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L’amor sospeso, di Graziano Versace – invito

Graziano VersaceDa qualche tempo seguo con estremo interesse l’attività letteraria di Graziano Versace, che mi onora del dono della sua amicizia ma in cui soprattutto ho ritrovato, dopo anni, non solo la stessa naturale comunione di un tempo ma che l’amore per la lettura s’era fuso col δαίμων (dàimon) della scrittura.

La mia copia de L'angelo spezzato, di Graziano Versace

La mia copia de L’angelo spezzato, di Graziano Versace

Nel mese scorso ho salutato l’imminente uscita in libreria del suo “I dodici punti”, edito da Leucotea; quasi in  contemporanea, ho avuto il piacere di dedicare forse la ..prima ‘recensione’ su web al suo “L’angelo spezzato”, che ha seguito ancora in novembre “Ladri di locandine” nei tipi delle Edizioni San Paolo, riscuotendo già vivo interesse.

Leopardi ritratto da Morelli - ritenuta l'immagine più fedele del poeta

All’inizio di dicembre,  sul noto  Samgha. I suicidati della società letteraria, viene pubblicato e reso interamente disponibile al pubblico un attesissimo racconto inedito, il vibrante e vertiginoso L’amor sospeso, che ad insolito protagonista assume Giacomo Leopardi: affascinante non meno che scabro e sgradevole.

Samgha si propone quale comunità di lettori che diviene circuito di scrittura e lettura, di “lettori che raccontano i loro incontri con i libri” al di là degli stereotipi, delle tendenze, delle logiche di mercato.

E il racconto inedito di Graziano Versace che ospita, insieme con una breve intervista all’Autore (“uno scrittore fuori dal giro”), in effetti si distacca dagli schemi, per profondità, sensibilità artistica, sapiente attenzione alla competenza storica e letteraria – peraltro Versace è da anni docente di Materie letterarie e latino – e uno stile avvolgente, denso e lieve al tempo stesso.

Un’esperienza in bilico sulla linea indefinita tra proiezione onirica, storia della letteratura, scintilla dell’Arte e dell’Uomo ed empatia, quella de L’amor sospeso, a ricercare le scaturigini della Poesia tra emarginazione e comunione umana, tra lacerazione e mìasma –e nella deturpazione eccezionalità nella vocazione artistica-, tra sofferenza e desiderio, non meno che nel Mistero insondabile che procrastina non solo i tempi ma i termini stessi della risposta, suscitando – ma quali valori – dubbio, domanda, ricerca..

E l’inesausta nostalgia d’Amore..

et quod sequitur
Maria Amici


Ai miei libri così bello rivolgermi..

Unto my Books – so good to turn –
Far ends of tired Days –
It half endears the Abstinence –
And Pain – is missed – in Praise –

As Flavors – cheer Retarded Guests
With Banquettings to be –
So Spices – stimulate the time
Till my small Library –

It may be Wilderness – without –
Far feet of failing Men –
But Holiday – excludes the night –
And it is Bells – within –

I thank these Kinsmen of the Shelf –
Their Countenances Kid
Enamor – in Prospective –
And satisfy – obtained –

Ai miei Libri – così bello rivolgermi –
Ultimo lembo di stanche Giornate –
Che fa quasi amare l’Astinenza –
E la Pena – trascurare – nel Plauso –

Come le Fragranze – allietano gli Ospiti in Ritardo –
Con promesse di Banchetti –
Così gli Aromi – stimolano il tempo
Fino alla mia piccola Biblioteca –

Può esserci il Deserto – là fuori –
Lontani passi di Uomini imperfetti –
Ma la Festa – esclude la notte –
Ed è Scampanio – dentro –

Ringrazio questi Parenti dello Scaffale –
Le loro Fisionomie di Pelle
Innamorano – nell’Attesa –
E appagano – ottenuti –

Emily Dickinson

J 604 (1862) / F 512 (1863)


il poeta. sacerdote e interprete di significati

Fu questo un poeta – colui che distilla
un senso sorprendente
da significati ordinari,
ed essenze così immense
da specie familiari
morte alla nostra porta -:
stupore ci invade che
non fummo noi
a fissarle prima.


Chi dischiude e rivela le immagini,
il Poeta, è lui,
ci designa e condanna per contrasto
ad una illimitata povertà.

 

Della sua parte così inconsapevole,
che il furto non lo turberebbe,
è lui un Tesoro per la sua interiorità,
per il Tempo, esteriormente.

Emily Dickinson

(1862 ca.)

 

 

n.448:
This was a Poet – It is That
distills amazing sense
from ordinary Meanings
and Attar so immense
from the familiar species
that perished by the Door.
We wonder it was not Ourselves
arrested it – before –
of pictures, the Discloser –
the Poet – it is He –
entitles us – by contrast –
to ceaseless poverty –
Of portion – so unconscious –
the robbing – could not harm –
Himself – to Him – a Fortune –
exterior – to Time –


Libri e viaggi – e Novecento –

libri e viaggi – e Novecento –

 

“There is no Frigate like a book

To take us Lands away

Nor any Coursers like a page

Of prancing Poetry-

This Travel may the poorest take

Without oppress of a Toll-

How frugal is the Chariot

That bears the Human soul”.

