Archivi tag: teatro

Nephelai su Wikipedia

Nubi aleggianti su Wikipedia!

Da qualche tempo ho ripreso su Wikipedia, la nota “enciclopedia on-line”, un’attività di correzione orto-sintattica ed eventuale inserimento di informazioni.

Qui è visibile il mio profilo utente, “Montag313“, e così anche gli

interessi che animano le attività intraprese, i contributi prestati e i “lavori in corso“.


..dentro e intorno a questa villa…

Giganti della montagna Giardino di Boboli 1937 - immagine di qualità ridotta reperita su web-

I Giganti della montagna, Giardino di Boboli 1937 – immagine di qualità ridotta reperita su web-

– Ma no, sei matto! – Che musica?
– Bellissima! Venite con me! Musica… che paura avete?
Ma bisogna trovare il punto giusto…
– Ma che musica?
– Un concerto di paradiso. … Ecco qua, fermi! Sentite? Sentite?
…..
Pirandello dopo Nobel 12 Dicembre 1934 ringrazia i lettori francesi_2“…Siamo, qua come agli orli della vita, Contessa. Gli orli, a un comando, si distaccano; entra l’invisibile: vaporano i fantasmi. È cosa naturale. Avviene, ciò che di solito nel Pirandello le Manisogno. Io lo faccio avvenire anche nella veglia. Ecco tutto. I sogni, la musica, la preghiera, l’amore… tutto l’infinito ch’è negli uomini, lei lo troverà dentro e intorno a questa villa„

Luigi Pirandello, I giganti della montagna

…et quod sequitur

Maria Amici


Ricordo di Arnoldo Foà

ArnoldoFoà via arnoldofoa.it per essere attori

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“Per essere attori bisogna prima di tutto essere„

la sua incisiva epigrafe che presenta l’uomo di teatro, il regista, l’attore, attivo nel cinema e nella tv sin dagli albori della RAI, non meno dello scrittore.

Dentro chi di noi non vibra ancora la voce* profonda, segnata, indimenticabile, di Arnoldo Foà? [*vd. infra]

ArnoldoFoà via arnoldofoa.itL’uomo, attraversato un secolo (era nato nel 1916), è morto oggi, 11 gennaio 2014: ma Arnoldo Foà è ancora vivo, in chi vuol risentire anche solo in una sua dizione di poesia, una fra le miriadi, o persino nella battuta di uno dei tanti -valevoli- sceneggiati del passato, l’afflato della Cultura vissuta in prima persona, in un progetto esistenziale che affratella purtroppo pochi.

Pirandello conversa con Ruggeri al teatro Argentina

Pirandello conversa con Ruggeri al teatro Argentina

Tra i tanti (da Ibsen a Anouilh a Shaw, da Eschilo a Sofocle a Euripide, da Shakespeare a Molière a Turgenev, da Plauto a Rosso di San Secondo a Hugo a Cecov…,  -ma con impegno particolarmente sentito-, di Pirandello Foà fu spesso interprete:

recitò nell‘Enrico IV con Ruggero Ruggeri nel 1945,

Diana e la Tuda, 1971

Diana e la Tuda, 1971

fu Diego Spina nel Lazzaro di Claudio Fino del 1952,

il Prof. Barranco in Ma non è una cosa seria di Squarzina nel 1957 con la compagnia Pagnani-Villi-Foà-Ferzetti;

in Maschere Nude, regia di Puggelli, nel 1975, interpretò il dottor Hinkfuss, e lo stesso personaggio in

Diana e la Tuda, 1971

Diana e la Tuda, 1971

Questa sera si recita a soggetto, regia di Parodi, nel 1982;

inoltre, fu ne L’Ultimo Viaggio di Pirandello di B. Belfiore, regia di P. Gazzara, del 1991.

Diana e la Tuda, 1999

Diana e la Tuda, 1999

Prestò la propria regia anche alla lirica, mettendo in scena l’Otello di Giuseppe Verdi, Il pipistrello di Strauss e, come aveva fatto, da pioniere, lo stesso Pirandello del Teatro d’Arte di Roma il 28 aprile 1925 alla presenza del compositore, l’Histoire du soldat, di Igor Stravinskij.

