Archivi categoria: Pirandello

Pirandello…e Leopardi

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. Oggi, anniversario della nascita di Giacomo Leopardi,  ricordiamo con l’eccelso Recanatese anche Luigi Pirandello, che lo ebbe a interlocutore ideale, non solo nell’ Umorismo; e che tra l’altro fu autore di un contributo dal titolo “Leopardi cieco”, pubblicato su ‘Roma letteraria’ del 10 febbraio 1900…

Et quod sequitur…

Maria Amici


..caddi come una lucciola…

 

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28 giugno, il Tuo compleanno.

Grazie per questo Tuo pur involontario – e doloroso – soggiorno, Maestro.
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..ora che prevedo prossima la mia partenza, mi metto a dire in faccia a tutti le informazioni che darò, se m’avverrà che altrove mi si domanderanno notizie su questo mio involontario soggiorno sulla Terra,

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dove una notte di giugno caddi come una lucciola sotto un gran pino solitario in una campagna d’olivi saraceni affacciata agli orli d’un altipiano d’argille azzurre sul mare africano…

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..et quod sequitur…
Maria Amici


In silenzio?

Il soggetto del primo film sonoro italiano in assoluto fu tratto da una novella di Luigi Pirandello.

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Eccone in alto, grazie alla solerzia di Silvia Montanari, la locandina; quella in basso è opera forse del pittore cartellonista Anselmo Ballester.

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La memoria, si sa, non mi assiste granché… ricordavo il fatto in sé, non il titolo: “La canzone dell’amore”.

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Fu effettivamente il primissimo film sonoro italiano, produzione nel 1930 di quella Cines di Pittaluga così spesso citata (e imprecata) da Pirandello in pittoreschi brani di lettere a Marta Abba.
(Mal) ricavato dalla novella “In silenzio”, opportun(istic)amente rimaneggiata da regista e sceneggiatore (rispettivamente Gennaro Righelli e Giorgio Simonelli), il film durante la lavorazione mutò titolo da “La piccola Butterfly” a “In silenzio” all’attuale. La decisione finale fu forse dettata da intenti promozionali, perché esso fosse sospinto di più grazie alla canzone del famoso, apprezzato C.A.Bixio: “Solo per te, Lucia”…

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La pellicola non ebbe però gran successo di pubblico, se non per la novità sorprendente, quindi solo in prima battuta. Tra gli spettatori, molti non capirono la difficoltà e il mancato effetto nel soggetto; i più raffinati non apprezzarono lo stravolgimento della novella, volgarmente banalizzata e cui fu imposto un lieto fine. Invece proprio la canzone restò, e resta tuttora, nell’ immaginario sonoro collettivo…

…et quod sequitur

Maria Amici


..dentro e intorno a questa villa…

Giganti della montagna Giardino di Boboli 1937 - immagine di qualità ridotta reperita su web-

I Giganti della montagna, Giardino di Boboli 1937 – immagine di qualità ridotta reperita su web-

- Ma no, sei matto! – Che musica?
– Bellissima! Venite con me! Musica… che paura avete?
Ma bisogna trovare il punto giusto…
– Ma che musica?
– Un concerto di paradiso. … Ecco qua, fermi! Sentite? Sentite?
…..
Pirandello dopo Nobel 12 Dicembre 1934 ringrazia i lettori francesi_2“…Siamo, qua come agli orli della vita, Contessa. Gli orli, a un comando, si distaccano; entra l’invisibile: vaporano i fantasmi. È cosa naturale. Avviene, ciò che di solito nel Pirandello le Manisogno. Io lo faccio avvenire anche nella veglia. Ecco tutto. I sogni, la musica, la preghiera, l’amore… tutto l’infinito ch’è negli uomini, lei lo troverà dentro e intorno a questa villa„

Luigi Pirandello, I giganti della montagna

…et quod sequitur

Maria Amici


Ricordo di Arnoldo Foà

ArnoldoFoà via arnoldofoa.it per essere attori

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“Per essere attori bisogna prima di tutto essere„

la sua incisiva epigrafe che presenta l’uomo di teatro, il regista, l’attore, attivo nel cinema e nella tv sin dagli albori della RAI, non meno dello scrittore.

