria Amici


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Bibliotecaria, copywriter, scrittrice con un passato da redattore editoriale. Amante dei libri, della lettura, sensibile al piacere del testo e al grado zero della scrittura, mi occupo di Letteratura, amica esistenziale fin dai tempi dell'infanzia, poi alleata negli studi, infine compagna fedele di vita. I miei campi d'azione: la critica, la riflessione sul romanzo, sui miti, su temi e topoi; la poesia come flusso di coscienza e sottile tecnica semantica; il racconto, finestra aperta su un mondo interiore da narrare con parole in libertà. Postilla doverosa per caratterizzarmi ulteriormente: oltre ai libri, l'enorme, smodata, incontenibile passione per il cinema (sono cresciuta nella videoteca di famiglia, l'ormai serrata Video Days) e per la musica (colonne sonore di film e tanto, tanto, tanto, metal e rock in tutte le sfumature).

Andrea Amici

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