Diana e la Tuda, 1999

Diana e la Tuda, 1999

Ma di Diana e la Tuda nel 1971 a Palermo, nel 1979 a Roma con Paola Pitagora, nel 1984 e poi nel 1999-2000 con Giada Desideri, offrì una propria lettura sia nell’interpretazione di Giuncano sia nella regia: qui sul meritorio PirandelloWeb gli Appunti di regia di Arnoldo Foà, una sua penetrante riflessione che ben lumeggia un’opera di Pirandello spesso fraintesa o trascurata dal pregiudizio e dall’oblio.

Ci lascia con ironia, Foà** [vd. infra], la stessa di cui diede prova in Io sono il teatro: Arnoldo Foà raccontato da Foà***.

Un addio senza tempo.

In perpetuum, frater, ave atque vale 

..et quod sequitur…
Maria Amici

n.b. Le immagini di Arnoldo Foà sono tratte dal sito ufficiale.

*Il canto I dell’Inferno recitato da Arnoldo Foà

*Una Lectura Dantis

***Io sono il teatro, film-documentario di Cosimo Damiano Damato, “fra ironia, poesia e impegno civile”

**Buonasera


In memoriam…

 

( il fotomontaggio è mio, le immagini di base sono reperite sul web )

( il fotomontaggio è mio, le immagini di base sono reperite sul web )

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Condividiamo la venerazione, Marta

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….et quod sequitur..

Maria Amici


Rossella Falk su “La locandiera”

Rossella Falk

Rossella Falk
Roma: 10 novembre 1926 + 5 maggio 2013

Sentito profondamente «il ricordo della grandissima signora del teatro italiano, Rossella Falk» – “Quegli occhi più occhi di così” – pubblicato da Silvia Montanari sul suo suggestivo blog “La Locandiera .

Un blog, quello di Silvia, dedicato alla Roma… si potrebbe dire “che non c’è più” – se non fosse che a respirarla profondamente la si percepisce, con nostalgia, nelle strade e tra le persone: malgrado spesso facciano di tutto per negligerla, per tradirla, per dimenticarla e dimenticarsi.

Dal blog "La Locandiera"

Dal blog “La Locandiera”

Non la smarrisce né si smarrisce Silvia, però: che con spirito fine e più raffinato – e un bagaglio di studi e sentire non indifferente, in specie, e non solo, sul Teatro e la sua storia – sa fare da ospite e da guida intellettuale nel difficile, non puntiforme, ‘momento di trapasso’: non è un caso, quel nome, “la locandiera”.

Siamo dunque condotti noi ospiti, dall’ospite e ispiratrice e guida e comes suscitati e accompagnati, nella sapiente, dosata evocazione del passato, tra fatti e atteggiamenti e avventure culturali e di costume, tra una cartolina e una fotografia, un diario di viaggio (di Dickens!) e un biglietto

Dal blog La locandiera

Dal blog La locandiera

d’invito vergato a mano (di Eleonora Duse!), da una memoria (di Flaubert…) a una battuta al fulmicotone (di Petrolini), da una lettera di Ungaretti a una di Pasolini – e tanto altro – , a una lettera d’amore (…di due sconosciuti) in un’involontaria, così inedita, “macchina del tempo” (il Colosseo): macchina del tempo esso stesso, questo suo blog, fantastico, viaggio alla riscoperta dell’immaginario comune e in esso della storia della nostra cultura.

Ed ecco che dalle sue pagine rivive il Pirandello giovane studente ma già consapevole del ‘crollo’ sociopolitico che avrebbe infisso ne I vecchi e i giovani; la magia e l’allucinazione della [sua] «gioia di esserci», a Roma – ma al contempo la Roma acquasantiera e portacenere, nel non facile rapporto con la

Dal blog La locandiera

Dal blog La locandiera

Città e l’Italia: di lui, “viaggiatore senza bagaglio” in Europa e nel mondo, che poi a Roma si spense insalutato. Ma, come dai suoi libri, traspira ancora dai libri suoi, del suo studio, che anch’esso ci si schiude nel blog.