Dentro chi di noi non vibra ancora la voce* profonda, segnata, indimenticabile, di Arnoldo Foà? [*vd. infra]

ArnoldoFoà via arnoldofoa.itL’uomo, attraversato un secolo (era nato nel 1916), è morto oggi, 11 gennaio 2014: ma Arnoldo Foà è ancora vivo, in chi vuol risentire anche solo in una sua dizione di poesia, una fra le miriadi, o persino nella battuta di uno dei tanti -valevoli- sceneggiati del passato, l’afflato della Cultura vissuta in prima persona, in un progetto esistenziale che affratella purtroppo pochi.

Pirandello conversa con Ruggeri al teatro Argentina

Pirandello conversa con Ruggeri al teatro Argentina

Tra i tanti (da Ibsen a Anouilh a Shaw, da Eschilo a Sofocle a Euripide, da Shakespeare a Molière a Turgenev, da Plauto a Rosso di San Secondo a Hugo a Cecov…,  -ma con impegno particolarmente sentito-, di Pirandello Foà fu spesso interprete:

recitò nell‘Enrico IV con Ruggero Ruggeri nel 1945,

Diana e la Tuda, 1971

Diana e la Tuda, 1971

fu Diego Spina nel Lazzaro di Claudio Fino del 1952,

il Prof. Barranco in Ma non è una cosa seria di Squarzina nel 1957 con la compagnia Pagnani-Villi-Foà-Ferzetti;

in Maschere Nude, regia di Puggelli, nel 1975, interpretò il dottor Hinkfuss, e lo stesso personaggio in

Diana e la Tuda, 1971

Diana e la Tuda, 1971

Questa sera si recita a soggetto, regia di Parodi, nel 1982;

inoltre, fu ne L’Ultimo Viaggio di Pirandello di B. Belfiore, regia di P. Gazzara, del 1991.

Diana e la Tuda, 1999

Diana e la Tuda, 1999

Prestò la propria regia anche alla lirica, mettendo in scena l’Otello di Giuseppe Verdi, Il pipistrello di Strauss e, come aveva fatto, da pioniere, lo stesso Pirandello del Teatro d’Arte di Roma il 28 aprile 1925 alla presenza del compositore, l’Histoire du soldat, di Igor Stravinskij.

Diana e la Tuda, 1999

Diana e la Tuda, 1999

Ma di Diana e la Tuda nel 1971 a Palermo, nel 1979 a Roma con Paola Pitagora, nel 1984 e poi nel 1999-2000 con Giada Desideri, offrì una propria lettura sia nell’interpretazione di Giuncano sia nella regia: qui sul meritorio PirandelloWeb gli Appunti di regia di Arnoldo Foà, una sua penetrante riflessione che ben lumeggia un’opera di Pirandello spesso fraintesa o trascurata dal pregiudizio e dall’oblio.

Ci lascia con ironia, Foà** [vd. infra], la stessa di cui diede prova in Io sono il teatro: Arnoldo Foà raccontato da Foà***.

Un addio senza tempo.

In perpetuum, frater, ave atque vale 

..et quod sequitur…
Maria Amici

n.b. Le immagini di Arnoldo Foà sono tratte dal sito ufficiale.

*Il canto I dell’Inferno recitato da Arnoldo Foà

*Una Lectura Dantis

***Io sono il teatro, film-documentario di Cosimo Damiano Damato, “fra ironia, poesia e impegno civile”

**Buonasera


In morte di Antonietta

Ugo Fleres: Ritratto di M. Antonietta Portulano

Ugo Fleres: Ritratto di M. Antonietta Portulano

Il 17 dicembre 1959 moriva Antonietta Portulano, che tanto segnò l’avventura umana, spirituale e artistica del marito, Luigi Pirandello.
–Egli l’aveva preceduta quasi d’un quarto di secolo– .