Emily Dickinson


se non per accenni…

 

‘‘ Ci sono giorni in cui ogni cosa che vedo mi sembra carica di significati:
messaggi che mi sarebbe difficile comunicare ad altri,
definire,
tradurre in parole,
ma che appunto perciò mi si presentano come decisivi.
Sono annunci o presagi che riguardano me e il mondo insieme:
e di me non gli avvenimenti esteriori dell’esistenza ma ciò che accade dentro, nel fondo;
e del mondo non qualche fatto particolare ma il modo d’essere generale di tutto.
Comprenderete dunque la mia difficoltà a parlarne,
se non per accenni ,,

 

Italo Calvino, Se una notte d’inverno un viaggiatore

 

______________

– spero di sbagliarmi, ma credo tu non ci sia più: comunque grazie


Scamandro racconta

Le cose scorrono, accanto a noi, sui binari di una realtà parallela, forse imperturbabile, forse consapevole.

Scorre scritta sull’acqua la violenza dello sterminio reciproco, il confronto delle ragioni ineliminabili e banali dell’approccio tra due civiltà che si scavano l’un l’altra: ma più radicalmente dell’uomo a se stesso.

Lo Scamandro infine insorge a raccontare la favola atroce del duello tra Ettore e Achille, culmine dell’IliadeAchilleide.

Avevo visto anni di guerra: perché un fiume non corre cieco in mezzo agli uomini;
e per anni avevo udito lamenti:
perché un fiume non corre sordo dove gli uomini muoiono.

Sempre impassibile, avevo portato al mare i bagliori di quella faida feroce.
Ma, quel giorno, troppo fu il sangue, e la ferocia, e l’odio.
Nel giorno della gloria di Achille, io mi ribellai, disgustato.

Se non avete paura delle favole, ascoltate questa.

“Ti supplico, non abbandonarmi ai cani. Restituisci il mio corpo a mio padre”.

Ma duro oltre ogni speranza era il cuore di Achille.

“Non supplicarmi, Ettore.
Troppo è il male che mi hai fatto.
E’ già tanto che non ti faccia a pezzi io stesso.
Patroclo, lui sì avrà tutti gli onori funebri che merita.
Tu meriti che i cani e gli uccelli ti divorino,
lontano dal tuo letto e dalle lacrime di chi ti ha amato”

Omero, Iliade, reading teatrale di Alessandro Baricco, 2004

– il video con l’audio del reading teatrale è realizzato a latere di rappresentazioni pittoriche e plastiche, con musiche originali, per cui si rinvia al video di NOTEIGNOTE –


Le nuvole

   Il presente blog risente della suggestione del phrontistèrion di Nephelai di Aristofane come del reale Socrate, della phoitesis mio ideale didattico e di ricerca. Ma anche di una poesia su cui qualcuno, lontano nel tempo e nello spazio ma forse non assente, mi ha condotto a riflettere.

Vanno
vengono
ogni tanto si fermano
e quando si fermano
sono nere come il corvo
sembra che ti guardano con malocchio

Certe volte sono bianche
e corrono
e prendono la forma dell’airone
o della pecora
o di qualche altra bestia
ma questo lo vedono meglio i bambini
che giocano a corrergli dietro per tanti metri

Certe volte ti avvisano con rumore
prima di arrivare
e la terra si trema
e gli animali si stanno zitti
certe volte ti avvisano con rumore

Vanno
vengono
ritornano
e magari si fermano tanti giorni
che non vedi più il sole e le stelle
e ti sembra di non conoscere più
il posto dove stai

Vanno
vengono
per una vera
mille sono finte
e si mettono li tra noi e il cielo
per lasciarci soltanto

una voglia di pioggia.

LE NUVOLE, di Fabrizio de Andrè


Cesare Pavese: Verrà la morte e avrà i tuoi occhi

Verrà la morte e avrà i tuoi occhi.
Questa morte che ci accompagna dal mattino alla sera,
insonne,
sorda,
come un vecchio rimorso
o un vizio assurdo.

I tuoi occhi saranno una vana parola,
un grido taciuto,
un silenzio.

Così li vedi ogni mattina
quando su te sola
ti pieghi nello specchio.

Oh cara speranza !
Quel giorno sapremo anche noi che sei la vita,
e sei il nulla.

Per tutti la morte ha uno sguardo.

Verrà la morte e avrà i tuoi occhi.
Sarà come smettere un vizio,
come vedere nello specchio
riemergere un viso morto,
come ascoltare un labbro chiuso.

Scenderemo nel gorgo,
muti”

Cesare Pavese


Giovanni Pascoli: Il gelsomino notturno

una delle poesie più intense di Pascoli.
Malinconica, intrisa di densa amara solitudine
E sottilmente inquietante.


Eugenio Montale: Ho sceso, dandoti il braccio..

“..sapevo bene che
le vere sole pupille
sebbene tanto offuscate
erano le tue„


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