Tra le pagine de La locandiera, emozionati viviamo con lui il primo incontro con la grande attrice Marta Abba -anch’ella negletta-;  e insieme con lei, con lui, compunti diamo l’ultimo saluto ad un’altra attrice, che di Pirandello fu sensibile, intelligente, profonda –insostituibile– interprete: Rossella Falk.

«Grazie, Rossella».

E… grazie, Silvia.

Et quod sequitur

Maria Amici


Autori, attori e personaggi…?

Pirandello dirige Marta Abba e Lamberto Picasso ne La nuova colonia, 1928.

Pirandello dirige Marta Abba e Lamberto Picasso ne La nuova colonia, 1928.

Con un certo rammarico mi rendo conto di una mesta congiuntura: in pochi mesi quest’anno sono mancate ben tre attrici che, con differenti intensità e continuità, hanno legato il loro nome e la loro professionalità all’interpretazione (o anche alla regia) del repertorio drammatico pirandelliano.

Immagini reperite sul web. Il fotomontaggio è mio. I diritti appartengono ai rispettivi proprietari

Immagini reperite sul web. Il fotomontaggio è mio. I diritti appartengono ai rispettivi proprietari

Ho voluto ricordarle su Nephelai, che proprio a Luigi Pirandello è ultimamente dedicato, con -spero- il dovuto rispetto e talvolta con l’affetto del ricordo e della familiarità.

Regina Bianchi - Immagine reperita su web

Regina Bianchi – Immagine reperita su web

A Mariangela Melato è dedicato il primo post, dell’Undici Gennaio 2013 (link).

Il breve, sentitissimo ricordo del Sei Aprile è per Regina Bianchi (link).

Proclemer in Santa Giovanna di Shaw

L’ultimo, invece, risale ad appena qualche giorno fa, il Venticinque Aprile: una memoria il cui esordio riprende la prima esperienza teatrale di Anna Proclemer (ma anche l’“incontro” con G.B. Shaw), sul filo dell’evocazione di Marta Abba e Eleonora Duse (link):

Eleonora Duse. Immagine reperita su web

Eleonora Duse. Immagine reperita su web

“Anna, «il cammino è là, poco lontano»…„

L’evidente citazione nel titolo è parsa «suggestiva» – così mi hanno pregiato di notare (cosa posso dire?! grazie…) –

E l’allusione c’era: con l’ultima immagine presentata sul post (link), Proclemer nella Figlia di Jorio, avevo tentato una sorta di ringskomposition, riprendendo un’allocuzione alla dannunziana Mila.

Pirandello alle prove della rappresentazione de La figlia di Jorio dirige Marta Abba. Teatro Argentina, ottobre 1934

Pirandello alle prove della rappresentazione de La figlia di Jorio dirige Marta Abba. Teatro Argentina, ottobre 1934

Piuttosto, tuttavia, mi piace immaginarle insieme, queste Signore del palcoscenico, per il «cammino» su cui avranno incontrato i loro Autori: o, chissà, i loro Personaggi…

et quod sequitur

Maria Amici


Anna, “il cammino è là, poco lontano”…

ANNA_PROCLEMERUn debutto impegnativo, quello di Anna Proclemer: era stato segnato, nel 1942, da Nostra Dea, di Massimo Bontempelli, con il Teatro dell’Università di Roma.

Nostra Dea di Bontempelli: l'autore con Lamberto Picasso, Marta Abba, Gina Graziosi, Enzo Biliotti

Nostra Dea di Bontempelli: l’autore con Lamberto Picasso, Marta Abba, Gina Graziosi, Enzo Biliotti

Proprio Nostra Dea suggerisce alla nostra memoria l’incontro artistico di Pirandello con Marta Abba, che (qualche anno dopo aver debuttato a Milano dinanzi a Eleonora Duse)  di Dea fu prima interprete e (a detta di Bontempelli) artefice del primo sicuro successo – non sempre con altre bissato –, il 22 aprile 1925, in occasione della prima esperienza di lei con il Teatro d’Arte del drammaturgo girgentino.