Antonietta PortulanoIl figlio Fausto – e oggi anche questa pagina (per rispetto, senz’altri commenti) – la ricorda in una «riflessione amara, per nulla consolatoria… degna del destino tragico di Antonietta»: così la riprende La copertina di "Vivere con Pirandello" di Maria Luisa Aguirre D'Amiconel suo Vivere con Pirandello la nipote di questi, Maria Luisa Aguirre D’Amico (al libro –Milano 1989–, abbiamo già accennato su Nephelai qui e qui)

“Ah, no, non posso piangere questi altri morti quando mi sono, zitto zitto, inghiottito tra l’indifferenza di tutti, la stretta partecipazione di tutti,

Luigi, Antonietta, Lietta e Fausto in una fotografia che fu inviata a Stefano sottotenente prigioniero a Mauthausen tra il 1915 e il 1918 - This photograph is in the public domain in Italy, L.633/1941

Luigi, Antonietta, Lietta e Fausto in una fotografia che fu inviata a Stefano sottotenente prigioniero a Mauthausen tra il 1915 e il 1918 – Fotografia in pubblico dominio – This photograph is in the public domain in Italy, L.633/1941

questa casa squallida, questa tremendamente irrimediata miseria, e tutta la mia miseria venuta a galla, questa viltà eroica, tant’è spudorata e scoperta. L’essermi sentito insieme così chiamato a essere partecipe, eppure restato così distante, così discosto dalla cosa veniente e poi avvenuta. L’annullamento di un nulla.

Un nonnulla, la propria madre, una quisquilia di affetto materno, una cura peregrina, astratta, un timore atavico, un’apprensione vaga e incerta: la vita si avesse a riscontrare alla morte, o al semplice dolore, o all’irregolare deforme.

Fausto Pirandello: Ritratto di Luigi Pirandello, 1936 da «Meridiano di Roma» 20 dicembre XV [1936] p. VI - via web, da Istituto Studi Pirandelliani

Fausto Pirandello: Ritratto di Luigi Pirandello, 1936 da «Meridiano di Roma» 20 dicembre XV [1936] p. VI – via web, da Istituto Studi Pirandelliani

Ma era già deforme la sua grave vecchiezza, la squallida età dai moti lenti, dal fiato corto, dai voleri aggiogati, dai ricordi spenti. Una constatazione di elementi disunentisi”.

et quod sequitur
Maria Amici


vinta la realtà con la surrealtà…

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«Morire. Chi sa com’è morire. Da poterlo dire agli altri com’è.
Non lo sapremo mai»

copertina Almanacco Bompiani 16:1938-Lessi questa frase di Luigi Pirandello, a mia volta, tra i Foglietti sparsi pubblicati nell’Almanacco letterario Bompiani del 1938, in edizione originale, rocambolescamente salvato dall’oblio e dai rifiuti nella biblioteca in cui lavoravo. Avevano peraltro già trovato edizione nella «Nuova Antologia» quattro anni prima, nel numero del 1° gennaio 1934 (in Nascita di personaggi): anch’esso ebbi la ventura di estrarlo da ammassi polverosi alcuni mesi dopo, curando che non mi si sfilacciasse tra le mani…

Pulvis es, peraltro, et in pulverem reverteris; in polvere sfumeremo nell’indifferenza, talvolta vendicativa o astiosa o semplicemente bruta prevaricatrice sul debole, di gente futile.

Genii, e non.

Pirandello le Mani«Vinta la realtà con la surrealtà», settantasette anni  or sono «un uomo, che non fu altro che un uomo con lo spirito di un genio», abbandonando il vuoto beante e roboante che lo aveva tradito e recluso -e occasionalmente però blandito di «pagliacciate»-, finalmente nella conquistata e ribadita indifferenza di una conclusa giornata

(«La gente non sa: ignora, negligente e futile. Sento il bisogno di gridare: ‘E’ Pirandello che passa’…», commentò un giornalista francese che assistette – ma, come nessuno fece, non partecipò –  al suo funerale, Henri Mercadier),

innominato e oscuro Pirandello si confuse con la nebbia nella penombra di una raggelata mattina invernale romana. Neppure consapevole, essa, della mutilazione subìta:

come il 10 dicembre 1936, ricevendo la notizia, si sarebbe scritta Paola Masino, compagna di Massimo Bontempelli e lei pure amica personale dello scrittore.

«Il dolore che paralizza materialmente. Scrivo, e con il cervello so benissimo quanto dico e faccio, ma la mano prova la stessa difficoltà di quando avevo sei anni.