Un paio d’anni prima era nata appunto la Proclemer, oggi mancata a quasi un mese dai novant’anni.

Marta Abba al Teatro Lirico con Santa Giovanna di G.B. Shaw, Compagnia dei Grandi Spettacoli d’Arte diretta da G. Salvini, metà febbraio1936 - cCinecittàLuceSpA

Marta Abba al Teatro Lirico con Santa Giovanna di G.B. Shaw, Compagnia dei Grandi Spettacoli d’Arte diretta da G. Salvini, metà febbraio1936 – cCinecittàLuceSpA

Oltre a Pirandello – e più di Pirandello –,

avrebbe interpretato D’Annunzio, Lillian Hellman, George Bernard Shaw (di lui, oltre a La miliardaria, un altro ruolo che era stato anche di Marta Abba: Santa Giovanna), Sartre, Ibsen, Tennessee Williams, O’Neill, Beckett; un brutto, non ispirato Antonio e Cleopatra shakespeariano; il Requiem per una monaca da Camus trasposto dal romanzo di Faulkner; La voce di

proclemer in santagiovannashawCocteau; ancora in teatro, Chi ha paura di Virginia Woolf di Albee e l’Anna dei miracoli per il cui doppiaggio nell’edizione cinematografica italiana avrebbe prestato la propria voce a Anne Bancroft… – I puntini di sospensione sono necessari.

ne La voce di Cocteau

ne La voce di Cocteau

Avrebbe sposato Vitaliano Brancati. Avrebbe lavorato con Giorgio Albertazzi e Vittorio Gassman…

Avrebbe intrapreso anche l’esperienza di regia: in particolare qui la ricordiamo per una commedia di Pirandello: Come prima, meglio di prima.

Di essa sul giù citato sito scrive in maniera volubile, anzi – per citarla – «tiepidamente» (non meno centrifuga, apparentemente, la recensione intitolata «Ecco il mio Pirandello. Anna Proclemer regista dirige se stessa», di Giammusso, ivi reperibile insieme con un’altra risonanza dello stesso autore).

Sul medesimo lavoro, non promette bene, invece, il titolo di una recensione su stampa a nome di Aggeo Savioli: “Anna Proclemer addormenta Pirandello”.

Qualche caduta di ritmo, insomma, in una carriera peraltro significativa, sulla quale in modo più pregnante rimandiamo al suo sito ufficiale, inteso come scritto in prima persona, su cui e di cui, per amara coincidenza proprio oggi!, leggiamo:

Proclemer ne La figlia di Jorio

Proclemer ne La figlia di Jorio

«Il prodotto può essere conservato a temperatura ambiente e non ha data di scadenza. Vale a dire che quando l’attrice “tirerà il calzino”, come dicono magnificamente a Firenze, il Sito resterà qui, per vostro uso e consumo».

E di questo, di ben altro che ti immortala,

grazie, Anna.

et quod sequitur

Maria Amici


un invito, su Sei personaggi in cerca d’autore…

La presentazione dei Sei personaggi in cerca d'autore (Compagnia dei Giovani, 1964-1965)

La presentazione dei Sei personaggi in cerca d’autore (Compagnia dei Giovani, 1964-1965)

Mi chiedevo e chiedo anche qui il significato della risata sferzante con cui la Figliastra lascia il teatro e si chiude (ma non «conclude»?) Sei personaggi in cerca d’autore di Luigi Pirandello.

A me sono parse, quelle risate, rivolte un po’ a tutto e a tutti…

L'allestimento dei "Sei personaggi in cerca d'autore" di Georges Pitóeff, in scena il 10 aprile 1923 alla Comédie des Champs-Elysées di Parigi: l'arrivo col montacarichi di servizio dei Personaggi, vestiti di nero e avvolti da una luce verdastra

L’allestimento dei “Sei personaggi in cerca d’autore” di Georges Pitóeff, in scena il 10 aprile 1923 alla Comédie des Champs-Elysées di Parigi: l’arrivo col montacarichi di servizio dei Personaggi, vestiti di nero e avvolti da una luce verdastra

…nei confronti degli altri Personaggi (le tre reliquie che si presentano infine) e della tragedia sua stessa, della Figlia, e della famiglia (e della Famiglia): in sé e nel «pasticcetto romantico sentimentale» in cui finisce per risolversi (la sua vicenda e l’Essere) nello stesso momento in cui invece esplode;

Sei Personaggi di Pirandello, in Archivio Fotografico Luce - Fondo Teatro, 11.1936 - 12.1936 Compagnia Ruggero Ruggeri, con Ruggeri, Margherita Bagni (al centro), Fanny Marchiò (a sinistra) e aa.

Sei Personaggi di Pirandello, in Archivio Fotografico Luce – Fondo Teatro, 11.1936 – 12.1936 Compagnia Ruggero Ruggeri, con Ruggeri, Margherita Bagni (al centro), Fanny Marchiò (a sinistra) e aa.

…nei confronti di Capocomico e attori (e il Teatro tutto e gli spettatori), con i loro fallimentari tentativi di rappresentare il Dramma (con le maiuscole perché trascende il dramma-Sei personaggi) e di essere tali, e di essere “Umani” e “Vivi”, di rappresentare e di essere la Realtà… – e nei confronti della Realtà stessa –

Padre e Figliastra Sei personaggi: Lamberto Picasso e Marta Abba

Padre e Figliastra: Lamberto Picasso e Marta Abba

…non di meno, però, credo, nei confronti della “sistematizzazione” di Personaggio quale ‘assoluto’ (che tanta critica – peraltro vecchia – ha giustamente colto nelle parole del Padre al Capocomico quando gli chiede «Mi sa dire chi è lei?»): ma su cui Pirandello – che pur pare esprimere la ‘solita’ antinomia «esser forma» immutabile / «aver forma» e caducità – si permette, per bocca della sua alleata riottosa e comunque imprendibile, quella rovinosa risata: la lucidità corrosiva dell’Umorismo, appunto, quella risata acre di ironia e di spettrale amarezza…

Marta Abba interprete della Figliastra nei Sei personaggi in cerca d'Autore, messinscena del Teatro d'Arte diretto da L.Pirandello, 1925. - Immagine reperita su web, i diritti appartengono ai rispettivi proprietari

Marta Abba interprete della Figliastra nei Sei personaggi in cerca d’Autore, messinscena del Teatro d’Arte diretto da L.Pirandello, 1925. – Immagine reperita su web, i diritti appartengono ai rispettivi proprietari

Perché sì, anche lei, la Figliastra, nella sua fuga compie la sua essenza di Personaggio (e anche il fatto che stiamo a parlarne testimonia che ella, anzi il Personaggio, è immortale e assoluto):

ma… ride: e fugge – perché non può essere elusa né ingannata – , ed è inattingibile

E secondo me quel palcoscenico – che è la stessa mente creatrice di Pirandello – ‘strappa’ per l’ultima volta il sipario, quella tela ballerina che cade quando non deve, e tutto il resto (Teatro e Vita e Sistema e Uomo) che, visibilissimo ed evidente, non esiste più, invero non è.

E però ride, Pirandello: e ride di tutto e anche di se stesso…

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Se c’è un post provvisorio, è questo: e questo più che gli altri merita la sigla premessa e promessa:

et quod sequitur

Maria Amici


Fantasmi, di Vetrano e Randisi: tra syndesis disorientata e segnalazione

Ho appena letto che è ancora in cartellone Fantasmi, di Enzo Vetrano e Stefano Randisi, uno spettacolo che ‘assembla’ – in forma… ectoplasmatica, direi, anzi quasi All’uscita –, testi pirandelliani di natura diversa: L’uomo dal fiore in bocca, Sgombero, Colloqui coi personaggi, sintetizzati dalla prospettiva tra Beckett e naïf surreale di due personaggi, Totò e Vicè, di Franco Scaldati.