Pirandello con Marta Abba (venuta a salutarlo) e Paola Masino a Genova all'imbarco per Buenos Aires sulla Duilio: 17 Agosto 1933

Con Paola Masino e Marta Abba a Genova, 1933

Amavo Pirandello non come un uomo o come un parente o un amico, ma come un elemento del mondo che a me è palese. Quando mi hanno detto che è morto è stato come se all’improvviso mi avessero annunciato che l’erba o le nubi o le greggi sono scomparse da questo pianeta. Sapere che non vedrò più un prato mi darebbe lo stesso stupefatto stordimento. […]

Ripenso al mondo di un’ora fa, quando lui era ancora vivo, e mi pare un mondo completo, non zoppo come questo, non con questo buco vuoto nel fianco; e tuttavia so che camminando fino alla mia morte in questo nuovo mondo mutilato, niente potrà non farmelo ancora apparire completo d’erba e di greggi e tempeste, tanto quelle immagini sono abbeverate della mia sostanza.

E così è di Pirandello.

Scrivo queste cose qualunque per rispetto di lui che amava tutti gli sforzi contro la nostra pochezza. Il sonno. Tanto scoramento mi dà questa morte che vivo da qualche giorno sempre in una gran voglia di sonno. Dormire per non ascoltare il rumore di una vita che mi sembra ormai senza speranza stracciata.

Scrivere è un inutile tentativo di rammendo»

(Qui il testo)

Inane la scrittura quale impossibile rammendo. Una rapsodia anomala, invece, quella che oggi propongo su Nephelai, impedita non meno da difficoltà aborrite e tanto più incoerenti quanto incommisurate per accanimento (e gravità di conseguenze –fisiche e professionali–) alla debolezza dei disabili contro cui si abbattono, ridotti al silenzio – e nel silenzio anch’io sfumo, in attesa di vincere la surrealtà.

Ma la memoria non si spegne, malgrado la mutilazione. Così, pur in un balbettio, mi è un’istanza naturale proporre un minimo tributo di lettura a Luigi Pirandello: oggi, peraltro, che è sì un anniversario, tuttavia in nulla diverso dagli altri giorni, non avendo bisogno della ricorrenza –e più onorando quell’uomo schivo– per soffermarmi sui suoi scritti più che sulla sua scrittura, per ripercorrere –appunto, in phoitesis, io ichneuta vana– il suo magistero esistenziale.

getsemaniAlle annotazioni di Masino, affianco uno stralcio, estratto anch’esso da «Nuova Antologia», di un contributo pubblicato poco meno di trent’anni fa, a firma dell’allora particolarmente seguìto Giorgio Saviane –di cui adolescente lessi Getsemani grazie a una madre non miope–: Presurrealismo in Pirandello, che mi è parso particolarmente significativo oggi

“..nello sforzo di farci dubitare (in negativo), che lo sapremo un giorno, vinta la realtà con la surrealtà”.

– l’articolo per intero è reperibile in «Nuova Antologia», a. 118, fasc. 2145, Gennaio-Marzo 1983, Firenze, Le Monnier, pp. 304-310 (qui passim da pp. 305-308).

“… in Pirandello la storia del surrealismo si capovolge, nasce già simbolico senza termini che lo definiscono per contribuire inconsapevolmente alla “scoperta” della parola. Che subito acquista la sua funzione di costituire un elemento di informazione maggiore anche con riferimenti a prima della comparsa della parola. Se infatti il surrealismo in Pirandello possiamo definirlo ora, prima come potevamo accreditare certi accostamenti dal punto di vista linguistico?

al Caos

al Caos

Ad esempio: «una notte di giugno io caddi come una lucciola sotto un gran pino solitario in una campagna d’olivi saraceni affacciata agli orli d’un altipiano d’argille azzurre sul mare africano. Si sa le lucciole come sono. La notte, il suo nero, pare lo faccia per esse che, volando non si sa dove, ora qua ora là vi aprono un momento quel loro languido sprazzo verde. Qualcuna ogni tanto cade e si vede allora sì e no quel suo verde sospiro di luce in terra che pare perdutamente lontano. Così io vi caddi quella notte di giugno, che tant’altre lucciole gialle baluginavano su un colle dov’era una città la quale in quell’anno pativa una grande morìa. Per uno spavento che s’era preso a causa di questa grande moria, mia madre mi metteva al mondo prima del tempo previsto, in quella solitaria campagna lontana dove s’era rifugiata. Un mio zio andava con un lanternino in mano per quella campagna in cerca d’una contadina che aiutasse mia madre a mettermi al mondo. Ma già mia madre s’era aiutata da sé ed io ero nato prima che quel mio zio ritornasse con la contadina. Raccattata dalla campagna, la mia nascita fu segnata nei registri della piccola città sul colle… Io penso che sarà cosa certa per altri che dovevo nascere là e non altrove e che non potevo nascere dopo né prima».