Fantasmi, di Enzo Vetrano e Stefano Randisi – da Diablogues: i diritti appartengono ai rispettivi proprietari

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Ne ho scorso una recensione interessante di Azzurra D’Agostino, Amare sopra i morti di oggi. I Fantasmi di Vetrano e Randisi

“ «Perché son tutte cose che passano, e se pur lasciano traccia, è come se non la lasciassero, perché su le stesse tracce, sempre, la primavera, guardi: tre rose più, due rose meno, è sempre la stessa; e gli uomini hanno bisogno di dormire e di mangiare, di piangere e di ridere, d’uccidere e d’amare: piangere su le risa di jeri, amare sopra i morti d’oggi. […] Che vuole che cambi? Che contano i fatti? Per enormi che siano, sempre fatti sono. Passano. Passano, con gli individui che non sono riusciti a superarli. La vita resta, con gli stessi bisogni, con le stesse passioni, per gli stessi istinti, uguale sempre, come se non fosse mai nulla: ostinazione bruta e quasi cieca, che fa pena».

È con un’apertura come questa, tratta dalla novella del 1915 di Pirandello “Colloqui con i personaggi”, che Enzo Vetrano e Stefano Randisi danno il via a questa sorta di piccola “trilogia della morte” – uno spettacolo che assembla testi pirandelliani raccordati dalle tenere figure di Totò e Vicé, i poetici barboni di Franco Scaldati.

Staremo ad aspettare il treno con il viaggiatore e con “L’uomo dal fiore in bocca”, di cui viene presentata un’interpretazione misurata che fa risaltare la malinconia amarezza del testo. Entreremo nella casa in lutto di “Sgombero”, altra novella dal tratto estremamente teatrale scritta dal drammaturgo siciliano intorno al 1916-17.

Ci prendono per mano e ci conducono in queste stanze le due delicate creature di Scaldati, che con leggerezza passano dalla vita alla morte e di nuovo alla vita semplicemente tornando indietro dal camposanto, non avendo la ‘tessera di morto’ ma più che altro non volendo separarsi, non volendo restare lontani – uno di qua e uno di là dal crepuscolare mondo senza tempo che traversano, dandosi la mano e chiamandosi continuamente per nome.

Ci pare che il più forte collante del lavoro sia la bravura della storica coppia d’attori, che meritatamente nel 2011 ha vinto il premio Le Maschere del teatro italiano e che da decenni propongono nei circuiti più classici dei teatri di prosa spettacoli in cui la loro bravura ha tanto da insegnare anche ai giovani attori di quello che viene chiamato teatro di ricerca.

A spettacolo concluso, ne avremmo voluti avere di più, di questi incontri con i due bislacchi amici, un po’ beckettiani e un po’ maschere della commedia d’arte; è bello sentirli parlare, e la loro lingua semplice, che pone domande surreali con la grazia dei bambini (ma gli angeli prendono il treno? E se gli angeli sono i morti buoni, i vestiti di questi morti diventano le ali?) fa da contraltare alla ricca prosa pirandelliana.

Fa quasi dimenticare questa stessa prosa, che lascia nelle ossa una sorta di malanimo, come dopo un’influenza.
È così che si esce dal teatro; un po’ acciaccati, un po’ ammaccati, senza saper bene da cosa dipenda.
L’agrodolce sapore dell’epitelioma? Questa presenza della morte che sta addosso ai passanti senza che se ne accorgano? Il riecheggiare inconsapevole di quel “piangere sulle risa di jeri, amare sopra i morti d’oggi” che ci angustia un po’ e […] ci suona tanto amaro? 

E dire che la conclusione dello spettacolo è in levare, c’è un’apertura positiva e una continua dichiarazione d’amore per la vita (come, in un certo qual modo, è per “L’uomo dal fiore in bocca”). E anche: mai la morte c’è sembrato un limite, qualcosa di cui non poter o non voler parlare.

Ma pure, qualcosa ci confonde, e dal nostro palco di secondo ordine ci guardiamo intorno un po’ smarriti „

n.b.: nel testo supra presentato, il corsivo è mio
A questo indirizzo (clicca) la recensione per intero –
Qui la presentazione sul sito stesso dell’Associazione culturale Diablogues fondata dai due registi.
Qui e qui videoservizio con intervista agli autori

et quod sequitur
(cur.) Maria Amici


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