Il brano che ho letto per la prima volta nel libro di Enzo Lauretta, Luigi Pirandello storia di un personaggio ‘fuori chiave’ (Mursia, Milano 1980), si può bellamente definire surreale seppure sia stato scritto prima della data di nascita del surrealismo.

Sarà surreale in Pirandello quel suo insistere sul dialogo con i propri personaggi fino a dichiarare che se non li accontenta gli scappano di mano. Bastano questi esempi per rendersi conto come il surrealismo prima di definirsi in una corrente letteraria e pittorica, era un atteggiamento interno, avvalorando la tesi fondamentale del surrealismo che mira a trascendere il reale per il magico, il sublime, l’eterno. E non vi è dubbio che la lucciola che cade

Luigi Pirandello, Il caos, su olio

Luigi Pirandello, Il caos, su olio

«in una campagna d’olivi saraceni affacciata agli orli d’un altipiano d’argille azzurre sul mare» è una comparazione iperreale che subito si fa surreale «raccattata dalla campagna, la mia nascita fu segnata nei registri della piccola città sul colle. Io penso […] che sarà cosa certa per altri che dovevo nascere là e non altrove e che non potevo nascere dopo né prima» con un ampio disporre del reale a significare il sospetto di una realtà tutta diversa, una realtà nient’affatto precostituita, una realtà che si arrampica verso l’inconoscibile con dati tuttavia realisticissimi: il registro dell’anagrafe di Girgenti, la campagna, la lucciola, il mare. Vi è cioè un salire alla maniera brunelleschiana con i mattoni reali verso una novità altrettanto reale che è la cupola del Duomo di Firenze che ha agganciato una regola di statica come un invisibile appoggio nel cielo. E mi sono soffermato su questo brano di Pirandello, modesto in fondo a paragone di altre sue cose, proprio per sottolineare che già l’idea è vocabolo, o comunque “spinta” al vocabolo.

Marta Abba interprete della Figliastra nei Sei personaggi in cerca d'Autore, messinscena del Teatro d'Arte diretto da L.Pirandello, 1925

Marta Abba interprete della Figliastra nei Sei personaggi in cerca d’Autore, messinscena del Teatro d’Arte diretto da L.Pirandello, 1925 – da web

Quel formarsi interiore della parola di cui si diceva prima può avere un risultato immediato (o apparentemente immediato) e uno invece differito nel tempo, più realistico, storicistico addirittura: seppur col destino di voler essere parola, il surrealismo già esisteva nella piccola realtà della lucciola di un brano di prosa.

La forza esplicita del surreale (e non importa, ripeto, se Pirandello conoscesse allora tale parola) è nei Sei personaggi in cerca d’autore che sono la personificazione magica di quel qualcosa che bussa ai cassetti del computer uomo per esservi incluso e aggiungere probabilità alla conquista dell’infinito.

Il funerale del commediografo descritto dal giornalista francese Henri Mercadier ci aiuta a decifrare l’immaginazione surreale che aveva spinto Pirandello (morto all’apice della sua grandezza due anni dopo aver ottenuto il Nobel) a disporre nel suo testamento quella cerimonia funebre raccapricciante e solitaria, densa di significanti magico-umanistici.

Pirandello Mie ultime volontà da rispettare, autografo«… il lugubre carro, solo tutto solo – scriverà Mercadier – discende per via Torlonia al piccolo trotto incosciente del cavallo nero. E’ grottesco, commovente, equivoco e segreto. Se ne va, anonimo e banale, sulla strada larga e calma: i rari passanti che lo incontrano salutano senza guardare. E’ un povero che passa. Il più povero dei poveri. Un uomo, che non fu altro che un uomo con lo spirito di un genio. La gente non sa: ignora, negligente e futile. Sento il bisogno di gridare: ‘E’ Pirandello che passa’…»

pirandelloscuroMille surrealità danzano su questa scena descritta da Mercadier nella sua realtà di cronaca e tuttavia già inventata da Pirandello nel suo testamento. Il drammaturgo si sente piccolo di fronte all’inconoscibile che è la morte e vuole manifestarlo. Sceneggia così la sua uscita dalla vita, la pazienza di morire prima della morte, l’accettazione della morte, dato esplicitamente freudiano e perciò stesso più strettamente surreale. E vuole essere solo, forse a trarsi da una realtà ipocrita che costringe le facce alla esteriorità cruciata anziché alla meditazione e al dolore; forse nel gesto orgoglioso del grande che vuole distanziarsi nell’atto di morire dai tanti che l’hanno misconosciuto, o da tutti per quel soliloquio di grandezza ancora maggiore: non dichiarata però, rappresentata ambiguamente fino a significare anche il suo opposto. Dicevamo all’inizio che la parola quando si fa simbolo ha un significato immediato e molti mediati fino al suo opposto. Nella rappresentazione del funerale di Pirandello ne troviamo un esempio tangibile: il reale (lo scrivere il testamento) diventa iperreale (nel giocare d’anticipo la parte della sua morte); surreale (nei significati di quella rappresentazione).

Il termine surrealismo ha ormai solo in parte il significato letterario e storico che aveva al delinearsi del surrealismo: ha cioè acquistato il “potere” di definire uno status non creato dall’uomo ma scoperto dall’uomo come sono i colori della luce scomposti dal prisma che tuttavia non tinge il bianco che lo attraversa ma ne dichiara soltanto il mistero.

Marta Abba e l'urna greca che contenne le ceneri di Luigi Pirandello, al Caos

Marta Abba e l’urna greca che contenne le ceneri di Luigi Pirandello, al Caos

Mistero e surrealtà potrebbero essere sinonimi se non fosse che l’una tende sempre più a chiarire l’altro, attraverso una trascendenza pragmatica che è arte. Surrealismo potrebbe essere sinonimo di arte se no fosse che l’arte surrealista rivendica una sua indipendenza quasi fosse più arte, quasi fosse possibile l’esistenza di un più in arte: è invece il richiamo a non ripetere il naturalismo come perpetua pretesa dell’arte: arte è il raggiungere la ricchezza dell’informazione nell’impatto col segno è il culmine dell’informazione nella sua ricchezza ambigua.  Surrealtà quindi è arte quando non discorre del suo segno ma è segno. Che trascende la realtà per conquistare realtà, per accrescere la realtà.

«Morire. Chi sa com’è morire. Da poterlo dire agli altri com’è. Non lo sapremo mai». (Pirandello, Saggi. Foglietti, p. 1231).

Fausto Pirandello: Ritratto di Luigi Pirandello, 1936 da «Meridiano di Roma» 20 dicembre XV [1936] p. VI - via web, da Istituto Studi Pirandelliani

Fausto Pirandello: Ritratto di Luigi Pirandello, 1936 da «Meridiano di Roma» 20 dicembre XV [1936] p. VI – via web, da Istituto Studi Pirandelliani

Quel «da poterlo dire agli altri com’è» può sembrare superfluo, ed è invece il dato surreale, esplicito: una cosa possibile che non esiste e che il poeta inventa e insieme disattende. E’ lo sforzo di farci dubitare (in negativo), che lo sapremo un giorno, vinta la realtà con la surrealtà

..et quod sequitur
Maria Amici


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Redattore editoriale, bibliotecaria, web editor copywriter. Amante dei libri, della lettura, sensibile al piacere del testo e al grado zero della scrittura, mi occupo di Letteratura, amica esistenziale fin dai tempi dell'infanzia, poi alleata negli studi, infine compagna fedele di vita. I miei campi d'azione: la critica, la riflessione sul romanzo, sui miti, su temi e topoi; la poesia come flusso di coscienza e sottile tecnica semantica; il racconto, finestra aperta su un mondo interiore da narrare con parole in libertà.

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